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Investimenti, il 63% dei bonus ai Comuni del Nord

di Gianni Trovati

Piccolo, e del Nord. È questo l’identikit del Comune-tipo che ha sfruttato il «bonus investimenti», cioè i 900 milioni di euro di «spazi finanziari» liberati dai vincoli del pareggio di bilancio dall’ultima manovra e assegnati con il decreto del 9 febbraio.

Il censimento pubblicato ieri dal ministero dell’Economiamostra il protagonismo dei piccoli enti nelle richieste. Gli «spazi finanziari», da dedicare a edilizia scolastica (256 milioni), impianti sportivi (99,2 milioni) e alle altre spese in conto capitale sono finiti nel 40% dei casi a Comuni con meno di 5mila abitanti, mentre la fascia fra 5mila e 20mila abitanti ne ha ricevuto il 37%.

Il protagonismo del Nord era atteso, perché il bonus serve a liberare dai calcoli del pareggio di bilancio gli avanzi di amministrazione, cioè i “risparmi” dagli esercizi finanziari precedenti, e questa voce è decisamente più diffusa nei bilanci degli enti settentrionali. Il monitoraggio dell’Economia traduce in numeri questo dato, e mostra che il 63% degli spazi finanziari è finito a Nord: un dato ancora più significativo se si tiene conto del fatto che in questa geografia ministeriale l’Emilia Romagna è assegnata al Centro, dove è finito il 10% degli aiuti pro-investimenti. Al Sud arriva dunque il via libera per il restante 27%, cioè 242,6 milioni di euro, ma agli enti meridionali è dedicata la norma gemella, quella che traduce l’incentivo pro-investimenti in contributi diretti (150 milioni quest’anno, 300 nel 2019 e 400 nel 2020) agli enti che non hanno avanzi da “liberare”.


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