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Fondo crediti dubbia esigibilità calcolato in occasione del rendiconto di gestione

di Luciano Fazzi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Come noto il principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria (allegato 4/2 del Dlgs n. 118/2011) fin dalla sua prima versione dell'anno 2013 disponeva che, in occasione del rendiconto, nell'avanzo di ammnistrazione, in considerazione dell'ammontare dei residui attivi degli esercizi precedenti e di quello dell'esercizio in corso l'importo complessivo del Fondo crediti di dubbia esigibilità fosse calcolato applicando all'ammontare dei residui attivi la media dell'incidenza degli accertamenti non riscossi sui ruoli o sugli altri strumenti coattivi negli ultimi cinque esercizi.
Di fatto veniva richiesto che in occasione del rendiconto fosse accantonato nel risultato di amministrazione una somma calcolata sui residui attivi di fine anno (quindi dopo il riaccertamento dei residui) che indicasse il grado medio di inesigibilità dei vari residui attivi tenuto conto del grado di riscossione riscontrato nel quinquennio precedente.

La gradualità degli accantonamenti
Al fine poi di “mitigare” l'impatto che l'accantonamento a titolo di Fcde aveva sui bilanci degli enti locali, l'articolo 1, comma 509, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 (legge di stabilità per il 2015) introdusse la possibilità di prevedere un’applicazione graduale dell'accantonamento a titolo di Fcde nel bilancio di previsione a partire da quello relativo al periodo 2015-2017.
In questo caso il dettato normativo consentiva, fatto 100 l'importo dell'accantonamento determinato secondo quanto previsto dal principio applicato concernente la contabilità finanziaria, di fare accantonamenti inferiori ma crescenti di anno in anno fino al 2019.
In particolare 36% per il 2015, 55% per il 2016, 70% per il 2017, 85% per il 2018 e il 100% dal 2019.

Modifiche contabili
A seguito della gradualità consentita per gli stanziamenti degli accantonamenti del Fcde nei bilanci di previsione del quinquennio 2015- 2019, fu conseguentemente modificato il principio nella parte in cui disponeva le modalità di accantonamento del Fcde in occasione del rendiconto.
Tenuto conto, infatti, che a seguito dell'applicazione delle nuove regole della contabilità armonizzata lo stock complessivo dei residui attivi dovrebbe tendere a essere sostanzialmente stabile nel tempo, non subendo significative variazioni, anche la quota del risultato di amministrazione accantonata al Fondo crediti di dubbia esigibilità dovrebbe, anch'essa tendere a essere stabile e, di conseguenza, gran parte dell'accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità ,effettuato annualmente nel bilancio di previsione, non sarebbe destinato a confluire nella quota del risultato di amministrazione accantonata per il fondo crediti di dubbia esigibilità.
Pertanto se i residui attivi sono stabili nel tempo, nella quota del risultato di amministrazione accantonata per il fondo crediti di dubbia esigibilità confluirebbe solo la parte del fondo accantonato nel bilancio di previsione di importo pari agli utilizzi del fondo crediti a seguito della cancellazione o dello stralcio dei crediti dal bilancio.

Il calcolo semplificato
Viene quindi prevista una modalità «semplificata» per il calcolo del Fcde a rendiconto basata sul seguente presupposto:
+ Fondo crediti di dubbia esigibilità nel risultato di amministrazione al 1° gennaio dell'esercizio cui il rendiconto si riferisce;
- gli utilizzi del fondo crediti di dubbia esigibilità effettuati per la cancellazione o lo stralcio dei crediti
+ l'importo definitivamente accantonato nel bilancio di previsione per il Fondo crediti di dubbia esigibilità, nell'esercizio cui il rendiconto si riferisce
Tale metodo di calcolo pur consentendo agli enti un minore accantonamento in occasione del rendiconto (nel periodo 2015-2018) di fatto non fa che rinviare al 2019 e agli anni successivi maggiori oneri per l'accantonamento dell'intero importo inesigibile dei residui attivi.
Il metodo semplificato consente quindi di accantonare un importo formato dall'accantonamento dell'esercizio precedente più la quota ridotta accantonata nell'esercizio corrente al netto degli utilizzi per la cancellazione di residui attivi. Tuttavia, nell'ipotesi di cancellazione dei residui in corso d'anno, si provvede a una corrispondente riduzione dell'accantonamento nel Fcde tale da rendere neutro l'impatto sul risultato di amministrazione.

Conseguenze
Orbene poiché in occasione del bilancio di previsione l'accantonamento non è stato fatto per l'intero importo dell'entrata potenzialmente inesigibile, ma solo pro quota ( 36%, 55%, 70%, 85% e così via), ciò comporta che se al momento della cancellazione di un residuo a fronte del quale esisteva un accantonamento nel Fcde inferiore al 100% l'importo stralciato viene compensato per intero da una corrispondente riduzione del Fcde, ciò può determinare, utilizzando il metodo semplificato, un’ulteriore sottostima del Fcde a rendiconto.
Infatti, un residuo svalutato - ad esempio - per il 55% in occasione della sua cancellazione verrebbe invece compensato da una quota di Fcde per l'intero suo importo. La quota di Fcde utilizzata per compensare il residuo cancellato/stralciato, di fatto in parte rappresenta un parziale accantonamento (55%) di un altro accertamento considerato di dubbia esigibilità.

Indicazioni operative
Pertanto pur nel silenzio del principio contabile l'applicazione forse più corretta del metodo semplificato per il calcolo del Fcde a rendiconto dovrebbe prevedere che nel caso di cancellazione di un residuo la contropartita del Fcde dovrebbe essere pari alla quota accantonata per quello specifico accertamento (ad esempio, il 55%) mentre per la parte non compensata dall'accantonamento a Fcde ci dovrebbe essere un impatto negativo sul risultato di amministrazione.
È necessario fare molta attenzione perché il metodo semplificato non fa altro che rinviare al futuro ulteriori accantonamenti che se non potranno essere compresi nei futuri risultati di amministrazione, per la parte eccedente genereranno disavanzi di amministrazione ordinari ripianabili secondo le regole stabilite dall'articolo 188 del Tuel.

(*) Comitato esecutivo Ancrel


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