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La fine del libero mercato nei servizi di supporto alla riscossione: il legislatore distratto crea un oligopolio e provoca danni nei bilanci degli enti

di Tommaso Ventre (*) - Rubrica a cura di Anutel

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 dicembre 2017 n. 284 della legge 4 dicembre 2017 n. 172 sono diventate operative le modifiche operate all'articolo 1 dal decreto legge n. 148 del 2017 e quindi da tale data «Per la tutela dell'integrità dei bilanci pubblici e delle entrate degli enti territoriali, nonché nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, le funzioni e le attività di supporto propedeutiche all'accertamento e alla riscossione delle entrate degli enti locali e delle società da essi partecipate sono affidate a soggetti iscritti all'albo previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446».
La repentina pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale unita alla mancata previsione di un complesso di norme transitorie volte a disciplinare il cambiamento di “regime” pone non pochi problemi operativi agli Enti locali, per altro in un momento dell'anno che, nonostante le temperature, è molto “caldo” per la quantità di attività accertativa e coattiva che gli enti compiono nell'avvicinarsi della data di decadenza dall'esercizio della potestà impositiva.

Il caso di Aprilia
Un caso esemplare di come si possa arrivare a ottenere fini opposti a quelli dichiarati nella legge, volta alla «tutela dell'integrità dei bilanci pubblici e delle entrate degli enti territoriali» è rappresentato dalla vicenda che sta attraversando il Comune di Aprilia.
L'ente con determinazione n.862 del 20 giugno 2017 aveva provveduto a indire una procedura di gara avente ad oggetto «Affidamento del Servizio di supporto organizzativo e gestionale all'Ufficio Tributi per la gestione in proprio della riscossione ordinaria e coattiva e per l'attività di recupero dell'evasione/elusione delle entrate del Comune di Aprilia». L'iter della procedura si è concluso con la deliberazione n. 1586 del 6 novembre 2017 con cui l'Ente ha preso atto dei verbali di commissione di gara e ha proceduto alla aggiudicazione definitiva del servizio accertando «l'urgenza ad addivenire al perfezionamento del Contratto, ai sensi dell'articolo 32, comma 8, del Dlgs n. 50/2016, al fine di garantire una immediata implementazione del servizio, così da assicurare entro la fine dell'esercizio corrente l'elaborazione, la redazione, nonché la definitiva notifica di tutti i provvedimenti soggetti a rischio prescrizione».

La comunicazione dell'Anacap
Proprio nel giorno della pubblicazione sulla Gazzetta della novella l'Anacap (Associazione nazionale aziende concessionarie servizi entrate enti locali) ha indirizzato all'Ente una missiva con cui sostiene che in applicazione della nuova disposizione di legge «codesto Ente non può procedere, pur all'esito della gara espletata a tal fine, all'affidamento del servizio alla società risultata aggiudicataria della gara recentemente svoltasi in quanto la stessa è carente del requisito professionale sopra indicato».
L'Anacap continua poi affermando che «non può valere, nel caso in esame, invocare il principio di irretroattività della norma sopravvenuta, che non può avere effetto sui contratti in corso, ovvero stipulati prima della sua entrata in vigore, ma che spiega tutta la sua efficacia quando il vincolo contrattuale non è intervenuto formalmente».
Secondo questa interpretazione l'Ente si troverebbe oggi quindi nell'impossibilità di procedere alla stipula del contratto per un servizio le cui procedure di affidamento sono state svolte sotto il precedente “regime”.
A una prima lettura della norma tale impostazione non pare essere condivisibile dato che il riferimento operato dal legislatore sembrerebbe orientato al momento genetico dell'affidamento e non al momento conclusivo dello stesso. Infatti, come pure l'Anacap afferma, vi sarebbe in capo all'aggiudicataria la carenza di un requisito professionale, che però non era originariamente previsto nella procedura conclusasi. Sicché quanto lamentato dall'Anacap rientra nella sfera della individuazione dei criteri di selezione e di partecipazione alla procedura e non assume rilievo nella fase in cui, la procedura di gara si sia conclusa e manca solo l'atto formale condizionato allo stand still imposto dal legislatore.

Le conseguenze
Il danno potenziale per l'Ente potrebbe essere enorme dato che l'aggiudicazione definitiva aveva la finalità di «assicurare entro la fine dell'esercizio corrente l'elaborazione, la redazione, nonché la definitiva notifica di tutti i provvedimenti soggetti a rischio prescrizione». Dalla non effettuazione di queste operazioni ne discenderebbe una responsabilità erariale per il Funzionario, che pure tempestivamente si era attivato e un danno alla «integrità dei bilanci pubblici» dovuta alla perdita «delle entrate degli enti territoriali».
Concludendo dalla questione esaminata emergono due certezze, la prima è che la nuova norma, anche nella tenace difesa degli interessi di parte dell'Anacap non riguarda i contratti già conclusi, la seconda è che con ragionevole certezza la questione sarà sottoposta all'attenzione di un giudice amministrativo che potrà quindi, per la prima volta, esprimersi sulla portata della nuova norma valutandone la compatibilità con l'ordinamento costituzionale e con i principi sanciti nel trattato sul funzionamento dell'Ue.

(*) Professore aggregato di Fiscalità degli Enti Locali Università della Campania Luigi Vanvitelli


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