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Equilibrio corrente supprotato dalle alienazioni patrimoniali

di Stefano Baldoni (*) - rubrica a cura di Anutel

La manovra di bilancio 2018 (legge 205/2017) permette l’uso dei proventi da alienazioni patrimoniali per la copertura delle quote capitale dei mutui e prestiti, introducendo in tal modo una rilevante deroga alla regola sull’equilibrio di bilancio corrente degli enti locali, con la finalità di agevolarli nlla sempre più difficoltosa operazione di quadratura dei bilanci.

Le alienazioni patrimoniali
Il comma 866, articolo 1, della Llegge 205/2017 consente agli enti locali di destinare, per il triennio 2018-2020, i proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali per finanziare le quote capitale dei mutui o dei prestiti obbligazionari in ammortamento nell’anno o in anticipo rispetto all'originario piano di ammortamento.
La disposizione riguarda anche i proventi derivanti da azioni o da piani di razionalizzazione, come,per esempio, quelle previste in materia di razionalizzazione periodica delle società partecipate dagli articoli 20 e 24 del Dlgs 175/2016.
La disposizione permette di destinare i proventi, derivanti per esempio dalle cessioni di immobili, di partecipazioni e di altri cespiti patrimoniali, al finanziamento delle spese iscritte nel titolo IV, relative al rimborso dei mutui e dei prestiti obbligazionari. E consente non solo di finanziare la quote capitale di competenza dell’anno in base al piano di ammortamento, ma anche di anticipare il pagamento delle quote in scadenza negli anni successivi.
In questo modo i proventi da alienazione patrimoniale concorrono al raggiungimento dell'equilibrio corrente («equilibrio economico-finanziario»), in base al quale le spese correnti, il rimborso delle quote capitale di mutui e prestiti ed i trasferimenti in conto capitale non possono che finanziarsi con le entrate correnti ed i contributi per l'estinzione dei prestiti, oltre che con l'applicazione dell'avanzo di competenza di parte corrente (articolo 162, comma 6, Dlgs 267/2000).
La norma deroga alla regola generale in base alla quale i proventi delle alienazioni di beni e diritti patrimoniali sono destinati al finanziamento della spesa di investimento (articolo 199 Dlgs 267/2000), fatta eccezione per la quota del 10% da destinare obbligatoriamente all'estinzione anticipata dei mutui, in base all’articlo 56-bis del Dl 69/2013, nel caso di proventi da alienazione del patrimonio immobiliare disponibile degli enti locali. Quota che si ritiene debba essere destinata a tale finalità anche nel caso in cui l'ente utilizzi i citati proventi per la copertura delle quote capitale scadenti nell'anno.

Come avviene l’operazione?
La disposizione riguarda in genere le alienazioni patrimoniali, inclusive dei proventi da azioni o piani di razionalizzazione e consente di destinare i relativi proventi anche all'anticipo del rimborso delle quote capitale, incentivando quest'ultima operazione al fine di alleggerire i bilanci futuri. Anche se in proposito rimane il problema di comprendere come tecnicamente possa avvenire tale operazione, se la stessa si configuri come un'estinzione anticipata e se possa generare delle penali in capo agli enti mutuatari.
In tema di estinzione anticipata, vale la pena rammentare che anche per il 2018 verrà erogato dallo Stato il contributo per l'estinzione anticipata totale o parziale dei mutui, previsto dall'articolo 9-ter del Dl 113/2016, avente la finalità di fronteggiare il costo delle relative penali, la cui richiesta dovrà essere presentata dagli enti interessati entro il 31 marzo prossimo.

Le condizioni per applicare la norma
Non tutti gli enti possono esercitare la facoltà introdotta dalla legge 205/2017. Dato il carattere eccezionale della disposizione, il comma 866 della legge di bilancio specifica che la possibilità è consentita esclusivamente agli enti locali che:
1) evidenzino nel bilancio consolidato dell'esercizio precedente un rapporto tra il totale delle immobilizzazioni ed i debiti di finanziamento superiore a due;
2) non registrino in sede di bilancio di previsione incrementi della spesa corrente ripetitiva;
c) siano in regola con gli accantonamenti al fondo crediti di dubbia esigibilità.
In merito al primo punto, seppure la norma faccia riferimento al bilancio consolidato dell'esercizio precedente, presumibilmente, dato che il preventivo deve essere approvato entro il prossimo 28 febbraio, si dovrà fare riferimento alle risultanze del bilancio consolidato approvato entro lo scorso 30 settembre, riferito all'esercizio 2016. In sostanza, solamente ove l'ente locale capogruppo e i soggetti rientranti nel perimetro di consolidamento (per la quota consolidata) presentino un attivo immobilizzato superiore almeno al doppio dei debiti di finanziamento sarà possibile ricorrere alla norma di favore introdotta dalla legge di bilancio.
Pertanto, se qualcuno dei soggetti partecipati in modo rilevante dovesse presentare una situazione debitoria particolarmente importante, a fronte di una ridotta immobilizzazione dell'attivo, l'ente capogruppo potrebbe essere comunque penalizzato, pur se magari, considerando solo il suo bilancio, il parametro sarebbe rispettato. Ciò testimonia la volontà del legislatore di far si che gli enti locali tengano sempre più conto degli effetti finanziari, economici e patrimoniali generati dagli organismi partecipati.

L’invarianza della spesa
In secondo luogo, la norma agevolativa potrà utilizzarsi solo se l'ente dimostra nel bilancio di previsione l'invarianza o la riduzione della spesa corrente ripetitiva. La classificazione della spesa in ripetitiva o non ripetitiva è contenuta nell'allegato 7 al Dlgs 118/2011, il quale nel definire la codifica della transazione elementare identifica uno dei suoi elementi proprio nella classificazione della spesa tra ricorrente e non ricorrente. Lo stesso allegato n. 7 e il Principio contabile applicato sulla programmazione specificano che la spesa ricorrente è quella prevista a regime e non limitata solo ad uno o più esercizi.
Non sono mai ripetitive le spese per le consultazioni elettorali o referendarie locali, i ripiani di disavanzi pregressi di aziende e società e gli altri trasferimenti in conto capitale, gli eventi calamitosi, le sentenze esecutive ed atti equiparati, gli investimenti diretti ed i contributi agli investimenti. Nella nota integrativa al bilancio l'ente è obbligato ad analizzare l'articolazione tra le entrate e le spese ricorrenti e quelle non ricorrenti.
La norma non chiarisce quale sia il termine di paragone per evidenziare la mancata crescita della spesa corrente ripetitiva nel bilancio di previsione, ossia se considerare l'ultimo bilancio assestato o il dato definitivo dell'ultimo rendiconto. Prudenza vuole, nell'incertezza dell'applicazione, di avvalersi nella norma solo in caso di rispetto di entrambi i parametri. In sostanza, l'ente può ricorrere all'agevolazione solamente se garantisce il contenimento della spesa corrente ripetitiva (operazione che potrebbe risultare ardua nel 2018 in presenza con tutta probabilità delle maggiori spese per gli aumenti contrattuali del personale).

Il fondo crediti dubbia esigibilità
Il terzo requisito richiede di essere in regola con gli accantonamenti al fondo crediti di dubbia esigibilità. Anche in questo caso, nel silenzio normativo, è opportuno che l'ente evidenzi di aver determinato l'accantonamento fondo crediti di dubbia esigibilità riportato nel bilancio di previsione almeno secondo l'importo minimo calcolato con le regole contenute nel principio contabile applicato sulla competenza finanziaria (rammentando che la legge di bilancio 2018, al comma 882, ha ridotto la percentuale minima di accantonamento per il 2018 al 75% dell'importo calcolato con le regole del principio contabile) e altresì che abbia provveduto correttamente alla determinazione della quota accantonata nell'ultimo rendiconto secondo uno dei due metodi (ordinario o semplificato) ammessi dal medesimo principio contabile.
Infine, è il caso di rimarcare che la disposizione ha una portata triennale, permettendo agli enti aventi i requisiti di poterne beneficiare per tutto il periodo incluso nel prossimo bilancio 2018-2020.

(*) Docente e vicepresidente Anutel


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