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Speciale Manovra/2 - Tripla spinta per alimentare la spesa corrente

di Anna Guiducci e Patrizia Ruffini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Aumentano gli strumenti a disposizione degli enti locali per il raggiungimento dell'equilibrio corrente. Fra gli emendamenti accolti nella manovra durante l'iter di approvazione della legge di bilancio 2018 alla Camera arriva anche la norma che concede a Comuni e Province la possibilità di utilizzare, per gli anni 2018, 2019 e 2020, le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui (e di riacquisto dei titoli obbligazionari emessi) senza vincolo di destinazione. In mancanza di deroga, questi risparmi avrebbero dovuto essere destinati solo agli investimenti, poiché la facoltà di destinarli anche alla parte corrente era stata concessa fino all'esercizio in corso.

I proventi da alienazioni patrimoniali
Per gli anni dal 2018 al 2020 gli enti locali potranno inoltre avvalersi della possibilità di utilizzare i proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali, anche da cessione di azioni o dai piani di razionalizzazione, per finanziare le quote capitale dei mutui o dei prestiti obbligazionari in ammortamento nell'anno o anche in anticipo rispetto all'originario piano di ammortamento (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 18 dicembre). Tali risorse potranno essere convogliate all'equilibrio corrente a condizione che l'ente locale dimostri, con riferimento al bilancio consolidato dell'esercizio precedente, un rapporto, tra totale delle immobilizzazioni e debiti da finanziamento, superiore a due. Occorre inoltre che il bilancio di previsione non mostri al titolo 1 incrementi di spesa “ricorrente” (allegato 7 al Dlgs 118/20119). È, infine, necessario che l'ente rispetti gli obblighi di accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità.

Obblighi di accantonamento al fondo crediti dubbia esigibilità
Con questa manovra finanziaria sono poi stati alleggeriti gli obblighi di accantonamento al fondo crediti dubbia esigibilità. Per il 2018 l'accantonamento minimo è infatti stabilito nella misura minima del 75% dell'importo dovuto, calcolato facendo riferimento al rapporto fra riscossioni e accertamenti del quinquennio 2012-2016 (era invece previsto l'85%). Per il secondo e terzo anno del bilancio (2019-2020) le percentuali saliranno rispettivamente all'85 e al 95 per cento. Questo accantonamento sarà pertanto a regime per l'intero importo dal 2021.

Accantonamento nel fondo pluriennale vincolato di spesa dell'esercizio 2016
Fra le novità del rush finale della manovra arriva anche la norma che consente di spostare al 2018 l'accantonamento nel fondo pluriennale vincolato di spesa dell'esercizio 2016. Questi risorse potranno infatti essere mantenute come Fpv di spesa nell'esercizio 2017, a condizione che l'ente disponga di un progetto esecutivo degli investimenti redatto e validato in conformità alla vigente normativa, completo del cronoprogramma dei lavori. Le somme confluiranno nel risultato di amministrazione se entro l'esercizio 2018 non saranno assunti i relativi impegni di spesa. Questa norma ricalca l'analoga disposizione contenuta al comma 467 della legge di bilancio 2017, con la quale si stabiliva la possibilità di conservare nel fondo pluriennale vincolato di spesa dell'esercizio 2016 le risorse già accantonate nell'esercizio 2015, anche se non utilizzate, purché riguardanti opere per le quali l'ente disponeva di un progetto esecutivo degli investimenti redatto e validato in conformità alla vigente normativa, completo del cronoprogramma di spesa. Lo scorso anno, tale facoltà era però subordinata anche all'approvazione del bilancio di previsione 2017–2019 entro il 31 gennaio 2017.


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