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Limiti di spesa eliminati, una semplificazione per molti enti ma non per tutti

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il recente Dl n. 50/2017, convertito dalla legge n. 96/2017, ha previsto la non applicazione di alcuni dei limiti puntuali imposti dallo Stato a talune voci di spesa dei bilanci degli enti locali, introducendo una semplificazione che però non riguarda tutti gli enti e che non può considerarsi una vera soppressione dei limiti. Peraltro, in alcuni casi, l'eliminazione dei limiti solo per alcune voci di spesa rischia di creare qualche imbarazzo a quegli enti che, non potendo rispettare alcuni dei limiti puntuali, si erano avvalsi della facoltà di rimodularli, fermo restando l'obiettivo di risparmio complessivo.

Le norme del Dl n. 50/2017
L'articolo 21-bis del Dl n. 50/2017 ha stabilito la non applicazione di alcuni dei limiti puntuali di spesa previsti dall'articolo 6 del Dl 78/2010 e dall'articolo 27, comma 1, del Dl n. 112/2008, in favore dei Comuni e delle forme associative degli stessi (consorzi e unioni di comuni) a condizione che tali enti: abbiano approvato il rendiconto 2016 entro il termine di scadenza del 30 aprile 2017 e che abbiano rispettato il saldo tra entrate e spese finali previsto dalle norme sul pareggio di bilancio (articolo 9 legge n. 243/2012). In relazione al primo aspetto, quindi, saranno esclusi dall'agevolazione quegli enti che hanno approvato formalmente il rendiconto dopo la scadenza di legge, ricordando che proprio il Dl n. 50/2017 ha ampliato il periodo di “tolleranza” per i ritardatari, prima dell'avvio della procedura di scioglimento del consiglio in caso di mancata approvazione del rendiconto, da 20 a 50 giorni (articolo 18, comma 3-ter, Dl n. 50/2017). C'è da interrogarsi se la disapplicazione dei limiti di spesa riguardi anche quegli enti che pur avendo approvato il conto del bilancio nel termine di legge, si sono avvalsi della facoltà di approvare il conto economico e lo stato patrimoniale entro il 31 luglio, come concesso dal comma 3-quater del medesimo art. 18. Il testo letterale della norma che si riferisce all'approvazione del rendiconto entro il 30 aprile fa propendere per la tesi negativa, in attesa comunque di chiarimenti ufficiali. Inoltre, per poter beneficiare della norma, gli enti interessati devono aver rispettato l'obiettivo del pareggio di bilancio dell'anno 2016, come risultante dalla certificazione inviata alla Ragioneria generale dello Stato entro il 31 marzo o dalla eventuale modifica della stessa inviata entro il 29 giugno scorso, come prescritto dal decreto del Ragioniere generale dello Stato n. 36991/2017.
Da rilevare che la norma riguarda solo i Comuni e le relative forme associative e non anche altre pubbliche amministrazioni.

I limiti sospesi
La norma sopra richiamata stabilisce che ai Comuni e forme associative che si trovano nelle sopra indicate condizioni non si applicano, per il 2017, le norme che imponevano:
- la riduzione delle spese per studi ed incarichi di consulenza nella misura minima dell'80% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6,comma 7, Dl n. 78/2010);
- la riduzione delle spese per relazioni pubbliche, convegni, pubblicità e rappresentanza nella misura minima dell'80% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6, comma 8, Dl n. 78/2010);
- il divieto di sostenere spese per sponsorizzazioni (articolo 6, comma 9);
- la riduzione delle spese per la formazione in misura non inferiore al 50% di quella sostenuta per le stesse motivazioni nel 2009 (articolo 6, comma 13);
- la riduzione del 50% della spesa sostenuta nel 2007 per la stampa di relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi o regolamenti e distribuita gratuitamente o inviata ad altre amministrazioni (articolo 27, comma 1, Dl n. 112/2008).
Permangono invece altri limiti puntuali previsti dalle norme, quali in particolari:
- la riduzione dei compensi, indennità e gettoni, le retribuzioni o le altre utilità corrisposte dalle pubbliche amministrazioni ai componenti degli organi di amministrazioni e organi collegiali, comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, nella misura del 10% dell'importo risultante il 30 aprile 2010, limitazione valida fino al 31 dicembre 2017 (e applicabile anche all'organo di revisione, come chiarito dalla Corte dei conti, Sezione autonomie, con deliberazione n. 29/2015) – articolo 6, comma 3, Dl n. 78/2010;
- la contrazione della spesa per le missioni in misura non inferiore al 50% dell'ammontare sostenuto nel 2009, fatta eccezione per le forze di polizia (articolo 6, comma 12);
- il tetto di spesa previsto per le spese l'acquisto, la manutenzione e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi (eccetto le auto della polizia locale, dei servizi sociali o destinate ai servizi di manutenzione delle strade comunali), pari al 30% della spesa sostenuta nell'anno 2011. In proposito va rammentato che è terminato il divieto di acquisto di nuove auto, previsto fino al 2016 dall'articolo 1, comma 143, legge n. 228/2012;
- il limite di spesa per le mostre (20% della spesa sostenuta nel 2009), ai sensi dell'articolo 6, comma 8, del Dl n. 78/2010.
Tuttavia, in relazione a quest'ultime, va evidenziato che l'articolo 22 del Dl n. 50/2017 ha stabilito che il limite di spesa previsto per le mostre non si applica per quelle effettuate da regioni ed enti locali o da istituti e luoghi della cultura di loro appartenenza. Quindi, mentre l'esclusione dal rispetto dei limiti delle altre voci di spesa previste dal comma 8 vale solo per i Comuni (e forme associative), la non applicazione del limite delle spese per le mostre vale per le regioni e tutti gli enti locali. Va quindi evidenziato che l'esclusione dai limiti delle spese per la realizzazione di mostre riguarda tutti i Comuni e non solo quelli “virtuosi” in base all'articolo 21-bis e non ha limiti temporali (a differenza delle agevolazioni dell'articolo 21-bis, limitate al solo 2017 e agli anni seguenti solo sotto certe condizioni).
Per completezza, va rammentato che già dal 2016 non si applica agli enti locali il limite per l'acquisto di arredi, previsto in origine dall'articolo 1, comma 141, legge n. 228/2012.
La possibilità di non applicare i limiti di spesa sopra illustrati è riproposta anche per gli anni successivi al 2017, limitatamente però ai Comuni e alle forme associative degli stessi che hanno approvato il bilancio di previsione dell'esercizio di riferimento entro il 31 dicembre dell'anno precedente e che hanno rispettato il saldo del pareggio di bilancio. Quindi, ad esempio, solo i Comuni che approveranno il bilancio 2018-2020 entro il 31 dicembre prossimo beneficeranno della norma agevolativa.

La rimodulazione dei limiti di spesa
La norma, seppure sicuramente auspicata da molti enti, non include tutti i limiti di spesa in precedenza previsti. Ciò potrebbe rappresentare un problema per quegli enti che negli anni passati avevano “sforato” i limiti puntuali oggi confermati (come ad esempio quello relativo alle auto), rispettando tuttavia il limite complessivo delle spese previsto dal legislatore. Si fa riferimento a quegli enti che, sulla scorta di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 139-173/2012, avevano provveduto a “rimodulare” i limiti delle varie voci di spesa, garantendo comunque il risparmio complessivo richiesto dal legislatore.
La Corte costituzionale aveva infatti stabilito che le singole norme statali che impongono alle autonomie locali tagli puntuali e precise misure riduttive della spesa sono costituzionalmente legittime nella misura in cui si consideri vincolante solo il limite complessivo posto. Ciascun Ente soddisfa il vincolo di legge garantendo un risparmio complessivo non inferiore a quello derivante dall'applicazione delle singole misure, ben potendo definire autonomamente gli importi e le percentuali di riduzione sulla singola voce di spesa, con ampia libertà di allocazione delle risorse fra i diversi ambiti ed obiettivi di spesa.
In applicazione del sopra esposto principio, la Sezione Autonomie della Corte dei conti, con deliberazione n. 26 del 20/12/2013, ha ritenuto che gli enti locali siano obbligati al rispetto del tetto complessivo di spesa risultante dall'applicazione dell'insieme dei coefficienti di riduzione della spesa per consumi intermedi previsti da norme in materia di coordinamento della finanza pubblica, consentendo che lo stanziamento in bilancio tra le diverse tipologie di spese soggette a limitazione avvenga in base alle necessità derivanti dalle attività istituzionali dell'ente.
A questo punto, essendo venuti meno molti dei limiti di spesa, gli enti che non erano in grado di rispettare il limite della spesa relativo alle auto, perché magari caratterizzati da un bassa spesa storica ed impossibilitati a razionalizzare la spesa pena il fermo delle poche auto disponibili, potevano far fronte alle esigenze riducendo il limite massimo di spesa di altre voci, garantendo comunque il rispetto del risparmio complessivo. Tenendo conto che molte spese sono poi vincolate per legge, quali l'assicurazione e la revisione periodica. Possibilità che oggi paradossalmente sembra venir meno, pur essendo magari l'ente ritenuto virtuoso, con il conseguente e inevitabile sforamento del limite di spesa. Un aspetto questo sul quale sarebbe forse opportuno un intervento del legislatore, al fine di evitare situazioni di grossa difficoltà specie negli enti piccoli.

(*) Vice Presidente Anutel - Docente esclusivo Anutel


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