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L’Imu e l’infinita questione dei terreni agricoli non edificabili

di Massimo Migliorisi (*) – Rubrica a cura di Anutel

L'applicazione della finzione giuridica in base alla quale sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali (lettera b), articolo 2 del Dlgs 504/1992, richiamato dall'articolo 13 del Dl 201/2011, è purtroppo uno dei problemi più spinosi nella gestione dell’Imu, in quanto le posizioni della giurisprudenza sono state negli anni piuttosto altalenanti.
Fino al 2010 il diritto prevalente riteneva l'agevolazione di carattere soggettivo e applicabile solo al coltivatore diretto o all'imprenditore agricolo professionale che conducesse il terreno e non ad altri contitolari non coltivatori o imprenditori agricoli.

La svolta della Cassazione
Nel corso del 2010, la Corte di cassazione ha assunto una nuova posizione, ritenendo estendibile la finzione giuridica anche agli altri comunisti non coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali.
Con la sentenza n° 15566/2010, infatti, la corte ha cambiato opinione prevedendo come unica eccezione alla regola del possesso e conduzione del terreno, il caso di comunione di un terreno edificabile, in cui persista per l'intero l'utilizzazione agrosilvopastorale di un comproprietario Cd/Iap. Si è attribuita in sostanza una natura oggettiva all'agevolazione, come tale da estendere a ciascun contitolare anche se non coltivatore diretto, poichè la destinazione del fondo a scopo agricolo integra una situazione incompatibile con la possibilità del suo sfruttamento edilizio; incompatibilità che, avendo carattere oggettivo, vale sia per il comproprietario coltivatore diretto che per gli altri comunisti.
Il principio è stato recepito da altre sentenze successive come la n. 16639/2011 e anche dalla circolare n. 3/Df del 2012.
Di recente però vanno segnalate alcune sentenze che si sono espresse in maniera diversa: i giudici hanno sostenuto che la «finzione giuridica» si verifica solo in capo al coltivatore diretto o all'imprenditore agricolo professionale che trae dall'attività agricola la maggior fonte di sostentamento (Cassazione n° 13391 e 13392 del 2016). Con ulteriori sentenze (n° 14135/2017 e n° 13745/2017), i giudici hanno negato l’agevolazione a un pensionato, a prescindere se questi volontariamente versi contributi in quanto quest'ultimo non ritrae dal lavoro della terra la propria esclusiva fonte di reddito.
Va rimarcata, infine, l'ordinanza del 27 ottobre 2017 n° 25596, nella quale si afferma che la finzione giuridica opera nei termini oggettivi dell'impossibilità di sfruttamento edilizio del suolo, valendo quindi non soltanto per il comproprietario coltivatore diretto o Iap, ma anche per gli altri comunisti non esercenti attività agricola.
È evidente che appare necessario un chiarimento del legislatore con un'interpretazione autentica del disposto normativo per dirimere la questione, definendo l'agevolazione di carattere oggettivo, perché si tiene conto dell'effettiva destinazione del terreno, ovvero ritenere l'agevolazione applicabile solo a chi conducendo il terreno trae maggior fonte di sostentamento dall'attività agricola, escludendola quindi per i soggetti passivi che percepiscono altre tipologie di reddito (pensione o altro), così come da recenti sentenze.

(*) Docente Anutel


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