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Pagamenti pubblici ancora a rilento: 58 giorni medi di attesa nel 2016

di Gianni Trovati

Il ritmo dei pagamenti della pubblica amministrazione ai fornitori accelera, ma la scadenza dei 30 giorni (60 nella sanità) imposta dalle regole europee recepite anche da noi resta lontana: nel 2016, come mostra l'aggiornamento del «cruscotto dei pagamenti» pubblicato dall'Economia, gli uffici pubblici hanno fatto aspettare in media 58 giorni, liquidando le loro fatture con un ritardo intorno ai 16 giorni. Come tutte le medie, si tratta di un dato figlio di situazioni molto differenziate fra loro, che a uffici in grado di soddisfare abitualmente i propri fornitori senza aspettare le scadenze di legge affiancano molte situazioni in cui il pagamento continua ad arrivare strutturalmente in ritardo. Fra gli enti territoriali (Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e Asl) il 62% continua a denunciare ritardi, che nei casi più gravi arrivano a sommare centinaia di giorni medi .

Rischio infrazione Ue
Proprio questo panorama (troppo) variegato continua a far storcere il naso agli osservatori della commissione europea, che da tre anni hanno avviato una procedura d'infrazione contro il nostro Paese per il mancato rispetto del calendario dei pagamenti imposto dalle direttive Ue. Spinta anche dai guardiani di Bruxelles, l'Italia ha rafforzato le regole, con l'obbligo di pagare in 30-60 giorni e i super-interessi di mora a carico dei ritardatari che non possono essere cancellati dai contratti, e il monitoraggio, con il nuovo cervellone informatico chiamato a seguire passo passo la vita di tutte le fatture: si tratta del nuovo «Siope +», che da luglio è attivo per un gruppetto di sette enti sperimentatori) e dal 1° gennaio prossimo dovrebbe tastare il polso di tutti gli enti territoriali. Salvo proroghe. Resta da capire se la blindatura di regole e controlli basterà a evitare le multe europee, oppure se a decidere sarà la costatazione delle attese reali a cui sono costrette ancora molte aziende al lavoro con la Pa. Fatto sta che il nuovo monitoraggio ministeriale disegna un quadro in lento miglioramento.

I numeri
L'anno scorso il censimento ha contato 27,3 milioni di fatture per un totale di 157,6 miliardi, di cui 150,4 effettivamente liquidabili. I pagamenti effettivi hanno riguardato 17,3 milioni di fatture per 111,2 miliardi. Risultato: al traguardo è arrivato il 63% delle transazioni, e il 74% delle somme.Bene? Male? Dipende, soprattutto dall'ufficio pubblico che l'impresa si trova di fronte. Per la cronaca, nel podio ministeriale dei pagatori più rapidi del 2016 finiscono tre enti sanitari: l'azienda regionale della Lombardia per l'emergenza e l'urgenza (46 giorni di anticipo medio rispetto alla scadenza della fattura), l'azienda territoriale di Mantova e l'Ospedale Giuseppe Moscati di Avellino (44 giorni medi di anticipo). Quest'ultimo resta però una delle poche eccezioni in una pubblica amministrazione del Centro-Sud che continua a mostrare segni evidenti di sofferenza. La prova arriva dallo stesso elenco dei 500 «migliori» stilato dal ministero dell'Economia, che nell'84% dei casi ospita enti pubblici delle regioni settentrionali.


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