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Tari con vista sul 2018

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Mentre la maggior parte degli uffici tributi dei Comuni è alle prese con l'invio degli avvisi di pagamento della tassa sui rifiuti (Tari) per il 2017, ai fini della gestione per il prossimo anno diverse questioni richiedono un'attenta analisi che è opportuno avviare sin da subito, tenuto conto della tendenza a concedere sempre più limitate proroghe al termine di approvazione del bilancio di previsione e, quindi, delle tariffe del tributo (che di regola scade il 31 dicembre dell'anno precedente).

Il piano finanziario del servizio rifiuti
La corretta predisposizione del piano finanziario del servizio ha un rilievo sempre più centrale, sia dal lato della definizione dei costi del servizio, sia da quello degli elementi che lo stesso deve contenere.
Per quanto attiene ai costi del servizio, pur rimanendo imprescindibile l'attuazione di una politica di riduzione, spingendo sempre di più verso la crescita dei proventi derivanti dal recupero dei rifiuti che, come noto, abbattono i costi della raccolta differenziata, occorre valutare l'impatto sui futuri piani dei fabbisogni standard. Va rammentato, infatti, che in base all'articolo 1, comma 653, della legge 147/2013, a partire dal 2018 nella determinazione dei costi del servizio il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard (Dpcm 29 dicembre 2016). Operazione che, pur necessitando di opportuni chiarimenti, nel caso in cui sia adottata un'interpretazione restrittiva della norma, potrebbe per molti enti significare una contrazione dei costi iscritti nel piano finanziario, con conseguente calo del gettito tariffario pur in presenza di un costo effettivo sostenuto del servizio superiore.
Tra le voci di costo, inoltre, deve essere dato sempre più rilievo all'accantonamento al fondo rischi su crediti (da non confondere con il fondo crediti di dubbia esigibilità del bilancio), in considerazione dell'andamento dell'inesigibilità e della crescente difficolta a introitare le entrate.
Peraltro, un accantonamento che non sia rispettoso del principio civilistico del «presumibile valore di realizzo» nella valutazione dei crediti potrebbe generare future perdite per crediti inesigibili le quali, pur da inserirsi nel piano finanziario dell'anno successivo a quello in cui l'inesigibilità si realizza, finiscono per non far rispettare di fatto il principio della copertura integrale dei costi del servizio mediante il gettito previsionale della tassa. Perdite che in un prossimo futuro saranno ancora di più caricate dai crediti Tia e Tsres degli anni passati che giungeranno all'inesigibilità (comma 564-bis).
Ma oltre questi aspetti, che sono solo alcune delle questioni di rilievo, diventa sempre più importante che i Comuni (o le autorità di bacino) pretendano dai soggetti gestori del servizio la corretta redazione del piano finanziario, seguendo in modo puntuale quanto previsto dall'articiolo 8 del Dpr 158/1999. Ciò in particolare alla luce delle recenti pronunce del giudice amministrativo (Tar Latina, sentenza n. 1/2017; Tar Lecce, sentenza n. 352/2017), le quali hanno annullato piani finanziari non conformi alle norme del Dpr 158/1999 e le conseguenti delibere tariffarie.

L'assimilazione dei rifiuti
Un altro versante «caldo» è l'assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani. L'articolo 198 del Dlgs 152/2006, infatti, rimette tale competenza al Comune, nell'ambito dei criteri previsti dall’articolo 195, comma 2, lettera e, del Dlgs 152/2006. Purtroppo, però, il decreto ha accumulato anni di ritardo, costringendo gli enti a operare ancora oggi l'assimilazione sulla base dei criteri della deliberazione interministeriale del 27 luglio 1984.
La recente ordinanza del Tar Lazio n. 461/2017, tuttavia, ha diffidato il ministero dell'Ambiente a provvedere entro 120 giorni all'emanazione del detto decreto (quindi entro agosto), rilevando che ormai il ritardo accumulato non è più giustificabile, tenuto anche conto che l'ampiezza degli attuali criteri di assimilazione adottati dai Comuni sottrae quote di rifiuti al libero mercato e incrementa altresì la tassazione sulle imprese. Tuttavia, c’è da sperare che il futuro decreto tenga in debita considerazione che un improvviso ristringimento dei criteri di assimilazione comporterebbe pesanti effetti finanziari negativi per i Comuni che, da un lato, subirebbero subito il decremento delle entrate a causa della diminuzione delle superfici tassabili e, dall'altro, registrerebbero un calo dei costi non altrettanto immediato, per effetto dei contratti in essere e dell'elevata incidenza dei costi fissi.

Regole per determinare le tariffe
Non va dimenticato, inoltre, che dal prossimo anno cessa la norma che consente ai Comuni di erogare ai limiti minimi e massimi dei coefficienti di produttività dei rifiuti per le utenze non domestiche (quota fissa e variabile) e per quelle domestiche (solo quota variabile). Oltre a quella che, sempre fino al 2017, permette alle amministrazioni di considerare i «coefficienti ka» nel calcolo della quota fissa delle utenze domestiche (articolo 1, comma 652, legge 147/2013).
In assenza di una nuova eventuale proroga, gli enti saranno costretti a rimodulare le tariffe delle utenze non domestiche, per rientrare nei parametri di legge, determinandosi in tal modo quegli effetti sperequativi nei confronti di determinate categorie di utenze che la norma mirava invece ad attenuare.

La riscossione
Non va dimenticato, inoltre, che dal 1° ottobre 2017, in base all'articolo 2-bis del Dl 193/2016, la riscossione spontanea dei tributi comunali può eseguirsi solo con versamento diretto sul conto di tesoreria dell'ente impositore, ovvero con modello F24 o ancora con strumenti elettronici di pagamento (quali ad esempio quelli offerti dal nodo dei pagamenti pago-PA). Ciò costringerà gli enti che avevano affidato all'esterno la riscossione spontanea della Tari (facoltà ammessa dalla legge, a differenza dell'Imu e della Tasi), a reinternalizzare la stessa (seppure non per le società in house, secondo l'Ifel, nota del 22 dicembre 2016). Resta sempre possibile, invece, a decorrere dal 1° luglio 2017, affidare la riscossione spontanea e coattiva anche della Tari al nuovo concessionario pubblico, agenzia delle Entrate – riscossione, che dallo stesso giorno sostituisce Equitalia (articolo 2 del Dl 193/2016).

La tariffa corrispettiva
Un'ultima considerazione va fatta con riferimento alla tariffa corrispettiva o puntuale, per la quale è attesa la pubblicazione del decreto ministeriale esaminato nella riunione della Conferenza Stato-città del 2 marzo 2017. Il decreto, emanato in base all'articolo 1, comma 667, della legge 147/2013, stabilirà i criteri per la misurazione puntuale dei rifiuti conferiti dagli utenti e criteri correttivi nella ripartizione dei costi, per attuare un modello di tariffa commisurata al servizio reso (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 13 aprile 2017).

(*) Vice presidente e docente esclusivo Anutel


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