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L’aggio di Equitalia supera il test costituzionale

di Giuseppe Debenedetto

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'aggio di Equitalia, sollevata dalle commissioni tributarie provinciali di Cagliari, Milano e Roma. Lo ha deciso la Corte costituzionale con l'ordinanza n. 129/2017, che ha di fatto salvato la disciplina dell'aggio ma solo perché i rilievi dei giudici tributari erano carenti sia in ordine all'individuazione della norma censurata sia per difetto di motivazione in punto di rilevanza della questione. Va subito detto che la norma sottoposta all'attenzione della Corte costituzionale, l'articolo 17 del decreto legislativo 112/99, è cambiata diverse volte negli anni passando peraltro da un iniziale regime di variabilità dell'aggio su base territoriale all'introduzione della misura unica del 9% sull'intero territorio nazionale (Dl 185/2008). Poi l'aggio è stato ridotto all'8% dal 2013 e al 6% dal 1° gennaio 2016. Difficile, quindi, individuare la normativa di riferimento, non essendo peraltro chiaro se applicare la disciplina dell'anno d'imposta relativa all'iscrizione a ruolo oppure quella vigente al momento dell'emissione della cartella di pagamento. Le commissioni tributarie di Cagliari, Milano e Roma hanno in particolare contestato la “sovraremunerazione” di Equitalia, causata da un aggio non correlato alle attività svolte in concreto e senza alcun tetto massimo. Nel caso esaminato dai giudici di Milano si trattava di un aggio di 25.000 euro, peraltro pagato dal contribuente entro 60 giorni. La difesa erariale ha però evidenziato che l'aggio non è destinato a coprire solo le spese delle singole procedure ma anche gli oneri complessivi della struttura e quindi le plurime attività svolte dall'agente della riscossione. La Consulta non è tuttavia entrata nel merito della questione, che in caso di fondatezza avrebbe avuto un impatto economico pesante per il bilancio di Equitalia, pari a 3,5 miliardi di euro (quasi lo stesso valore della “manovrina” del Dl 50/2017). La difesa di Equitalia aveva infatti chiesto alla Corte di valutare la possibilità di modulare gli effetti temporali, in caso di eventuale pronuncia di incostituzionalità. Che però non c'è stata. Ma la questione non si è ancora chiusa definitivamente perché nel frattempo è arrivata alla Consulta un'altra ordinanza di rimessione, emessa l'8 giugno 2016 dalla commissione tributaria regionale di Milano, che ritiene illegittima la richiesta di un aggio di quasi mezzo milione di euro, eccessivamente sproporzionato rispetto all'effettiva attività svolta da Equitalia. Questa volta, tra l'altro, ci troviamo di fronte a un'ordinanza puntuale e completa, che dovrebbe consentire alla Consulta di entrare nel merito della questione. Con la conseguenza che, in caso di eventuale fondatezza, l'impatto finanziario di 3,5 miliardi verrebbe scontato dal nuovo ente nazionale che dal 1° luglio subentrerà a Equitalia.


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