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Con F-24 incassi ridotti, molti versamenti Imu non arrivano ai Comuni

di Fabio Borrello (*) e Francesco Tuccio (**) - Rubrica a cura di Anutel

È noto il problema degli errori compiuti dagli operatori di poste e banche dovute all'inesatta digitazione dei codici identificativi, rispetto ai modelli di versamento con F-24, che l'Anutel già con l'Ici ebbe modo di segnalare. Anche con l'Imu e altri tributi i versamenti effettuati dai contribuenti non giungono a destinazione dei Comuni impositori.
Gli operatori delle poste e quelli delle banche per effettuare il pagamento di un modello F-24, digitano sul proprio terminale un codice diverso dal modello cartaceo portato loro dai contribuenti.
Purtroppo, dall'errata digitazione del codice (chiamato Belfiore) il versamento non andrà a finire al Comune indicato dal contribuente, ma a un altro, digitato erroneamente dall'operatore poste/banche, errato anche solo per una lettera o un numero.
Vi è di più, non solo è facile che ciò accada, ossia che il versamento destinato a un ente locale vada a finire, invece, nelle casse di un altro, ma può accadere anche una imprecisione sul codice tributo, che è l'attribuzione della porzione di imposta allo Stato, anziché, al Comune o viceversa. Bisogna però dire che l'Agenzia delle Entrate dove vuole risolvere i problemi lo fa, ed è proprio il caso del versamento del contributo dello 0,6 per mille erogato all'Ifel, di cui all'articolo 10, comma 5, del Dlgs 30 dicembre 1992n. 504. Infatti con la circolare n. 76028/2012 il Direttore dell'Agenzia ha disposto che il contributo trattenuto è versato giornalmente dalla Struttura di Gestione direttamente al soggetto costituito ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze del 22 novembre 2005. Ora in attesa che pagoPA prenda piede, perché non si aggiunge al famoso codice Belfiore anche il nome del Comune? Così il contribuente potrebbe immediatamente riscontrare l'eventuale errore commesso allo sportello.

Le conseguenze su Comuni e contribuenti
Gravi le conseguenze per gli Enti locali derivanti dal mancato incasso delle spettanze, ai quali segue l'attività di accertamento verso il contribuente che in realtà, ha correttamente provveduto al pagamento, e quindi non sanzionabile.
Di conseguenza, verificato l'errore da parte delle poste o delle banche, all'Ente locale non rimane, che annullare gli avvisi di accertamento dopo aver prima però sopportato, le spese col relativo costo di stampa, di imbustamento, oltre che di notifica, e dopo aver dedicato il tempo del proprio personale, anche per il controllo sul gestionale delle varie posizioni.
Senza considerare, la detrazione del fondo di riequilibrio, che tiene conto dei dati di versamento Imu per cui aver incassato l'imposta di un altro Comune, comporta una maggior presunzione di incasso e quindi una riduzione dei trasferimenti.
Rimane ancora da risolvere, l'altra problematica riguardante l'eventuale recupero o rimborso delle somme versate in eccedenza allo Stato.

I possibili rimedi nel breve termine
In mancanza di un protocollo standardizzato finalizzato a porre rimedio alle inesattezze da parte dei cassieri distratti, gli Enti locali si muovono in ordine sparso. A complicare il quadro vi è il diverso modus operandi seguito dalle poste o dalle banche, che hanno tempistiche diverse nel porre rimedio allo sbaglio del loro funzionario, o che offrono un diverso grado di disponibilità, nella stampa del tabulato bancario relativo all'operazione.
In alcuni uffici postali è rilasciata una ricevuta al contribuente con l'apertura della procedura di storno, altri invece, non seguono la stessa metodologia.
Ogni Ente locale, utilizza proprie prassi, dalla richiesta fatta al contribuente di provvedere alla richiesta di rettifica presso le poste o le banche, alla decisione di procedere direttamente sull'intermediario.
Certamente a fronte di questa confusione sarebbe quanto mai opportuno da parte dell'Agenzia delle Entrate di provvedere alla correzione dei codici con un criterio uguale per tutti, mediante comunicazione oppure con l'ausilio di un modello correttivo da compilare.
In tutti quei casi in cui le banche o le poste, per il tramite dei loro cassieri, digitano un codice tributo o indicano un codice Belfiore sbagliato, oppure, il contribuente sbaglia nella compilazione del modello F-24, occorre garantire una correzione standard che possa essere disposta sia dagli intermediari come poste o banche, sia dal contribuente previa richiesta all'Agenzia delle Entrate stessa, sia da parte dell'Ente locale qualora rilevi l'errore.

La soluzione con il pagamento elettronico PagoPA
Il Consiglio dei Ministri l'8 settembre 2017, ha votato il primo sì, sulle disposizioni integrative e correttive al Dlgs 26 agosto 2016 n. 179, recante modifiche e integrazioni al codice dell'amministrazione digitale di cui al Dlgs 7 marzo 2005 n. 82.
Tra le novità si colloca proprio l'accesso ai servizi digitali a disposizione del cittadino verso il progressivo abbandono del modello F-24. La soluzione esiste già e si chiama pagoPA, con esso gli inconvenienti descritti non potrebbero verificarsi.
Lo strumento realizzato dall'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale), in attuazione dell'articolo 5 del Codice dell'amministrazione digitale, consente, infatti, ai cittadini e imprese di pagare in modalità elettronica la pubblica amministrazione, ed è utilizzabile da poste e banche.

(*) (Avvocato Tributarista)

(**) (Presidente Anutel)


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