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Liti su espropri, sotto controllo l’utilizzo delle somme accantonate con avanzo di amministrazione

di Maria Carla Manca (*) - Rubrica a cura di Ancrel

L'espropriazione per pubblica utilità è un istituto giuridico italiano in virtù del quale la pubblica amministrazione può, con un provvedimento, acquisire per sé o far acquisire a un altro soggetto, per esigenze d'interesse pubblico, la proprietà o altro diritto reale su di un bene, indipendentemente dalla volontà del suo proprietario, previo pagamento di un indennizzo.

Il controllo dell'organo di revisione
I contenziosi sugli espropri devono sempre più essere oggetto di controllo e valutazione da parte dell'organo di revisione, posto che in molteplici casi le passività potenziali potrebbero diventare debiti fuori bilancio da pagare sulla base di sentenze esecutive. Gli interventi dell'organo di revisione in tale ambito, si sono sempre concentrati nel far accantonare all'ente le relative somme in termini prudenziali per evitare di trovarsi, a seguito della soccombenza, in una situazione di crisi finanziaria. In applicazione del principio contabile applicato 4/2, l'organo di revisione deve, infatti, procedere a una costante ricognizione e all'aggiornamento del contenzioso formatosi per attestare la congruità degli accantonamenti. Gli accantonamenti confluiranno nell'avanzo di amministrazione per la copertura dei debiti derivante da sentenza definitiva a tutela degli equilibri di competenza nell'anno in cui si verificherà l'eventuale soccombenza.

La legge 208/2015 e il pareggio di bilancio
Con l'approvazione della legge 28 dicembre 2015 n. 208 e l'applicazione della regola di pareggio del bilancio ex articolo 9 della legge 243/2012, la normativa ha fatto venir meno tutti gli sforzi di accantonamenti di risorse effettuati dalle amministrazioni nel corso degli anni, e ora l'avanzo di amministrazione accantonato, applicato al bilancio, non può essere considerato elemento positivo mentre, di contro, la spesa relativa al debito riconosciuto incide per tutti i suoi contenuti. L'unica possibilità per l'ente, per evitare di non rispettare la regola del pareggio di bilancio è la possibilità di un accordo con il creditore attraverso la rateazione in tre anni così come prevista dal comma 2 dell'articolo 194 del Tuel.

Il caso pratico
L'ente negli anni ottanta promuove una pratica espropriativa finalizzata all'acquisizione di un'area per la realizzazione di un piano per l'edilizia economico popolare. L'indennità proposta per l'acquisizione da parte del Comune porta il soggetto proprietario a ricorrere con azione giudiziaria e l'ente viene condannato al pagamento di una somma di rilevante importo quale indennità di espropriazione dell'area. L'Amministrazione, nel corso degli anni aveva accantonato la somma di 1 milione di euro, sufficiente per mettere al riparo il Comune da un possibile squilibrio finanziario in conseguenza della decisione dei giudici. La somma viene accantonata con avanzo vincolato fino alla data dell'esercizio 2015. L'ente, nel corso degli anni, versa alla Cassa depositi e prestiti la somma non accettata dalla ditta esproprianda, e la sentenza successiva dispone il versamento di un'ulteriore somma maggiorata degli interessi legali dalla data del decreto di esproprio al saldo. Il Comune, alla luce della legge 208/2015 e delle norme sul pareggio di bilancio, si trova in una fattispecie definita «paradossale» per aver provveduto ad accantonare un'ingente somma, e non poterla utilizzare attraverso l'applicazione dell'avanzo d'amministrazione accantonato per onorare il debito derivante dal contenzioso, con somme tra l'altro giacenti presso la Tesoreria, e di contro tutti gli sforzi fatti dai cittadini che si sono visti privati di servizi e opere pubbliche indispensabili ed essenziali.

(*) Presidente Ancrel - sezione provinciale di Oristano


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