Home  › Fisco e contabilità

Imballaggi terziari, si paga la Tarsu se si producono rifiuti assimilati

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Le superfici dove si producono imballaggi terziari sono escluse dal pagamento della Tarsu a condizione però che il contribuente dimostri l'esistenza e la delimitazione di tali aree. Tuttavia, la produzione di imballaggi terziari non giustifica la totale detassazione dei locali laddove questa si accompagni alla produzione di rifiuti assimilati. Ciò è quanto deciso nella sentenza della Corte di Cassazione n. 14414/2017.

Gli imballaggi terziari
La Suprema Corte, nell'esaminare una controversia in cui la società ricorrente sosteneva il diritto all'esclusione totale dal tributo dei locali destinati a magazzino, in quanto negli stessi si realizzava solo la produzione di imballaggi terziari, ha evidenziato come le norme del Dlgs 22/1997 (oggi contenute nel Dlgs 152/2006) suddividano gli imballaggi in tre categorie: primari, secondari e terziari. In particolare, per quanto qui di interesse, la Suprema Corte ricorda che gli imballaggi terziari (o per il trasporto) rientrano nella categoria dei rifiuti speciali non assimilati, stante il divieto sancito dall'allora vigente articolo 43 del Dlgs 22/1997 di immettere gli stessi nel circuito dei rifiuti urbani. Al contrario, gli imballaggi secondari possono essere conferiti al servizio pubblico mediante raccolta differenziata.
Tuttavia, gli imballaggi terziari non sono di per se esenti dal tributo, ma agli stessi si applica la disciplina dei rifiuti speciali (articolo 62, comma 3, del Dlgs 507/1993), essendo onere del contribuente individuare la superficie dove per struttura e destinazione si producono esclusivamente tale tipo di rifiuti. Infatti, seppure l'onere della prova dei fatti costituenti l'obbligazione tributaria spetta all'amministrazione, per quanto attiene la quantificazione della tassa è posto a carico dell'interessato un onere di informazione (e anche di denuncia) per individuare la superficie non tassabile.
Nel caso in cui la produzione degli imballaggi terziari avvenga in modo congiunto con altri rifiuti assimilati, il contribuente non ha diritto alla detassazione totale, ma l'abbattimento della superficie ottenuto applicando le apposite percentuali stabilite dal regolamento comunale assicura la necessaria riduzione del tributo.
Di analogo parere era stata in passato la Corte con la sentenza n. 6359/2016.
La questione si sposta quindi sul piano probatorio, competendo al contribuente non solo dimostrare la produzione di imballaggi terziari, ma anche l'esatta delimitazione delle superfici in cui si generano esclusivamente tali rifiuti.
Peraltro, nella pratica può essere assai arduo per il contribuente dimostrare la natura terziaria di un imballaggio, ben potendo il medesimo materiale (cartone, plastica, ecc.) derivare al tempo stesso da un imballaggio terziario, secondario o primario, a seconda del suo utilizzo. Così, ad esempio, una scatola di cartone può essere un imballaggio terziario, se usata per il trasporto di prodotti, ovvero secondario, se utilizzata per esporre i prodotti nel punto di vendita o addirittura primario, se costituisce l'imballo venduto al consumatore finale insieme al prodotto. Ne deriva che non necessariamente quindi la dimostrazione della produzione di rifiuti costituiti da materiali componenti un imballaggio può essere sufficiente a far accedere alla detassazione, dovendosi anche dimostrare la natura di tale imballaggio, derivante dalla sua effettiva destinazione nell'ambito del processo produttivo dell'impresa.

Imballaggi e Tari
Non si può non osservare comunque che le sentenze sopra commentate si riferiscono ad annualità precedenti il 2006. Come l'entrata in vigore del Dlgs 152/2006 le norme in materia di imballaggio hanno subito importanti modificazioni. In particolare, l'articolo 221, comma 4, del citato decreto, modificato dal Dlgs 4/2008, ha stabilito che gli utilizzatori di imballaggi possono conferire al servizio pubblico imballaggi o rifiuti di imballaggio secondari o terziari, nei limiti dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali. Nel contempo permane la disposizione, ora contenuta nell'articolo 224 del Dlgs 152/2006, che vieta il conferimento degli imballaggi terziari nel normale circuito dei rifiuti urbani, facendo però salve le norme dell'articolo 221, comma 4 citato. Da qui si possono trarre due osservazioni. La prima è che il divieto di immettere nel circuito dei rifiuti urbani riguarda gli imballaggi terziari e non anche i rifiuti da imballaggio (definiti dall'articolo 218, comma 1, lettera f, del decreto). La seconda è che la possibilità concessa all'utilizzatore di conferire gli imballaggi terziari ed i relativi rifiuti al servizio pubblico, in forma di raccolta differenziata ove siano rispettati i limiti qualitativi e quantitativi di assimilazione stabiliti dal Comune, sembrerebbe rendere tali imballaggi rifiuti assimilabili agli urbani.
Tuttavia, la delicatezza della questione richiede una certa prudenza nell'operare l'assimilazione agli urbani anche dei rifiuti di imballaggi terziari. Ciò stante anche i prevalenti pareri giurisprudenziali propendenti per la non assimilabilità degli stessi (Ctr Milano, sentenza n. 5175/2015, Ctr Milano, sentenza n. 121/2003, Ctr Sardegna, sentenza n. 111/2003), pur in presenza di alcune voci dissonanti (Cassazione, sentenze 27057/2007, 627-11500/2012).
Nella Tari, il comma 649 dell'articolo 1 della legge 147/2013, esclude dalla determinazione della superficie assoggettata al tributo quella parte di essa in cui si producono in via continuativa e prevalente rifiuti speciali non assimilati agli urbani, al cui smaltimento sono tenuti a proprie spese i relativi produttori, a condizione che dimostrino l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente. In sostanza, anche nella Tari vige una disposizione similare a quella presente nella vecchia Tarsu in tema di rifiuti speciali, dalla quale si può desumere l'onere in capo al contribuente, al fine di beneficiare della detassazione, di dimostrare la produzione continuativa e prevalente di rifiuti non assimilati, di individuare le relative aree di produzione e altresì di comprovare periodicamente la corretta gestione a sue spese dei rifiuti prodotti. Si può osservare che, con riferimento ai magazzini, la medesima disposizione del comma 649 estende la detassazione anche alla loro superficie, purché gli stessi siano destinati ad accogliere materie prime e merci e siano funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio delle attività produttive di rifiuti non assimilati agli urbani (secondo i criteri stabiliti dal regolamento comunale). In tale caso la detassazione dei magazzini opera non perché vi si producono rifiuti speciali non assimilati, ma perché i rifiuti in essi prodotti sono ope legis considerati non assimilati (anche se rientrassero in tutti i parametri quantitativi e qualitativi stabiliti dal Comune).

Le nuove regole in arrivo
Lo schema del nuovo decreto statale di determinazione dei criteri quali-quantitativi per l'assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, previsto dall'articolo 195, comma 2, lettera e), del Dlgs 152/2006 e alla cui emanazione è stato diffidato il Ministero dell'ambiente dalla pronuncia del Tar Lazio n. 4611/2017, espressamente esclude dall'assimilazione anche i rifiuti da imballaggio terziario, ponendo fine in tale modo a ogni incertezza. È invece confermata l'assimilabilità degli imballaggi primari e secondari (non pericolosi), per quest'ultimi a condizione che sia istituita la raccolta differenziata. Da rilevare, se le previsioni dello schema saranno confermate, l'obbligo anche per le attività che producono rifiuti non assimilati agli urbani di sostenere gli oneri di spazzamento e lavaggio e i costi comuni del servizio, come definiti dal Dpr 158/1999. Ciò determinerebbe l'obbligo di assoggettare a una parte della quota fissa della tassa anche le attività che producono esclusivamente rifiuti non assimilati (la porzione imputabile ai costi di spazzamento e lavaggio ed ai costi comuni). Attività che invece oggi beneficiano della detassazione totale.

(*) Vice presidente Anutel - Docente esclusivo Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA