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L'avvio della contabilità economico-patrimoniale integrata, prime riflessioni

di Massimo Anzalone - Rubrica a cura di Ancrel

Il Dlgs 118/2011, così modificato dal Dlgs 126/2014, è noto come abbia inteso riformare il sistema contabile delle Regioni e degli enti locali innovando in materia di principi contabili (generali e applicati), schemi di bilancio e modalità di classificazione contabile - piano dei conti integrato, vincolato alla struttura del piano dei conti del Dlgs 91/2011, e classificazione per missioni e programmi – e rivedendo al contempo, l'intero iter di programmazione e gestione amministrativa degli enti ricadenti nel suo ambito. Il Dlgs 118/2011 ha disciplinato, inoltre, le regole volte alla produzione dei bilanci consolidati attraverso la costruzione di uno schema tipo valido per le Regioni, Province autonome ed enti locali con i propri enti e organismi strumentali che fosse funzionale a fornire ai decisori politici ogni possibile elemento per correttamente valutare l'andamento economico degli enti territoriali nel loro complesso.

La novità
In questa sede appare necessario soffermarsi sulla principale innovazione introdotta dal Dlgs 118/2011: l'adozione di una contabilità integrata, insieme finanziaria ed economico-patrimoniale, per le amministrazioni territoriali in contabilità finanziaria da esso disciplinate.
L'introduzione di una contabilità di tal tipo risponde a molteplici obiettivi, riconducibili, in linea generale, al soddisfacimento di esigenze micro e macro di gestione, programmazione e controllo all'interno dell'ente o provenienti da sollecitazioni esterne allo stesso (si veda Anzalone, 2017, «La contabilità economico patrimoniale delle regioni e degli enti locali»). Il Dlgs 118/2011 specificamente prevede, infatti, all'articolo 2, che le Regioni, gli enti locali e i loro enti strumentali affianchino, ai fini conoscitivi, alla contabilità finanziaria – che costituisce il sistema contabile principale e fondamentale per fini autorizzatori e di rendicontazione della gestione – un sistema di contabilità economico-patrimoniale, garantendo la rilevazione unitaria dei fatti gestionali sotto il profilo finanziario ed economico-patrimoniale.

Impatto della riforma e rinvio
La rilevazione unitaria dei fatti di gestione, da realizzarsi mediante l'applicazione del piano dei conti, nel rispetto delle disposizioni previste dai due principi contabili applicati della contabilità finanziaria e di quella economico-patrimoniale, ha determinato l'adozione di una contabilità integrata nella sostanza profondamente diversa dai modelli che avevano caratterizzato la storia contabile più recente degli enti territoriali, tra i quali, si ricordano gli schemi di riconciliazione introdotti per gli enti locali. La prima adozione di un siffatto modello ha determinato, fatalmente, un deciso arricchimento della complessità teorica, operativa e tecnica del tessuto contabile degli enti. Molti enti hanno così lamentato, per mezzo delle proprie associazioni di categoria, la necessità di un maggiore respiro temporale per correttamente procedere all'adozione delle nuove disposizioni tecniche, anche in considerazione della molteplicità di adempimenti derivanti dallo start-up della riforma.
Tali esigenze sono state fatte proprie dal Legislatore che ha deciso il rinvio dell'adozione della contabilità economico-patrimoniale al 31 luglio. Una riflessione di merito sulle modalità di implementazione della contabilità economico-patrimoniale presso gli enti sarà possibile solo nel momento in cui saranno pubblicati i primi bilanci.

Attività di rilevazione e problematiche
Allo stato è possibile fare delle considerazioni di carattere generale sulle maggiori problematicità che ne hanno caratterizzato il percorso di adozione. Il Dlgs 118/2011 ha avuto il merito di delineare strumenti tra loro profondamente integrati al fine di facilitarne l'adozione. Dette integrazioni devono essere però recepite anche nel tessuto operativo degli enti che per implementare efficacemente le disposizioni del Dlgs 118/2011, e in particolare quelle connesse alla contabilità economico-patrimoniale, devono assicurare una maggiore sinergia tra le proprie strutture organizzative e garantire la corretta integrazione dei relativi pacchetti software applicativi. È impensabile immaginare, ad esempio, che si possa correttamente elaborare il conto economico e lo stato patrimoniale per un ente che non riesca a fare dialogare, informaticamente, i moduli di bilancio e quelli propri della gestione dell'inventario e del patrimonio. L'adozione della contabilità economico-patrimoniale, inoltre, deve rispettare il corpo delle regole di integrazione contenute all'interno del relativo principio contabile. La necessità di rilevare unitariamente i fatti di gestione nei loro profili finanziari ed economico-patrimoniale comporta, infatti, l'adozione di una serie di regole di correlazione tra i rispettivi momenti di rilevazione che permettano l'emersione e la registrazione delle operazioni contabili coerentemente alle disposizioni per esse previste dai principi generali della competenza finanziaria e di quella economica. Va però sottolineato come l'adozione di tali regole e la contestuale implementazione della matrice di transizione tra i moduli del piano dei conti pubblicata sul sito dipartimentale della Ragioneria generale dello Stato da sole non bastino ad esaurire i compiti per la redazione del conto economico e dello stato patrimoniale. Questi, infatti, si caratterizzano per una serie ulteriori di passaggi operativi, necessari per riportare a competenza le operazioni di gestione, nell'ambito, tra le altre, delle scritture di assestamento proprie del modello contabile. Passaggi, questi, che esulano dagli automatismi garantiti dalla norma e che demandano all'esperienza e alla sensibilità degli operatori quelle ulteriori operazioni tipiche della contabilità economico-patrimoniale. A margine di tale considerazione è possibile desumere alcuni elementi a livello di sistema. La contestuale presenza di più strumenti tra loro integrati può aver portato alcuni operatori a sottostimare l'impatto dell'adozione della contabilità economico-patrimoniale. Quest'ultima necessita, ad esempio, di un lavoro profondo di analisi ai fini della elaborazione del patrimonio di apertura degli enti. Una sensazione che è necessario riportare è quella relativa alla interpretazione del dettato normativo. Molti hanno inteso come una diminutio l'etichetta «a fini conoscitivi» della contabilità economico-patrimoniale. Questa, nella sostanza delle operazioni, rappresenta solo una differenziazione a livello di autorizzazione di bilancio, ma non può e non deve comportare una minore attenzione alla qualità delle elaborazioni prodotte dagli enti. Il percorso di adozione del nuovo assetto contabile delineato dal Dlgs 118/2011 è ancora lungo e necessità di ulteriori momenti di confronto e sviluppo. È però possibile affermare come la struttura tecnica da esso delineata sia riuscita a intercettare, tra le altre cose, talune tra le maggiori esigenze di sviluppo tecnico e organizzativo degli enti e in tal senso la sua applicazione rappresenta per gli stessi un importante elemento di stimolo e crescita.


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