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Mandato del collegio dei revisori nelle Regioni, analisi della prima esperienza

di Guido Mazzoni (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Conclusi l’anno scorso i primi mandati dei collegi dei revisori dei conti impegnati nelle Regioni (ultimi per tempo Toscana ed Emilia Romagna, in precedenza in Liguria e Marche), insediati i nuovi nominati, riteniamo utile fare qualche considerazione su queste esperienze e sul loro inquadramento.

La fonte normativa
L'attribuzione a un collegio dei revisori della funzione di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione delle Regioni ha visto la luce, per la prima volta nell'ordinamento legislativo nazionale, con la lettera e), comma 1, articolo 14, del Dl 138/2011, che ne individuava i requisiti in linea con quanto previsto dai principi contabili internazionali e il possesso della qualifica di Revisore Legale di cui al Dlgs 27 gennaio 2010 n° 39, demandando inoltre alla Corte dei conti l’individuazione di criteri specifici per definire gli ulteriori requisisti di specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria anche degli enti territoriali (delibera della sezione Autonomie dell’8 febbraio 2012 n° 3).
Dal momento che il Legislatore aveva previsto che la scelta dei componenti il collegio dei revisori dei conti dovesse avvenire per estrazione a sorte (cosi come per gli enti locali), nel corso del 2012 e 2013 praticamente tutte le Regioni a statuto ordinario, in ossequio alla previsione normativa, hanno legiferato sull'istituzione del collegio dei revisori, regolandone prerogative, funzioni e le varie altre specificità, oltreché costituendo quell'elenco da cui attingere per le procedure di nomina.
L'evoluzione del sistema delle nomine evidenzia però come molti revisori rischiano effettivamente di non poter dare continuità ad un impegno professionale che ha richiesto notevoli investimenti, in aggiornamento e specializzazione (stessa cosa avviene negli enti locali), così come anche gli stessi enti rischiano di non poter godere delle migliori professionalità a danno della qualità delle prestazioni e dell'intera collettività amministrata.
Se effettivamente i revisori sono un irrinunciabile presidio di legalità, come unanimemente riconosciuto, è necessario che unitamente alla richiesta di indipendenza, specializzazione, formazione e aggiornamento professionale siano loro assicurate al contempo le condizioni per una reale prospettiva professionale.

Il sistema delle nomine
Non si vuole per questo affermare che il sistema dell'estrazione a sorte sia assolutamente inadeguato, ma semplicemente evidenziare che a fronte di alcune peculiarità da esso garantite (autonomia, indipedenza), ve ne sono altre che, pur apprezzabili, vengono di fatto, inevitabilmente disperse: per questo il sistema deve necessariamente ritenersi migliorabile.
Scendendo dalle questioni di sistema a un più modesto, ma non meno rilevante livello operativo, possiamo constatare come ancor oggi l’inquadramento dei vari collegi nelle Regioni italiane ha un elevato grado di disomogeneità: la durata degli incarichi va da tre (Liguria) a cinque anni (Emilia Romagna e Toscana), i tempi previsti per il rilascio dei vari pareri e/o relazioni è molto differenziato, l'esclusività della prestazione, laddove prevista in maniera stretta, impedisce ogni altro incarico di pari genere nel sistema degli enti Locali regionale.
Anche il tema della provenienza del revisore è argomento di attenzione in quanto la nomina di un professionista residente in un’altra Regione italiana, magari costretto a lunghi e complicati spostamenti per raggiungere le sedi , può causare qualche difficoltà nello svolgimento della funzione (in termini di efficienza) e qualche possibile disagio per l'Amministrazione che ne deve beneficiare.

Conclusioni
Aggiungerei una nota in merito alla rilevanza della conoscenza delle strutture (con la loro organizzazione e funzionamento) e dei dirigenti apicali di queste. Per l’esperienza di chi scrive l'innalzamento del livello qualitativo dell'intervento dei Collegi passa anche attraverso una qualificata conoscenza delle controparti, ottenibile, in buona sostanza, con la diretta presenza sul campo di gioco.
Un approfondimento di queste tematiche sarà all'attenzione dei lavori della commissione di studio sulle problematiche della revisione nelle Regioni di Ancrel nazionale per permettere all'associazione di dare, come sempre, il proprio fattivo contributo per il miglioramento del sistema.

(*) Coordinatore commissione nazionale Ancrel Revisione nelle Regioni)


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