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Concessionari coinvolti solo se lo dice il regolamento

di Luigi Lovecchio

Una questione critica che si pone essenzialmente per i regolamenti comunali sulla definizione delle liti pendenti riguarda la possibilità di includervi le controversie promosse contro i concessionari privati della riscossione e dell’accertamento dei tributi locali.
Si tratta di una situazione molto diffusa soprattutto con riferimento ai tributi minori (Tosap e imposta sulla pubblicità), ma che si riscontra con una certa frequenza anche nei tributi maggiori (Ici/Imu e tassa rifiuti, che muovono la maggior parte del contenzioso).

Esclusi gli agenti

In effetti, la norma dell’articolo 11, Dl 50/2017, menziona esclusivamente le liti di cui è parte l’ente creditore (agenzia delle Entrate o ente territoriale). A ciò si aggiunga che secondo l’interpretazione ufficiale (circolare 22/E del 2017) la previsione appena citata non consente di ammettere ai benefici di legge le controversie promosse contro l’agente della riscossione (Equitalia, ora Agenzia delle Entrate-Riscossione). Perché questo sia possibile, è necessario che l’ente creditore sia comunque parte processuale alla data, si ritiene, del 24 aprile scorso, per chiamata del giudice o per intervento volontario.

Chi sta in causa

In relazione al ruolo dei concessionari, per costante giurisprudenza della Suprema Corte (sentenza 15864/2004), quando il tributo è gestito in concessione la legittimazione processuale compete unicamente al concessionario, e non al Comune. Inoltre, sulla base di quanto previsto dall’attuale versione dell’articolo 10, Dlgs 546/1992, sono parti del processo anche i concessionari privati iscritti all’albo dei soggetti abilitati, di cui all’articolo 53 del 446/1997.
Va subito chiarito che laddove l’intervento del soggetto privato sia a mero titolo di supporto dell’attività accertativa dell’ente locale, al quale resta quindi la responsabilità del provvedimento emesso, il problema non si pone, poiché la parte processuale è sempre il Comune.
Nell’ipotesi delle concessioni vere e proprie, invece, si assiste a un trasferimento di potestà pubblicistiche in capo al soggetto abilitato che determina il subentro di questi nei rapporti con i contribuenti. Ciò fa sì che la posizione del concessionario comunale non sia assimilabile a quella dell’agente della riscossione nazionale, che invece risulta assegnatario ab origine di determinate funzioni.
Alla luce delle considerazioni che precedono, dunque, si ritiene preferibile la tesi che ammette la definizione delle controversie contro il concessionario privato, in qualità di “successore” del Comune.

Il regolamento

Bisogna tuttavia tenere presente che si tratta di una situazione molto peculiare. Basti pensare, tra l’altro, alla questione di un’eventuale rinegoziazione degli accordi economici con il privato, in ragione della riduzione della base di commisurazione del suo compenso ad aggio. Per tutte queste ragioni, pare corretto ritenere che tale inclusione non sia obbligatoria, ma derivi da una scelta operata dal regolamento comunale, cosa che non sempre è avvenuta nei testi adottati nelle scorse settimane.


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