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Per la Cassazione «sì» alla Tarsu sui garage

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La Corte di cassazione ribadisce il suo consolidato orientamento in merito all'assoggettamento alla tassa sui rifiuti dei locali destinati ad autorimesse.
La recente ordinanza della Suprema Corte, n. 8581/2017, ha evidenziato come riconoscere l'esenzione dalla tassa smaltimento rifiuti solidi urbani a un locale destinato a autorimessa pertinenziale coperta si ponga in contrasto con i principi di diritto affermati dalla Corte in materia.

Onere della prova del presupposto e dell’esenzione
La Corte di cassazione ha infatti più volte sottolineato che il presupposto della Tarsu era la semplice occupazione o detenzione di locali o aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ai sensi dell'articolo 62 del Dlgs 507/1993 e che l'esclusione di alcune parti dei locali dalla tassazione perché non idonee a produrre rifiuti era subordinata all’adeguata delimitazione delle stesse e alla presenza di documentazione idonea a comprovare il diritto all'esclusione (Cassazione, pronunce nn. 17599/2009 e 11351/2012). L'onere della prova grava sempre sul contribuente che vuol far valere il diritto all'esclusione. È pur vero che spetta all'ente impositore fornire la prova dell'obbligazione tributaria, ma tale onere probatorio si ribalta sul contribuente allorquando sia quest'ultimo a volersi vedere riconoscere l'esclusione dal tributo (Cassazione, ordinanza n. 17622/2016).

Il caso del garage
Nell'ipotesi del garage è evidente che lo stesso non può ritenersi di per sé improduttivo di rifiuti, ma che gravi sempre sul contribuente fornire tale prova, tenuto conto che la legge esclude dalla tassazione solo le aree scoperte pertinenziali di locali tassabili (articolo 62 Dlgs 507/1993 e articolo 1, comma 3, del Dl 8/1999). Ne deriva che, mentre nel caso di autorimesse scoperte esterne, le stesse costituiscono pertinenza dell'abitazione e, quindi, sono automaticamente escluse dal tributo (anche dalla Tari, a mente dell'articolo 1, comma 641, della legge 147/2013), nell'ipotesi di garage siti all'interno di locali è applicabile la tassa sui rifiuti, siano essi autonomamente accatastati come unità immobiliari o siano essi semplici posti auto assegnati in via esclusiva a un occupante dell'immobile. Fatta salva l'ipotesi in cui il contribuente riesca a fornire la prova documentale dell'oggettiva impossibilità di produrre rifiuti negli stessi. Quanto sopra, seppure riferito alla Tarsu, vale anche per la Tari, tenuto conto che il comma 641 dell'articolo 1 della legge 147/2013 assoggetta al tributo tutti i locali posseduti o detenuti suscettibili di produrre rifiuti urbani, escludendo invece le aree scoperte pertinenziali di locali tassabili. Le considerazioni appena svolte non sono invece automaticamente estendibili alle aree esterne utilizzate per il parcheggio dei veicoli. Infatti, laddove le stesse possano configurarsi come pertinenza di un locale tassabile, in quanto aree destinate in modo durevole al servizio o all'ornamento di un locale, in base alla definizione civilistica di pertinenza (si pensi, ad esempio, al parcheggio esterno scoperto di un locale commerciale), risulteranno escluse dal tributo. Ove invece le medesime aree siano in realtà da configurarsi come operative, poiché utilizzate in modo strumentale allo svolgimento di un'attività economica (si pensi ad un parcheggio a pagamento), saranno assoggettate al tributo, salvo che non sia il contribuente a dimostrare l'oggettiva impossibilità di produrre rifiuti. Analogamente, secondo la Suprema Corte, sono soggette al tributo le aree pubbliche destinate a parcheggio a pagamento (strisce blu) affidate in concessione a soggetti terzi (Cassazione, sentenze nn. 15950/2011, 15851/2011 e 17434 /2013).

(*) Vice Presidente Anutel - Docente esclusivo Anutel


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