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Principi Isa Italia: sempre più da utilizzare nella revisione degli enti locali

di Bruno Piccolotti (*) - Rubrica a cura di Ancrel

L'unico sforzo «vero», in Italia, di dotare il comparto pubblico di un set di principi di revisione è stato effettuato nel 2011 dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec) in una commissione che ha visto anche autorevoli partecipazioni e che ha prodotto un insieme di documenti. Documenti che risentono a oggi della mancanza di aggiornamento che ritengo sia dovuta alla difficoltà di inseguire un legislatore particolarmente prolifico che, in pochi anni, ha apportato sostanziali modifiche alle regole di comparto.
L'aspetto che si deve sottolineare parrebbe prescindere dall'esistenza di principi di revisione a valenza specifica almeno per la parte “concettuale” dell'organizzazione e delle tecniche dell'attività di revisione. Nei documenti Cndcec se ne parla, anche abbastanza ampiamente, nel documento 2 del novembre 2011 al quale si può certamente ancora fare riferimento per la parte generale e giova tuttavia anche sottolineare, il costante richiamo che viene fatto ai principi contabili e di revisione emanati dagli standard setter internazionali e nazionali relativamente alla revisione aziendale.

I principi contabili
L'Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali, nel 2008 già richiamava i principi contabili internazionali (Ipsasb) e quelli nazionali (Cndcec) «in quanto compatibili» e successivamente, nel documento 2 citato, pur non essendo mai richiamati tra le fonti di riferimento vengono richiamate sia la sentenza 29/1995 nella quale «La Corte ha ritenuto, in merito al modello di controllo: «i parametri, i criteri di valutazione ed i modelli operativi del controllo, il cui carattere è essenzialmente empirico, non possono essere tutti individuati e definiti a livello normativo, ma devono essere elaborati dallo stesso Organo di controllo sulla base non più della sola contabilità pubblica, e quindi in chiave giuridica, ma anche delle conoscenze tecnico scientifiche delle discipline economiche aziendalistiche e statistiche» sia il Dlgs n. 286 del 30 luglio 1999 che all'articolo 2 precisa che le verifiche di regolarità contabile devono rispettare in quanto applicabili alla Pa, i principi generali della revisione aziendale asseverati dagli ordini e collegi professionali operanti nel settore.
Peraltro l'area relativa alle modalità di organizzazione e alle tecniche di revisione sia quella che, pur con i necessari adattamenti, non abbia grandi difficoltà a essere applicata e quindi si dovrebbe tendere a stimolarne la corretta applicazione anche in tale ambito.

I principi Isa Italia
Nella stessa linea, sotto l'aspetto esaminato, i principi di revisione Isa Italia sono, in generale, da tenere in conto nello svolgimento dell'attività di revisione negli enti pubblici anche per la sempre maggiore attenzione che il legislatore pone sulla contabilità economico patrimoniale nella rendicontazione dei bilanci pubblici singoli e consolidati e certamente per la parte relativa alla organizzazione della revisione e alle tecniche utilizzabili per le quali costituisce elemento che sempre più spesso viene richiamato anche nei documenti e nelle relazioni dei revisori.
In particolare si pone qui l'accento sulle tecniche di campionamento, indispensabili per lo svolgimento in ambiti dove popolazioni molto numerose rispondono a procedure eguali o del tutto simili.
Già nel documento n. 2 Cndcec insieme al programma di revisione di cui all'odierno Isa Italia 300 viene ricordato tra l'altro «l'utilizzo di tecniche motivate di campionamento» di cui al principio Isa Italia 530 entrambi collegati ad altri principi del sistema.
Il primo elemento quindi da tenere in conto nell'individuazione della tecnica da utilizzare è «la motivazione» per cui si sceglie il modo di individuazione del campione precisando, a priori, cosa ci si attende dal campione così individuato al fine di valutare il rischio di revisione in generale e in particolare il rischio di campionamento connesso a quella scelta al fine di verificarne l'accettabilità.
Sovente si rileva nelle relazioni diciture generiche circa queste scelte definendole semplicemente per quelle che sono del tipo “statistica” “casuale” o addirittura semplicemente «tecniche motivate di campionamento»; tali affermazioni possono essere corrette come richiamo nelle relazioni laddove a monte sussistano elementi tali (carte di lavoro) che sostengono tale motivazione a partire dalla scelta del campionamento passando dalla procedura di revisione applicata agli elementi della popolazione facente parte del campione, fino all'esame del risultato con la conclusione che il revisore da tale esame ha tratto sufficiente convinzione che i dati e le procedure utilizzate hanno fornito elementi tali da far ragionevolmente ritenere che l'intera popolazione rispetti gli elementi richiesti. Ove tale supporto non sussista rimane solo una mera dichiarazione di attività, magari effettivamente svolta, ma non dimostrabile ove ciò fosse richiesto.
Al termine di questa breve riflessione si dovrebbe ritenere anche che il tema dello studio dei principi di revisione internazionale Isa Italia dovrebbe a pieno diritto entrare tra le materie utili alla formazione del revisore degli enti locali e non solo dei revisori legali.

(*) Revisore contabile Grosseto iscritto Ancrel


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