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Il patrimonio netto delle Regioni nell’armonizzazione contabile

di Guido Mazzoni (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Entrata in vigore integralmente la riforma contabile dettata dal Dlgs 118/2011 (modificato dal Dlgs 126/2014), nel 2016 le amministrazioni locali e le Regioni si son trovate per la prima volta nella condizione di redigere una rappresentazione dei propri conti sulla base di un sistema che deve garantire la rilevazione unitaria dei fatti di gestione, sia sotto il profilo finanziario, sia sotto quello economico patrimoniale, imperniato sulle regole dei sistemi contabili a base economico patrimoniale o «accrual» (ovverosia basati sui principi fondati sulla competenza economica).
Tale rappresentazione, prevista a fini conoscitivi dall'articolo 2 del Dlgs 118/2011 in accompagnamento a quella a carattere autorizzatorio fondata sugli schemi della contabilità finanziaria, ha comportato l'applicazione del piano dei conti integrato (allegato n° 6 al Dlgs 118/2011), del principio contabile generale n° 17 della competenza economica (allegato 1), del principio applicato della contabilità economico patrimoniale (allegato 4/3).
Ha anche richiesto l'elaborazione di uno stato patrimoniale di apertura, al 1° gennaio 2016, ottenuto riclassificando l'ultimo stato patrimoniale/conto del patrimonio, secondo lo schema previsto dall'allegato n° 10, avvalendosi della ricodifica dell'inventario e applicando i criteri di valutazione dell'attivo e del passivo previsti dal principio applicato della contabilità economico-patrimoniale n°9.3 «Il primo stato patrimoniale: criteri di valutazione».

Il percorso europeo
È dal recepimento della direttiva comunitaria 85/2011 che discende questo percorso. È calendarizzata per il 2025, infatti, la conclusione del processo di armonizzazione secondo le norme del sistema SEC 2010 con l'adozione generalizzata a livello europeo dei principi contabili degli organismi pubblici (Epsas), dopo un importante passo intermedio nel 2020 allorquando è previsto a livello europeo il passaggio generalizzato alla contabilità economico-patrimoniale con l'abbandono della contabilità finanziaria (nel 2019 l'adeguamento al livello centrale dello Stato).

Un lavoro molto impegnativo
Crediamo di poter affermare senza tema di smentita che, in generale, il lavoro è stato ed è per ogni amministrazione molto impegnativo. In primo luogo per un percorso, che potremmo definire di stampo culturale, cui sono stati soggetti gli operatori in ragione della qualificazione professionale, in materia di contabilità economico-patrimoniale, acquisita a tappe forzate. In secondo luogo per l'ampiezza e l'approfondimento che richiede una ricognizione accurata dei beni facenti parte del proprio patrimonio (purtroppo non sempre presente nei vari enti) unitamente alla loro valorizzazione. Non a caso il Dlgs 118/2011 (punto 9.2 del “Principio applicato concernente la contabilità economico-patrimoniale”) consente fino al 31 dicembre 2017 il recepimento nello stato patrimoniale dei valori dei beni ancora in corso di ricognizione.

Il caso delle Regioni
Nelle Regioni, in particolare, ancora potrebbero esserci casi di ricognizione dei beni (e dei loro valori) ancora parziali. Si può immaginare, infatti, che sul valore del patrimonio netto rappresentato influiscano le peculiarità che contraddistinguono l'attività istituzionale le cui finalità sono quelle di promuovere lo sviluppo socio-economico del proprio territorio anche attraverso un'attività che contempli trasferimenti a soggetti pubblici e a volte anche privati. In questo contesto i contributi agli investimenti concessi nel corso degli anni a soggetti pubblici del territorio regionale (aziende sanitarie, Comuni, Province, Comunità montane) sono presumibilmente andati a incrementare la dotazione patrimoniale di questi soggetti piuttosto che quella della Regione (nel corso degli anni le Regioni hanno anche finanziato, probabilmente anche per una parte significativa, tali contributi agli investimenti mediante ricorso all'indebitamento nel rispetto della legge 350/2003).
Si può immaginare che anche la ricognizione e la valorizzazione delle strade, delle strade ferrate, delle opere idrauliche, di quelle relative ai canali e alle zone portuali relative alla navigazione interna, solo per fare degli esempi, non possa essere stato esercizio di facile esecuzione.
Al di là della parzialità del risultato a oggi probabilmente da molti conseguito (è intuitivo il fatto che l'eventuale non completezza del processo di ricognizione produca necessariamente dati ancora approssimativi) sarà interessante valutare i risultati raggiunti dalle varie Regioni (patrimoni netti negativi?) non appena il percorso di approvazione dei rendiconti generali relativi al 2016 sarà concluso e i relativi dati resi disponibili. Non è da sottovalutare, in generale, la portata informativa della rappresentazione della gestione in termini economico-patrimoniali: da tale rappresentazione può essere colta non solo l'entità del patrimonio regionale espresso secondo i valori della sua consistenza, ma anche valutato, nel raffronto fra i valori di anni diversi, il prodotto dell'azione amministrativa sul patrimonio dell'Ente.
Una visione allargata alle dinamiche non solo finanziarie, ma anche economico-patrimoniali, in un momento storico in cui la navigazione avviene attraverso mari tempestosi, penso possa aiutare l'analisi della realtà e delle sue possibili evoluzioni suggerendo agli amministratori scelte politiche che possano tener conto di ogni elemento utile a mantenere, anche in termini di equità intergenerazionale, i delicatissimi equilibri oggi richiesti.

(*) Coordinatore gruppo revisori regioni Ancrel


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