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Il concessionario che non riversa le somme ai Comuni: si continua anche dopo il caso «Aipa»

di Fabio Borrello (*) e Francesco Tuccio (**) - Rubrica a cura di Anutel

Giungono all'Anutel dai Comuni diverse segnalazioni con le quali si denunciano comportamenti illegittimi da parte di una società, in passato abilitata alla gestione delle attività di liquidazione e di accertamento e della riscossione dei tributi e di altre entrate, che con delibera n. 6 del 14 settembre 2017 è stata definitivamente cancellata dall'Albo istituito presso il Mef, di cui all'articolo 53 del Dlgs n. 446/1997.

Il caso
Le fattispecie più ricorrenti lamentate dai Comuni:
• mancato riversamento degli importi incassati per conto degli enti locali dall'ex società di riscossione;
• mancata restituzione dei ruoli ancora da riscuotere;
• riversamento solo di una piccola parte e proposta di rateizzazione per gli importi rimanenti di spettanza dei Comuni.
Il quadro che emerge oltre a essere avvilente, desta preoccupazione per le risorse pubbliche, che sono state incamerate dalla ex società di riscossione. La società, già da qualche tempo aveva problemi finanziari, che non le consentivano di affrontare i propri impegni contrattuali con i Comuni, sino a quando la magistratura inquirente non ha riscontrato un ammanco di alcuni milioni di euro defraudati agli enti locali.
Secondo un meccanismo, già visto nel caso «Aipa», in cui nella confusione tra conti pubblici e privati, i soldi dei Comuni prendono altre direzioni, anziché quelle della destinazione naturale sui conti correnti degli enti locali.
Qualora sia disposto il sequestro conservativo delle somme, così come di recente avvenuto in altri casi, i Comuni potranno procedere con gli adempimenti previsti dall'articolo 686 Cpc e dall'articolo 156 disposizioni attuative Codice di procedura civile.

Le proposte
Il legislatore dovrebbe affrontare il problema con maggiore risolutezza, infatti, il Dl n. 193 del 2016 ha previsto solo per la riscossione spontanea delle entrate tributarie degli enti locali il versamento sul conto corrente di tesoreria dell'Ente.
Invece, per la riscossione coattiva, rimane ancora in vigore il Dl n. 70 del 2011 che all'articolo 7 comma 2, lascia al concessionario il versamento su appositi conti correnti allo stesso intestati per poi provvedere al riversamento periodico delle somme introitate al netto dell'aggio.
È evidente, pertanto, quanto sia auspicabile un intervento normativo, affinché possano essere uniformate le procedure, garantendo anche per la riscossione coattiva il versamento sul conto corrente della tesoreria dell'ente, al fine di evitare che episodi del genere possano continuare a verificarsi. Difatti, se i versamenti fossero confluiti sul conto corrente di tesoreria dell'Ente, non si sarebbero certamente verificati gli ammanchi. Invece, il denaro dei contribuenti confluendo sui conti correnti intestati direttamente ai vari concessionari, consente loro di poterlo spostare su altri conti, di effettuare bonifici, prelevamenti in contanti, in definitiva di distrarre il denaro pubblico dalla propria destinazione naturale.

(*) Avvocato Tributarista
(**) Presidente Anutel


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