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Le aree edificabili utilizzate dalle società agricole pagano l'Ici

di Maria Suppa (*) - Rubrica a cura di Anutel

Le agevolazioni Ici previste per le aree edificabili utilizzate per le attività agricole non si applicano alle società.
La fictio juris operata ai fini Ici dall'articolo 2, comma 1, lettera b), del Dlgs 504/1992, limita l'equiparazione delle aree edificabili ai terreni agricoli esclusivamente a quelle possedute e condotte dalle persone fisiche-imprenditori agricoli, con esclusione delle società anche se munite della qualifica di imprenditore agricolo.
Con la pregevole e condivisibile ordinanza n. 22484/2017, la Corte di cassazione ha statuito che l'estensione della qualifica di imprenditore agricolo anche alle società (di capitali e di persone) che si è avuta dapprima con l'articolo 12 della legge 153/1975, inserito dall'articolo 10 del Dlgs 228/2001 e successivamente con l'articolo 1 del Dlgs 99/2004 non rileva ai fini dell'agevolazione Ici di cui agli articoli 2 e 9 del Dlgs 504/1992, in ragione dell'indubitabile carattere di specialità per materia che connota l'articolo 58 del Dlgs 446/1997.

Il quadro normativo di riferimento Ici/Imu
A i fini Ici, l'articolo 2, comma 1, letterab), del Dlgs 504/1992 statuiva espressamente che «…Sono considerati, tuttavia, non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai soggetti indicati nel comma 1dell' articolo 9 , sui quali persiste l'utilizzazione agro silvo pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all'allevamento di animali...».
L'articolol 9, comma 1 del medesimo decreto legislativo, poi, prevedeva una tassazione agevolata per i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale.
Con l'articolo 58 del Dlgs 446/1997, il Legislatore ha, però, limitato l'applicabilità dell'articolo 9 alle sole persone fisiche (coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale) iscritte negli appositi elenchi comunali e soggette all'obbligo di assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia. Specificatamente, la disposizione statuisce che: «… Agli effetti dell'applicazione dell' articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativo alle modalita` di applicazione dell'imposta ai terreni agricoli, si considerano coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale le persone fisiche …».
Dal combinato disposto di cui agli articoli 2 e 9 del Dlgs 504/1992 e dell'articolo 58 del Dlgs 446/1997 si ricava che ai fini ici la tassazione come terreni agricoli delle aree edificabili utilizzate per l'agricoltura era dalla legge riservata esclusivamente alle aree edificabili possedute da imprenditori agricoli persone fisiche e non anche agli imprenditori agricoli società.
Con l'introduzione dell'Imu si è inteso estendere la fictio juris e il conseguente trattamento di favore previsto dalla norma d'imposta per i terreni agricoli anche agli imprenditori agricoli società. A tale fine, l'articolo13, comma 2, del Dl 201/2011 convertito dalla legge 214/2011 specifica che «…I soggetti richiamati dall'articolo 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del decreto legislativo n. 504 del 1992, sono individuati nei coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola…».

I precedenti della Cassazione sul punto
Sulla questione dell'applicabilità alle aree edificabili possedute e condotte dalle società agricole della tassazione agevolata prevista per i terreni agricoli si è sviluppata negli anni una copiosa giurisprudenza di legittimità riferita, però, a fattispecie precedenti all'estensione della qualifica di imprenditore agricolo anche alle società, introdotta dapprima dall'articolo 10 del Dlgs 228/2001 e successivamente dall'articolo 1 del Dlgs 99/2004. In tali pronunce, la Cassazione aveva escluso che alle aree edificabili possedute e condotte dalle società agricole spettasse il trattamento di favore in ragione della precipua norma d'imposta di cui all'articolo 58 del Dlgs 446/1997.
In particolare, per il giudice di legittimità: «… l'art.58, D.Lgs n.446/1997 cit., norma di stretta e rigorosa interpretazione si riferisce, in materia di ici, alle sole “persone fisiche” con esclusione, quindi, di ogni forma societaria; né d'altra parte l'esclusione delle società dalla nozione di imprenditore agricolo ai fini della tassazione ici, contrasta con i principi costituzionali di parità di trattamento e di libera concorrenza, atteso che come chiarito dalla Corte Cost. (sent. n. 87/2005) in tema di esenzioni e agevolazioni fiscali, rientra nella discrezionalità del legislatore, salva la manifesta irragionevolezza, l'individuazione dell'ambito di applicazione...» (ex multis, Cassazione, sentenze nn. 11434/2010 e 14145/2009).
Con l'ordinanza n. 375/2017, la Cassazione si è pronunciata, per la prima volta, su una fattispecie relativa a periodi d'imposta successivi all'entrata in vigore del Dlgs 99/2004, accogliendo il ricorso della società agricola e riconoscendo, quindi, il diritto alla tassazione agevolata; per la Suprema Corte, l'estensione anche alle società della qualifica di imprenditore agricolo non può non incidere sull'agevolazione ici prevista dall'articolo 9 del Dlgs 504/1992. Le conclusioni cui perviene l'ordinanza 375/2017 non appaiono, però, condivisibili poiché valorizzano la normativa sopravvenuta che introduce la nuova definizione di imprenditore agricolo, trascurando di considerare il carattere di specialità per materia che caratterizza l'articolo 58 del Dlgs 446/1997 e che ai fini dell'applicazione del trattamento fiscale di favore prende in considerazione esclusivamente gli imprenditori agricoli persone fisiche.

(*) Avvocato tributarista Patrocinante in Cassazione, Docente Anutel


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