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Risultato di amministrazione: utilizzo quote vincolate e accantonate

di Elena Brunetto (*) - Rubrica a cura di Anutel

A seguito dell'entrata in vigore a regime a partire dall'esercizio finanziario 2015 delle nuove norme contabili di cui al Dlgs 118/2011 come modificato dal Dlgs 126/2014 e delle nuove modalità di contabilizzazione delle quote vincolate, destinate e accantonate del risultato di amministrazione, numerosi enti locali, a seguito dell'attività di riaccertamento straordinario dei residui, hanno evidenziato quote anche rilevanti di disavanzo di amministrazione, derivante proprio dalla sottrazione dal valore del risultato di amministrazione delle suddette quote.
Il legislatore, pertanto, consapevole della necessità da un lato di messa in sicurezza dei conti pubblici e dall'altro di consentire agli Enti di attivare procedure di rientro entro un congruo lasso di tempo, con l'articolo 3, comma 16, del Dlgs 118/2011, come modificato dall'articolo 1, comma 538, lettera b) punto 1, della legge n. 190/2014, ha previsto che gli enti possano ripianare il disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario in 30 annualità a quote costanti.

I criteri del ripiano
Con il Dm 2 aprile 2015 sono state definite le modalità di ripiano di detto disavanzo, individuando la possibilità di utilizzare a tal fine anche:
• i proventi derivanti da alienazioni di beni patrimoniali disponibili;
• le somme derivanti dallo svincolo delle quote vincolate del risultato di amministrazione per vincoli formalmente attribuiti dall'ente;
• le somme derivanti dalla cancellazione del vincolo di generica destinazione agli investimenti, con esclusione delle eventuali quote finanziate da debito.
Occorre peraltro evidenziare che l'articolo 188 del Tuel, nell'individuare le modalità di copertura del disavanzo (o del maggior disavanzo) derivante dall'approvazione del rendiconto della gestione per le annualità successive già gestite con le regole del nuovo ordinamento, prevede che a tal fine gli enti possano utilizzare le economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall'assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili e da altre entrate in conto capitale con riferimento a squilibri di parte capitale.

Vincoli specifici
Dall'analisi delle norme sopra riportate appare evidente che la costituzione di vincoli specifici nell'ambito del risultato di amministrazione risulta neutrale al fine della determinazione del risultato complessivo finale. Ciò in quanto tali vincoli non possono che derivare da accertamenti di entrate a destinazione vincolata a fronte dei quali non risulta essere stato adottato il corrispondente atto di impegno della spesa cui gli stessi sono destinati. Tali accertamenti costituiscono di conseguenza una componente positiva del risultato di amministrazione che, a fronte delle economie di spesa corrispondente, incrementano di pari importo il risultato medesimo. Detto incremento pertanto non può determinare miglioramento del saldo, che viene quindi neutralizzato mediante la sottrazione della relativa quota vincolata. Inoltre, le quote confluite nell'avanzo di amministrazione vincolato, ad eccezione di quelle derivanti da vincoli formalmente attribuiti dall'Ente, non possono in alcun modo essere utilizzate a ripiano del disavanzo derivante da riaccertamento straordinario ex articolo 3 del Dlgs118/2011, né del disavanzo derivante da riaccertamento ordinario ex articolo188 del Tuel. Tali somme non rientrano quindi nella libera disponibilità dell'Ente e possono di conseguenza essere destinate e utilizzate solo ed esclusivamente a copertura delle spese derivanti dall'applicazione del vincolo.
Alla luce di tali considerazioni non appare pertanto condivisibile l'interpretazione adottata da alcune Sezioni Regionali di Controllo (in particolare Piemonte n.23/2017/PRSE, n.116/2017/PRSE, n.134/2017/PARI) secondo le quali l'Ente in situazione di disavanzo, anche se derivante da riaccertamento straordinario, non potrebbe utilizzare le quote di avanzo vincolato a copertura delle specifiche spese ma dovrebbe, al fine di garantire il mantenimento del vincolo, iscrivere in uscita a bilancio le voci corrispondenti, individuando nuove e maggiori entrate a copertura delle spese medesime. Secondo tale interpretazione, nel corso del trentennio di ripiano del disavanzo straordinario, potrebbe verificarsi il paradosso in base al quale un Ente che accerti entrate a destinazione vincolata derivanti ad esempio da uno specifico contributo o dall'assunzione di un nuovo prestito, potrebbe utilizzare tali risorse se le spese corrispondenti venissero impegnate entro il termine dell'esercizio mentre, nel caso in cui l'Ente non riesca ad adottare i corrispondenti atti di impegno entro il termine del 31 dicembre, e pertanto le somme accertate confluissero nella quota vincolata del risultato di amministrazione, le stesse non potrebbero più essere utilizzate.

Chiarimento necessario
Considerata la numerosità degli Enti in disavanzo da riaccertamento straordinario e le conseguenze derivanti da tali pronunce, si ritiene necessario uno specifico chiarimento normativo, al fine di fugare ogni dubbio in merito alla possibilità di utilizzo dei fondi vincolati per le specifiche finalità cui gli stessi sono destinati, indipendentemente dal caso, a volte fortuito, per cui l'Ente riesca ad utilizzare le somme nel corso dell'esercizio finanziario in cui le stesse sono accertate oppure no.

(*) Componente Osservatorio Tecnico e Docente Anutel


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