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Società di leasing tenuta a pagare l'Imu a contratto risolto anche senza riconsegna

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La mancata riconsegna dell'immobile da parte del locatario in seguito alla risoluzione del contratto di leasing per inadempimento, determina il passaggio della soggettività passiva Imu alla società di leasing. Questo è il principio che si evince dalla sentenza della commissione tributaria provinciale di Ancona n. 495/2018.

La soggettività passiva Imu nel leasing
La commissione di Ancona ha affrontato la discussa questione della soggettività passiva dell'Imu nel caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing nel caso di mancata riconsegna del bene. L'articolo 9 del Dlgs 23/2011 stabilisce che per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, il soggetto passivo dell'Imu è il locatario, a decorrere dalla data di stipula e per tutta la durata del contratto. Tuttavia le società di leasing sostengono che, in caso di risoluzione del rapporto per inadempimento del contraente e di mancata riconsegna del bene, il locatario resti il soggetto passivo del tributo, in quanto il proprietario non ha comunque la materiale disponibilità del bene. A sostegno della tesi le società invocano, tra l'altro, quanto indicato nelle istruzioni ministeriali alla dichiarazione Imu e dall'articolo 1, comma 672, della legge 147/2013, relativo alla Tasi, ove si specifica che, ai fini del passaggio della soggettività passiva tra locatore e locatario finanziario, occorra far riferimento alla data di riconsegna del bene comprovata dall'apposito verbale.

La posizione della commissione di Ancona
I giudici marchigiani non condividono tuttavia la tesi. In primo luogo, evidenziano che la disciplina del leasing rappresenta una deroga al principio generale in base al quale il soggetto passivo dell'Imu è il possessore dell'immobile, il quale non necessariamente deve avere una relazione di fatto con il bene, invece sempre necessaria nella detenzione. Da queste premesse è nata la deroga del legislatore che, ai fini dell'imposizione, ha assimilato il leasing alla compravendita con effetti reali, assoggettando al tributo il locatario conduttore e non il possessore. Peraltro, a parere della commissione, il contratto di leasing è molto più prossimo alla compravendita che alla locazione pura e semplice.
Inoltre, non ha alcuna rilevanza nell'Imu la norma prevista per la Tasi, poiché le due imposizioni tributarie hanno presupposti assai differenti. La Tasi è destinata al finanziamento di servizi pubblici rivolti alla collettività e pertanto deve essere corrisposta sia dai proprietari che dagli affittuari. Proprio la fruizione del servizio pubblico indivisibile giustifica l'obbligo del pagamento in capo al locatario finanziario dalla data di stipulazione del contratto a quello di riconsegna del bene al locatore. L'Imu invece prescinde del tutto dalla fruizione dei servizi, tantochè ha come unico presupposto il possesso di fabbricati ed aree. Dalla differenza di natura e dei presupposti delle due obbligazioni tributarie discende l'impossibilità di formulare interpretazioni analogiche tra le due disposizioni.

In conclusione
Ne deriva che al venire meno del contratto per risoluzione consensuale, inadempimento, estinzione del bene, eccetera, il soggetto passivo torna a essere il proprietario/possessore a prescindere dalla situazione di fatto. Peraltro, il fatto che il bene non sia riconsegnato non è determinante, poiché anche nel caso della locazione il proprietario è tenuto al pagamento dell'imposta pur in presenza di inquilini morosi o nel caso di procedure di sfratto in corso o addirittura di occupazione abusiva (pur se per quest'ultima situazione si registra la posizione contraria della commissione tributaria provinciale di Roma sentenze n. 25506-26532/2017).
La commissione tributaria sottolinea peraltro come una diversa interpretazione della norma condurrebbe al paradosso che il proprietario-locatore ordinario corrisponde il tributo in ogni caso, mentre il concedente il leasing non paga fino a che non rientra in possesso del bene, scaricando in tal modo sull'erario gli effetti pregiudizievoli dell'inadempimento di un'obbligazione privatistica.
La sentenza della commissione tributaria di Ancona segna un altro punto in favore della tesi dei Comuni, anche se la questione resta ancora dibattuta per la presenza di pronunce di merito favorevoli alle società di leasing. Tuttavia la sentenza commentata ha il pregio di evidenziare elementi nuovi a sostegno dell'interpretazione della norma fornita dai Comuni. È ormai evidente che la questione potrà risolversi solo con l'intervento della Corte di cassazione.

(*) Vice Presidente Anutel - Docente Anutel


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