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Calcolo autonomo per i fabbisogni standard

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Sono arrivati i chiarimenti del ministero dell'Economia sull'applicazione dei fabbisogni standard ai fini della determinazione dei costi del piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti, fabbisogni dei quali occorre tenere conto a partire dal 2018 in base al comma 653 dell'articolo 1 della legge 147/2013. Le linee guida del ministero, da un lato, fanno tirare un sospiro di sollievo a diversi enti preoccupati dalla norma ma, dall'altro, puntualizzano i criteri per quantificazione dei fabbisogni, mettendo in evidenza come gli stessi non possano essere del tutto ignorati, specie nella motivazione delle delibere di approvazione.

Le linee guida
Le linee guida pubblicate nel sito del Dipartimento delle finanze l'8 febbraio scorso evidenziano innanzitutto che per effetto della previsione del comma 653 dell'articolo 1 della legge 147/2013 i fabbisogni sono un elemento di cui i Comuni devono tenere conto, insieme a quelli già utilizzati, nella costruzione del piano finanziario. Quindi non si tratta dell'unico parametro da utilizzare per la determinazione dei costi. Il ministero precisa che il 2018 deve ritenersi un anno di transizione, in attesa di una più compiuta applicazione della norma, durante il quale prendere cognizione delle risultanze dei fabbisogni del servizio rifiuti. Ciò al fine di adottare le iniziative di competenza finalizzate a far convergere sul valore di riferimento eventuali valori di costo superiori allo standard non corrispondenti a livelli di servizio più elevati. In altri termini, si tratta di un parametro verso il quale convergere, pur tenendo conto degli strumenti di flessibilità che i contratti di servizio consentono ai Comuni, nonché dei livelli di servizio effettivamente erogati. Parametro che tuttavia non si applica ai comuni delle Regioni a statuto speciale, per i quali non sono stati elaborati i fabbisogni standard.

Il fabbisogno standard
Le linee guida specificano anche la fonte da cui ricavare il dato di ogni Comune, precisando che non occorre riferirsi al valore del fabbisogno pubblicato nel sito “OpenCivitas”, ma a quello ricavabile dalla tabella 2.6 contenuta nella nota metodologica dei fabbisogni standard, adottata con il Dpcm 29 dicembre 2016. Ciò in quanto, sottolinea il inistero, il dato riportato nel sito anzidetto è un coefficiente utilizzato per il riparto di una quota del fondo di solidarietà comunale e poiché esso è calcolato utilizzando le quantità storiche di rifiuti smaltiti che nel dato più recente si riferiscono al 2015. Il parametro di confronto del costo riportato nel piano finanziario è invece il costo standard di gestione di una tonnellata di rifiuti, ricavabile dal modello di stima dei fabbisogni sulla base delle variabili che alimentano lo stesso. Il modello esprime il costo standard nazionale di gestione di una tonnellata di rifiuti, quantificato in 294,64 euro(corrispondente al valore dell'intercetta). Se i valori comunali delle variabili che alimentano il modello fossero tutti pari alla media nazionale, senza considerare l'appartenenza regionale o le caratteristiche del comune, una tonnellata di rifiuti dovrebbe costare al medesimo ente, in termini standard, in misura pari al valore nazionale di 294,64 euro. Le variabili che alimentano il modello sono divise in variabili di contesto, come ad esempio, la quota di raccolta differenziata, la distanza dagli impianti di gestione di rifiuti, il prezzo medio comunale della benzina; in variabili relative alla forma di gestione (diretta, tramite consorzio, unione di comuni, convenzione); in variabili territoriali, a seconda della regione di appartenenza del comune ed in variabili che individuano i gruppi omogenei in cui possono classificarsi i comuni (ad esempio, sulla base della densità abitativa, della vocazione turistica, del valore degli immobili eccetera).

Gli effetti delle singole variabili
Il modello evidenzia, tramite i coefficienti delle singole variabili, l'incidenza unitaria di ognuna di essa sul costo standard unitario dei rifiuti. Ad esempio, per le variabili di contesto, valori comunali superiori o inferiori alla media nazionale determinano uno scostamento del costo standard unitario comunale in più o in meno dal valore nazionale. Una percentuale di raccolta differenziata superiore dell'1% rispetto alla media nazionale comporta un incremento del costo standard unitario comunale di 1,15 euro circa, mentre un minor prezzo della benzina a livello comunale rispetto alla media nazionale dell'1% comporta un minor costo standard unitario di 1,22 euro. Inoltre, anche la dotazione provinciale di impianti incide sul costo (in senso favorevole, nel caso di impianti di compostaggio o di gestione anaerobica, in senso negativo, per quelli di trattamento meccanico biologico o per le discariche), così come la diversa regione di appartenenza del comune (ad esempio, i comuni piemontesi registrano un costo standard unitario inferiore alla media nazionale di 38 euro circa a tonnellata, mentre quelli campani un costo standard superiore alla media nazionale di 126 euro circa a tonnellata). Anche la diversa forma di gestione del servizio incide sul costo standard, registrandosi delle riduzioni nel caso di gestione associata (maggiori nel caso di convenzione). Infine, la valutazione del costo è influenzata dalle caratteristiche dei comuni, classificati a tal fine in 15 cluster (o gruppi omogenei). Ad esempio, un comune che presenta un'alta vocazione turistica, una bassa densità abitativa ed un elevato valore degli immobili (cluster 9), registra un maggior costo standard unitario di 97 euro circa rispetto alla media nazionale, mentre un comune di media densità abitativa, con popolazione giovane dotata di un basso livello di scolarizzazione ubicato al sud (cluster 12) presenta un minor costo rispetto alla media di 4 euro circa.
Una volta determinato il costo standard unitario, tramite la somma di tutti gli effetti in più o in meno rispetto al costo standard nazionale, si ricava il fabbisogno standard, procedendo alla moltiplicazione del costo unitario per la quantità di rifiuti previsti.

Il reperimento dei dati
Il Comune può reperire i valori della variabili che alimentano il modello facendo riferimento, in alcuni casi, ai dati contenuti nel piano finanziario (rifiuti previsti, percentuale di raccolta differenziata), in altri ricorrendo a fonti esterne (come la dotazione provinciale di infrastrutture disponibile presso la Banca dati del catasto rifiuti messa a disposizione dall'Ispra). Per il valore del prezzo comunale della benzina e la distanza tra il comune e gli impianti (ponderata in base alle quantità di rifiuti conferite) l'ente può procedere a rilevazioni autonome o, in mancanza di dati, considerare i valori riferiti al 2015 riportati nella tabella “allegato C” alle “linee guida”. In quest'ultima tabella è anche disponibile il cluster di appartenenza del comune.

L'impiego dei fabbisogni
Come utilizzare il valore così ottenuto? Come è stato chiarito tale valore deve essere raffrontato con il costo effettivo riportato nel piano finanziario. Per una reale valutazione degli scostamenti ottenuti occorre considerare, innanzitutto, che nel piano finanziario sono presenti alcune componenti di costo afferenti alla gestione del tributo che non rientrano nella stima del costo medio standard dei rifiuti ricavabile dal modello. Inoltre, va sempre rammentato che il modello consente di determinare il fabbisogno standard considerando l'effetto medio di ogni variabile determinante, che tuttavia non può tenere conto della grande eterogeneità delle situazioni dei comuni (ad esempio, le caratteristiche tecnologiche degli impianti ed i relativi rendimenti, la morfologia territoriale dei comuni e le differenze qualitative dei servizi). È evidente, ad esempio, che due comuni con lo stesso numero di impianti a livello provinciale avranno costi ben diversi a seconda della resa dei singoli impianti, così come due comuni con una diversa frequenza di spazzamento del territorio comunale, pur magari in presenza della stessa quantità di rifiuti gestiti, presenteranno costi differenti. Pertanto, eventuali differenze potranno essere giustificate sulla base di peculiarità organizzative o della qualità del servizio prestato o delle strutture impiantistiche disponibili, pur dovendo però tenere conto in futuro della necessità di adottare le opportune misure per convergere verso il fabbisogno, da ritenersi un obiettivo programmatico.

(*) Vice Presidente Anutel - Docente ANUTEL


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