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Affidamento del servizio di tesoreria e riscossione: aumentano le difficoltà in tutti i Comuni

di Alfio Spinella (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Nel convegno Ancrel di Catania sono state evidenziate le difficoltà nell'affidamento del servizio di tesoreria e quelle per la riscossione da parte degli enti locali. Analizzeremo le criticità del sistema, approfondite dagli interventi dei relatori.

L’affidamento del servizio di tesoreria
Le crescenti difficoltà che riscontrano gli enti locali nell'affidamento del servizio di tesoreria sono ulteriormente aumentate negli ultimi anni. Allo stato attuale, quasi tutte le gare vanno deserte. Una situazione che, se non risolta con la dovuta urgenza, potrebbe portare a un deficit di sistema. Sono recenti gli interventi dell'Anci presso il Governo, anche sulla scorta di un'indagine conoscitiva sulle «Modalità di affidamento del Servizio di Tesoreria da parte dei Comuni» condotta dal ministero dell'Interno - Direzione centrale della Finanza locale – dal quale emergono serie difficoltà senza distinzione tra piccoli e grandi Comuni.
Le motivazioni principali sono state individuate: nel lungo periodo di crisi che non ha risparmiato il sistema bancario, interessato a investimenti più redditizi; dalla continua proroga del regime di “tesoreria unica” che ha reso impossibile l'utilizzo in termini di liquidità delle entrate proprie dell'ente locale, rendendo meno appetibile il servizio; le procedure di gara disciplinate dal Dlgs n. 50/2016. Aggiungiamo che:
1) diversi enti locali, in particolare nel Sud e Isole riportano nei loro bilanci oltre al parametro 9 «Eventuale esistenza al 31 dicembre di anticipazioni di tesoreria non rimborsate superiori al 5 per cento rispetto alle entrate correnti», altri due parametri di deficitarietà strutturale negativi, in particolare il 3° e 4°, «Ammontare dei residui attivi provenienti dalla gestione dei residui attivi e di cui al titolo I e al titolo III superiore al 65 per cento» e «Volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore al 40 per cento degli impegni della medesima spesa corrente»; che per le analisi finanziarie effettuate dagli istituti di credito gli vieta la partecipazione a qualsiasi gara.
2) gli stessi istituti richiedono una modifica normativa a tutela delle anticipazioni di tesoreria nel caso dei Comuni in procedura di riequilibrio pluriennale (articolo 243-bis) e in dissesto finanziario, che negli ultimi anni hanno avuto una rilevante crescita numerica.
Per gli enti locali, le problematiche del servizio di tesoreria, ad oggi non risolte, con gare deserte e convenzioni scadute, quindi in regime di proroga o di affidamento temporaneo, rappresentano ulteriori costi del servizio e maggiori oneri per interessi passivi, con ripercussioni non positive per gli asfittici bilanci degli Enti. Non dimentichiamo che si tratta di un servizio d'interesse generale, indispensabile per il regolare funzionamento dell'intero sistema. Non è più rinviabile un adeguato riscontro normativo.

Equilibri finanziari e riscossione coattiva
La legge n. 213/2012 ha previsto al Titolo VI – Controlli - Capo III controlli interni - un nuovo articolo, il 147–quinquies «Controllo sugli equilibri finanziari», il comma 1 recita «il controllo sugli equilibri finanziari è svolto sotto la direzione e il coordinamento del responsabile del servizio finanziario e mediante la vigilanza dell'organo di revisione, prevedendo il coinvolgimento attivo degli organi di governo, del direttore generale, ove previsto, del segretario e dei responsabili dei servizi, secondo le rispettive responsabilità».
Il raggiungimento di tale obiettivo, a prescindere dalla modalità e formalità del controllo dipende essenzialmente dalla capacità del Comune di riscuotere materialmente e celermente le entrate proprie. Le entrate principali, la cui gestione è diretta sono essenzialmente l'Imu, la Tari e la Tasi, da rilevare che diversi enti hanno all'interno della propria struttura la gestione del servizio idrico e quindi il relativo canone.
Pertanto, assistiamo in una vasta area del Paese, in particolare al Sud e Isole, nel rispetto del nuovo principio 4/1 allegato al Dlgs 118/2011 in materia di accertamento delle entrate, all'incremento esponenziale del Fondo crediti dubbia esigibilità (Fcde) sia a competenza, con il blocco della spesa corrente, tanto da limitare lo svolgimento di alcuni servizi essenziali, che nel rendiconto quale quota accantonata dell'avanzo di amministrazione, quindi disavanzo effettivo con tutte le conseguenze per il ripiano.
Le cause, ampiamente dibattute in questi anni, non sono più l'incapacità dell'Ente di accertare le proprie entrate, infatti la riforma federalista e la sostanziale riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato e delle Regioni hanno imposto l'attivazione di tutte le procedure possibile per potere chiudere i bilanci in pareggio. Gli elusori e gli evasori nell'ultimi anni i Comuni li conoscono, ma non riescono a farli pagare.
Pertanto gli sforzi prodotti, che tra l'altro sono costosi in termini di risorse umane e finanziarie, non trovano riscontro, anche in questo caso, per una norma che ha bisogno di sostanziali e urgenti modifiche. La riscossione coattiva, anche per le continue proroghe al servizio svolto da “Equitalia”, con risultati meno che irrisori (pari all'1% dei ruoli affidati, indagine della Corte dei conti del 2016) che dal primo luglio 2017 è gestito dall'Agenzia delle Entrate ha di fatto bloccato le altre forme di affidamento alternative previste dalla norma, società iscritte all'albo di cui all'articolo 53 del Dlgs 446/1997.
I Comuni potranno assolvere le prescrizioni previste per il risanamento finanziario (enti in dissesto, in riequilibrio pluriennale finanziario, strutturalmente deficitari) e nelle situazioni diciamo “ordinarie” per il controllo degli equilibri finanziari se vi sono realtà, anche importanti per dimensione, che sino al 50% dei ruoli Tari non viene incassato e il servizio di raccolta rifiuti deve essere puntualmente pagato? No. Senza un intervento normativo autorevole, avremo nel medio termine l'incremento di Enti che ricorreranno alle procedure di cui sopra.

(*) Dottore commercialista, revisore, ragioniere generale, vice presidente di Ancrel Catania


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