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Esenzione Ici/Imu degli enti non commerciali: sempre necessario l’utilizzo diretto

di Maria Suppa (*) - Rubrica a cura di Anutel

La mancanza dell'utilizzazione diretta dell'immobile, perché concesso in comodato a un terzo, fa perdere il diritto all'esenzione Ici.
Con l'ordinanza del 17 maggio 2017 n. 12301, la Cassazione respinge la richiesta di esenzione avanzata da una associazione per un immobile nel quale si svolgevano attività ricreative e ricettive, concesso in comodato a un privato cui era stata affidata la gestione di queste attività. La suprema corte sottolinea che per beneficiare dell'esenzione dall'Ici è necessaria l'utilizzazione diretta degli immobili da parte dell'ente che ne abbia il possesso e dell'esclusiva loro destinazione ad attività peculiari che non siano produttive di reddito: occorre, pertanto, che siano posseduti dall'ente non commerciale utilizzatore, cioè che vi sia coincidenza tra ente proprietario (o titolare di altro diritto reale sul bene) e quello che utilizza l'immobile.

La natura del beneficio
La pronuncia conferma l’orientamento degli ultimi anni della Cassazione sull’esenzione Ici/Imu per gli immobili concessi in comodato. Nelle sentenze 25508 del 18 dicembre 2015 e 14192 e 14913 del 20 luglio 2016 la Corte, ben lontana dal ritenere indifferentemente esenti tutti quelli ove il rapporto tra possessore e utilizzatore sia regolato dal comodato gratuito, ha stabilito che nei casi degli immobili in comodato d'uso non è la gratuità della concessione a consentire di per sé l'accesso all'esenzione bensì l'esistenza di un rapporto di stretta strumentalità organica e funzionale nella realizzazione dei compiti istituzionali, che «…autorizza a ritenere una “compenetrazione” tra di essi e a configurarli come realizzatori di una medesima “architettura strutturale”…» con onere dell'ente richiedente di fornire la prova rigorosa dell'esistenza di tale rapporto.
Pertanto, solo quando si verifica in fatto e in diritto che l'ente utilizzatore sia una articolazione organizzativa dell'ente concedente (diversamente da quanto accaduto nella fattispecie decisa dall'ordinanza in commento), tale peculiarità del rapporto di legame sostiene la raffigurazione della utilizzazione diretta, seppur per via di altro soggetto, dell'ente concedente e, quindi, il diritto di godere dell' esenzione, in base all’articolo7, lettera i).

Enti non profit e immobili locati
La condizione dell’immediata e diretta utilizzazione dell'immobile da parte dell'ente possessore voluta dall'articolo 7, primo comma, lettera i), Dlgs 504/1992 non è mai ravvisabile nei casi di immobili locati; di conseguenza è irrilevante anche che i proventi della locazione siano poi destinati alle attività istituzionali dell'ente non commerciale.
In tal senso si è pronunciata la quarta sezione della Ctr Torino con le pregevoli sentenze del 24 maggio 2017 n.856 e dell’8 marzo 2017 n.397, con le quali ha respinto la richiesta di rimborso avanzata per l'imu versata per il 2012 dalle Agenzie territoriali per la casa , in ragione di un presunto diritto a beneficiare dell'esenzione dall'imposta.
Il giudice d'appello ha evidenziato innanzitutto che la locazione degli immobili a terzi fa venir meno il requisito dell'utilizzazione diretta richiesto dalla norma che esonera dal pagamento dell'imposta. Sul punto, si ricorda il richiamo della Ctr alla costante e consolidata giurisprudenza di legittimità secondo la quale «…La condizione dell’immediata e diretta destinazione voluta dalla norma, non è mai ravvisabile nei casi di immobili locati perchè il bene è utilizzato (dal conduttore e/o concessionario del godimento) per attività (abitazione) di carattere indiscutibilmente privata, costituente un mero effetto o una mera conseguenza dell'attività svolta dall'ente medesimo...» (fra le tante pronunce, si veda Cassazione - sentenze n. 5046 del 13 marzo 2015, 21372 del 21 ottobre 2015 e 25021 dell’11 dicembre 2015).
Dai principi espressi sulla questione dal diritto vivente ne consegue, per il giudice d'appello, che in caso di utilizzazione indiretta quale è la locazione, pur se assistita da finalità di pubblico interesse, la norma di esenzione non può trovare applicazione.

Ambito ristretto rispetto all’Ici
La Ctr, inoltre, rileva che con la modifica dell'articolo 7, primo comma, lettera i) del Dlgs 504/1992 , in vigore dal 2012, si è inteso restringere, rispetto all'Ici, l'ambito di operatività della norma di esenzione alle sole attività svolte con modalità «non commerciali» (requisito oggettivo) senza però intaccare il requisito dell'utilizzazione diretta dell'immobile da parte dell'ente possessore, sempre necessario per accedere all'esenzione (requisito soggettivo).
La ricettività sociale cui fa riferimento l'articolo 7 (per l'Imu come per l'Ici), quindi, consiste esclusivamente nell'attività di accoglienza e di servizi offerti e svolti direttamente dal possessore degli immobili nei confronti di determinate categorie svantaggiate (come centri di accoglienza, pensionati per studenti, comunità alloggio).
Per il giudice d’appello, la soggezione a imposta, per il 2012, degli alloggi sociali locati a terzi, deriva, oltreché dalla mancanza dell'utilizzazione diretta, anche dalla specifica tassazione Imu riservata agli immobili destinati all'edilizia residenziale pubblica.
Ineccepibile, infatti, è il richiamo all'articolo 13, comma 10, del Dl 201/2011 (convertito dalla legge 214/2012 ) che stabilisce espressamente per gli immobili degli enti per l'edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, destinati ad alloggi sociali, la soggezione all’Imu applicando la detrazione d'imposta di 200 euro. La specialità di questa disciplina rispetto alla norma generale di esenzione non può che determinare l'esclusione, per il 2012, degli immobili in questione dal novero di quelli esenti in base all’articolo 7.

(*) avvocato tributarista patrocinante in Cassazione e docente Anutel


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