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Dalla nuova legge di bilancio segnali incoraggianti per i revisori degli enti locali

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

La legge di bilancio 2018 (n. 205/2017), che include anche il tradizionale mille proroghe, non ha (finalmente) reiterato l'assurda limitazione del compenso dei revisori degli enti locali stabilito dall'articolo6, comma 3, del D 78/2010. Tale limitazione, che doveva essere temporanea, era stata ripetutamente prorogata di anno in anno e da ultimo con il Dl 244/2016 e disponeva che i compensi e le altre utilità comunque denominate corrisposte dalle pubbliche amministrazioni ai componenti degli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati, dovevano essere automaticamente ridotti del 10% rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010.
L’applicazione della norma ai revisori degli enti locali, che era parsa all'inizio dubbia, è stata poi confermata da un consolidato orientamento della giurisprudenza contabile (delibera della Corte dei conti - Sezione delle Autonomie n.29/2015), ma anche in virtù del parere espresso dal ministero dell'Economia con nota del 25 febbraio 2013 n. 12175.

L’orientamento dell’Osservatorio
Tale limitazione finiva per ostacolare l'applicazione dell'atto di orientamento dell'Osservatorio sulla finanza e contabilità degli enti locali del 13 luglio 2017. Secondo l'istituto occorre che il compenso conosca sia un limite massimo (definitivo espressamente dalla legge), sia un limite minimo (da ricercare nel compenso previsto per i revisori dei Comuni della classe demografica immediatamente inferiore).
Era evidente che in vigenza della limitazione, ora non più prorogata, non era possibile applicare l'interpretazione dell'Osservatorio nel caso in cui il compenso attributo al 30 aprile 2010 diminuito del 10% risultasse inferiore al compenso massimo della classe demografica immediatamente inferiore.
Nell’atto di orientamento, l’Osservatorio ha inoltre precisato, e di ciò gli enti dovranno tenere conto nel determinare i compensi dei tanti revisori che saranno nominati per effetto della scadenza del triennio nel 2018, che «la definizione di un compenso ai revisori in misura diversa dal compenso base nel livello massimo stabilito del Dm 20 maggio 2005, costituisce alternativa tecnicamente ammissibile, ma di natura eccezionale, tenuto conto della prevalenza, nella materia, della disciplina legale tipica, sia per quello che riguarda la costituzione del rapporto contrattuale, sia per quello che riguarda la parametrazione del compenso, assorbendo, così, ampia parte degli aspetti consensuali».

Nessun nuovo compito per i revisori
Per la prima volta dopo tanti anni la nuova legge di bilancio non affida nuovi compiti all'organo di revisione, salvo ribadire al comma 849 dell'articolo1 la necessità del parere dell'organo di revisione per gli enti che andranno a rimodulare o riformulare il piano di riequilibrio finanziario entro il 31 luglio 2018 sulla base del nuovo riaccertamento straordinario dei residui disposto dal precedente comma 848.
Se siamo in presenza di una inversione di tendenza nella considerazione del ruolo e della dignità dei revisori degli enti locali lo vedremo dai prossimi provvedimenti. La strada da percorrere per ottenere un compenso equo e una riduzione degli oltre 100 adempimenti affidati ai revisori degli enti locali è comunque ancora lunga.
Come è ancora tutta da percorrere la strada della semplificazione amministrativa e contabile per i piccoli Comuni. L'aggiornamento disposto dal comma 887 della legge 205/2017, del principio contabile applicato 4/1 al fine di semplificare il Dup per gli enti minori e quello della eliminazione dell'obbligo di dimostrazione del rispetto del saldo di competenza in occasione di ciascuna variazione di bilancio per tutti gli enti sono interventi del tutto marginali per ridurre il costo economico e di impegno di risorse umane che l'attuale normativa contabile impone in particolare agli enti minori.

(*) Presidente Ancrel


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