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Le modifiche all'attività di supporto per gli uffici tributi destano preoccupazione in Anutel

di Tommaso Ventre (*) - Rubrica a cura di Anutel

In Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati è in corso di esame la «conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 16 ottobre 2017 n. 148 con le disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell'estinzione del reato per condotte riparatorie».
Il maxiemendamento approvato con il voto di fiducia al Senato nella seduta del 16 novembre ha tra l'altro previso l'inserimento alla fine del comma 8 dell'articolo 1 del decreto legge 22 ottobre 2016 n. 193 della norma secondo cui «Per la tutela dell'integrità dei bilanci pubblici e delle entrate degli enti territoriali, nonché nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, le funzioni e le attività di supporto propedeutiche all'accertamento e alla riscossione delle entrate degli enti locali e delle società da essi partecipate sono affidate a soggetti iscritti all'albo previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446».

La modifica normativa
La novella, così come formulata, postula un generale principio di idoneità professionale per l'affidamento di tutte le attività concernenti l'accertamento e la riscossione dei tributi e delle entrate degli enti ai soggetti iscritti all'albo previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446 generando non pochi problemi interpretativi ed operativi. Infatti l'ampia locuzione utilizzata «le funzioni e le attività di supporto propedeutiche all'accertamento e alla riscossione» involve tutte le attività che sono funzionali all'esecuzione della pretesa tributaria da parte dell'ente, ivi compresa, a titolo esemplificativo l'attività di stampa, imbustamento notifica o quella di estrazione ed elaborazione di dati.

Gli orientamenti giurisprudenziali
La giurisprudenza amministrativa ( Consiglio di Stato n. 1421/2014, n. 380/2017, Tar Lazio, seconda sezione, n. 4649/2016) e l'Anac (parere n. 170/2013 e n. 90/2015) che sono state chiamate a esprimersi sulla necessità o meno dell'iscrizione all'albo dei concessionari per svolgere attività strumentali alla gestione delle entrate degli enti hanno più volte chiarito come il requisito dell'iscrizione all'albo ha senso solo laddove l'ente affidi a terzi, ex articolo 52, comma 2, lettera b, n. 1) del Dlgs 446/1997 lo svolgimento delle attività di accertamento o di riscossione dei tributi e di tutte le entrate. In questo caso oggetto dell'affidamento è il maneggio del denaro di pertinenza dell'ente pubblico che contraddistingue la posizione dell'agente (o concessionario) della riscossione delle entrate e la legge ha previsto un sistema di garanzie professionali e patrimoniali volto a tutelare l'affidamento (la concessione) a terzi soggetti, originariamente estranei al rapporto d'imposta delle funzioni pubblicistiche di accertamento e riscossione delle entrate pubbliche.

La previsione dell'iscrizione all'albo
Nel caso in cui le prestazioni richieste non attengono all'attività di riscossione e non attribuiscono all'affidatario funzioni pubblicistiche, bensì consistono in un'attività di supporto all'accertamento e al recupero dei tributi, resta in capo all'ente locale la titolarità degli atti e la riscossione delle entrate derivanti dal servizio, oltre ai poteri di vigilanza e controllo dell'attività e all'emanazione di direttive comunali e pertanto non è richiesta l'iscrizione all'albo.
La generalizzata previsione dell'iscrizione all'albo per lo svolgimento delle attività di supporto va quindi a stravolgere tutto il sistema su cui gli enti locali, soprattutto quelli di medie e piccole dimensioni, hanno fondato negli ultimi anni la propria attività impositiva e presenta un notevole profilo di incostituzionalità ponendosi in aperto contrasto con l'articolo 41 della Costituzione e con le libertà economiche comunitarie nella misura in cui opera una ingiustificata restrizione della platea dei soggetti che possono svolgere attività meramente strumentali e funzionali ad attività direttamente gestite dagli enti.

La pronuncia della Corte Ue
Sul punto preme rammentare come la Corte di giustizia Ue nella sentenza 10 maggio 2012, nelle cause C-357/10 e C-359/10, ha avuto modo di affermare come l'applicazione generalizzata a ogni tipologia di gara, a prescindere dall'importo del contratto, del requisito di capitale minimo necessario per l'iscrizione all'albo dei concessionari, costituisce una misura sproporzionata rispetto al pur legittimo obiettivo perseguito dall'amministrazione di tutelarsi rispetto all'inadempimento del privato affidatario, poiché quest'ultimo può essere realizzato senza arbitrarie barriere di ingresso, semplicemente modulando i requisiti di capacità tecnica e finanziaria “in funzione del valore dei contratti di cui essa è effettivamente titolare.
Il principio affermato dal giudice europeo è applicabile al caso dal momento che ci troveremo di fronte a situazioni in cui non viene in rilievo una concessione del servizio di accertamento o di riscossione delle imposte ma quella dell'affidamento, mediante appalto di servizi di attività meramente prodromiche e strumentali all'accertamento ed alla riscossione delle imposte e delle entrate degli enti.
Con l'approvazione della norma da parte della Camera ci troveremo ad avere una legge che, allo scopo di tutelare l'integrità dei bilanci pubblici rischia di porli in serie difficoltà!

(*) Professore Aggregato di Fiscalità degli Enti Locali Università della Campania Luigi Vanvitelli


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