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Fondi strutturali, sette anni e 52 miliardi da non sprecare

di Giancarlo Terenzi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con l'adozione del Por Campania, il 3 dicembre 2015 la Dg Politica regionale della Commissione europea ha completato il pacchetto dei programmi Fesr 2014-2020 proposti dai singoli Stati membri nell'ambito dell'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione".

Con questo Focus il Quotidiano degli enti locali e della Pa propone un vero e proprio manuale operativo per orientarsi nell'universo infinito dei fondi strutturali e della politica di coesione, attraverso la puntuale descrizione dei tanti programmi nazionali e regionali e soprattutto le preziosissime schede tecniche di tutti i programmi, che contengono dati e informazioni necessari ad amministratori locali, imprese e cittadini.

Lo spartiacque
L'adozione del Por Campania rappresenta lo spartiacque tra programmazione e attuazione del nuovo ciclo europeo. Un percorso che l'Italia ha iniziato il 29 ottobre 2014 con l'accordo di partenariato e proseguita il 17 dicembre 2014 con l'adozione del primo programma (Pon istruzione).
In quasi 14 mesi, dunque, sono stati adottati tutti gli altri programmi nazionali o regionali, con le Regioni settentrionali che hanno chiuso le proprie "pratiche" prima di quelle meridionali. Non certamente un risultato esaltante, se si confronta con il recente passato: la proposta italiana di Quadro strategico nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-13, infatti, approvato dalla Commissione Ue il 13 luglio 2007, aveva poi visto tutti i programmi (28 tra Pon e Por Fesr) adottati nell'arco di sei mesi.

Le novità
I 30 programmi Fesr adottati, alcuni cofinanziati anche dal Fondo sociale europeo (Fse), riguardano Regioni, Province autonome e amministrazioni centrali. Novità di questa programmazione sono i Pon "Città metropolitane" (Metro) e "Iniziativa Pmi" nato da una costola del Pon "Imprese e competitività" per favorire la competitività delle piccole imprese.
Dal punto di vista finanziario i programmi europei 2014-20 ammontano complessivamente a 51,771 miliardi, di cui quasi 35 tra fondi europei e cofinanziamento nazionale per Pon e Por Fesr, inferiore rispetto all'iniziale stanziamento della programmazione 2007-13 di 59.000 milioni. Il cofinanziamento europeo nel ciclo 2014-20, invece, sale a 31,686 miliardi rispetto ai 27.965 previsti per il 2007-13. Ciò deriva dal fatto che nella nuova programmazione il cofinanziamento nazionale è di 20,085 miliardi (38,8%) rispetto ai 31,4 iniziali del 2007-13 (53%), abbassato poi con le riprogrammazioni attuate attraverso il Piano d'azione e coesione (Pac) 2011-2012 a 18,7 miliardi (40%).

Scende il cofinanziamento Ue
Nell'attuale ciclo, come si evince anche dalle schede dei singoli programmi, il cofinanziamento comunitario è già al disotto del 40%, poiché si è ridotto al 25% il cofinanziamento nazionale di quei programmi che nel 2007-13 avevano avuto meno capacità di spesa (Por Sicilia, Calabria e Campania, Pon Reti e Mobilità).

Programmi complementari
Per questi programmi, così come per gli altri (Pon Cultura, Governance e capacità istituzionale, imprese e competitività, Legalità, Metro, Ricerca e innovazione) con un cofinanziamento nazionale del 25%, sono previsti "programmi complementari paralleli" finanziati per poco meno di 7 miliardi e mezzo, da definirsi con le Regioni beneficiarie e le amministrazioni centrali in stretto coordinamento con i Pon e Por, con il vantaggio avere scadenze e procedure meno rigide sugli obiettivi di spesa, rispettando, comunque, il vincolo di destinazione territoriale.

Pac e fondo coesione
Restano ancora in piedi i programmi finanziati dalle risorse del Pac, il Fondo sviluppo e coesione (Fsc) con il quale è anche possibile rifinanziare le opere del ciclo 2007-13 non completate, integrandone il finanziamento.
I nuovi programmi, inoltre, hanno la possibilità di partire con una quota delle risorse programmate già impegnata con i cosiddetti progetti "a cavallo", cioè inseriti nella precedente programmazione, ma non completati entro il 31 dicembre 2015 consentendo di trasferire la parte non spesa sulla nuova programmazione e quindi di essere presto rendicontati.
Va considerato, poi, l'allentamento del patto di stabilità europeo sui cofinanziamenti nazionali e di quello interno per gli investimenti delle amministrazioni locali, in discussione nella legge di stabilità 2016, che dovrebbe favorire la realizzazione di infrastrutture.

La governance
La ridisegnata governance pone al centro l'Agenzia per la coesione territoriale, con il dipartimento per le Politiche di coesione, che recentemente ha avuto un'accelerazione pur con tutti i problemi ancora insoluti sul personale. Proprio l'Agenzia, con la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi nel caso di sistematica incapacità delle autorità di gestione titolari dei vari programmi, dovrebbe essere strumento di aiuto e di pressione.
I piani di rafforzamento amministrativo voluti da Bruxelles, infine, dovrebbero contribuire a fare il resto. Tutto ciò dovrebbe consentire di ridurre l'uso dei progetti, secondo il lessico utilizzato, indicati come "coerenti", "sponda" o "retrospettivi", mai troppo concilianti con un sana programmazione di sviluppo. Dunque una potenza di fuoco che sen ben dispiegata e ben utilizzata dovrebbe rendere meno difficoltoso e più agevole il cammino del ciclo 2014-20.
Concludiamo presentando le schede informative dei 28 Programmi (21 Por e 9 Pon) e alcune indicazioni sui programmi, esclusi gli assi relativi all'Assistenza tecnica, tarate sugli enti locali.


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