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Tari gonfiata, i rimborsi non partono

di Gianni Trovati

A quasi due mesi dall’esplosione del problema, e svariati dibattiti parlamentari dopo, per i rimborsi della Tari illegittima su garage, cantine e altre pertinenze è tutto pronto. C’è la certificazione del diritto all’indennizzo, scritta nella risoluzione 1/2017 del dipartimento Finanze; ci sono i moduli per le richieste, in carta semplice. E ci sono le dichiarazioni dei sindaci, come Beppe Sala a Milano, che hanno annunciato la possibilità di rimborsi automatici, senza nemmeno imporre agli utenti l’incombenza di chiederli. Mancano solo i rimborsi. E promettono di mancare a lungo.

Le incognite
A frenarli ci sono due incognite non proprio di dettaglio. Non è chiaro come calcolarli, e nemmeno come finanziarli. I due problemi sono legati fra loro dal principio cardine della Tari. Il suo gettito serve a finanziare il costo del servizio; e siccome raccolta e smaltimento dei rifiuti non possono essere coperti con fondi alternativi, gli euro rimborsati ai contribuenti colpiti dai calcoli illegittimi dovrebbero essere chiesti alla generalità degli utenti. Compresi quelli da rimborsare.

L’inghippo si spiega andando sul pratico. A Milano, per fare l’esempio del Comune più grande in cui si è verificato il problema, il servizio rifiuti costa 287,5 milioni all’anno. Di conseguenza la Tari vale altrettanto. La questione dei garage, secondo le stime circolate a novembre, vale 12 milioni all’anno su un totale di 72 forniti dalla quota variabile. I rimborsi, che da istruzioni ministeriali possono guardare indietro fino al 2014 (nel 2013 c’era la Tares, che pure funzionava allo stesso modo), potrebbero quindi pesare fino a 48 milioni. Questi soldi sarebbero però da distribuire su tutte le utenze. Perché nel principio della copertura integrale dei costi il totale non può cambiare, e se qualcuno ha pagato di più ci sono altri che hanno pagato di meno. O meglio: la tassa di troppo chiesta sui garage è stata “scontata” agli altri immobili, comprese le case di cui questi garage sono pertinenze.

Quali alternative
Quindi? La strada alternativa, che passerebbe da aumenti sulla Tari dei prossimi anni per finanziare i rimborsi degli errori passati, è stata chiusa dal governo rispondendo all’ennesimo question time sul tema proposto dai Cinque Stelle. L’unica possibilità sarebbe allora quella di togliere dai rimborsi i conguagli da presentare a tutti per pareggiare il conto. Un cittadino che ha pagato negli anni 200 euro di troppo sul garage se ne vedrebbe restituire per esempio 150, mentre gli altri riceverebbero una richiesta di arretrati da 50. Tecnicamente impossibile, poi, l’indennizzo automatico, perché i Comuni non hanno i dati necessari a collegare abitazioni e garage pertinenziali con classamento catastale autonomo.
Ma non basta, perché non tutti i Comuni riconoscono il problema. Genova per esempio ha trattato i garage come utenze non domestiche (quindi con una tariffa aggiuntiva a quella sull’abitazione) interpretando così le linee guida ministeriali del 2013, e non sembra intenzionata a riconoscere il cambio di rotta. Ad Ancona invece le pertinenze sono state considerate come utenze a sé occupate da un unico abitante.
Per sciogliere l’inghippo servirebbe una norma ponte, che permetta di coprire i rimborsi con le risorse del bilancio. L’occasione non manca, con la legge di bilancio in discussione alla Camera. Manca, però, qualcuno che si voglia intestare una questione così spinosa a pochi mesi dalle elezioni.


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