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Tutto pronto per la tariffa corrispettiva, ma restano dubbi sui sistemi di pesatura

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

È tutto pronto per l'adozione della tariffa corrispettiva da parte dei Comuni. O almeno così pare dalla lettura dello schema di decreto del ministero dell'Ambiente concernente la definizione dei sistemi di misurazione puntuale della quantità dei rifiuti conferiti, licenziato dalla Conferenza Stato-città dello scorso 2 marzo 2017. Decreto che punta verso una decisa semplificazione delle procedure, gettando però qualche ombra sulla natura corrispettiva della tariffa.

Le norme
L'articolo 1, comma 668, della legge 147/2013 consente ai Comuni di finanziare il servizio di gestione dei rifiuti con una tariffa corrispettiva in luogo del tributo, a condizione che siano stati realizzati sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Il comma 667 ha rimesso a un decreto specifico il compito di stabilire i criteri per la realizzazione da parte dei Comuni di tali sistemi di misurazione puntuale o comunque di sistemi di gestione che si basino su correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un'effettiva tariffa corrispettiva.

Lo schema di decreto
Lo schema di decreto ha come obiettivo quello di definire criteri omogenei per la misurazione puntuale dei rifiuti, consentendo ai Comuni di quantificarli in termini di peso o anche solo di volume. In quest'ultimo caso si ha una pesatura indiretta del rifiuto, calcolando il volume sulla base delle dimensioni del contenitore assegnato all'utente o della capacità del sacco conferito e ritirato o ancora della dimensione dell'apertura di conferimento dei contenitori con limitatore volumetrico.
Il passaggio al peso avviene in maniera mediata, applicando al volume complessivo raccolto un coefficiente di peso specifico, determinato dal Comune sulla base della densità media specifica del flusso di rifiuto, determinata dividendo la quantità totale dei rifiuti raccolti per la volumetria totale contabilizzata. Proprio per semplificare questo passaggio, in sede di prima applicazione, i Comuni potranno determinare il coefficiente anche sulla base di dati raccolti da un campione di utenze. Ovviamente il sistema di misurazione «puntuale» presuppone l'adozione di sistemi che permettano in modo univoco di associare il contenitore, il sacco o il conferimento a un singolo utente o a un utente aggregato.

Le semplificazioni
La prima semplificazione che dovrebbe portare il decreto concerne la possibilità di limitare la misurazione alla sola frazione secca residua (rifiuto urbano residuo), tralasciando quella delle altre frazioni (al quale può avvenire anche con modalità semplificate).
Comunque la specifica più importante operata dal decreto riguarda le utenze collettive, quali per esempio i condomini. Infatti, anche se la misurazione puntuale dei rifiuti conferiti dall'utenza ha come obiettivo il conteggio individuale dei rifiuti conferiti, in modo diretto o indiretto, la norma consente, nel caso in cui non sia tecnicamente fattibile o anche semplicemente non conveniente suddividere il punto di conferimento tra più utenze, di misurare esclusivamente i rifiuti nel punto di raccolta aggregato, ripartendoli con il criterio pro-capite, cioè sulla base dei componenti del nucleo familiare, anche eventualmente ponderandoli con i coefficienti Kb, previsti dal Dpr 158/1999 per determinare la parte variabile della tariffa delle utenze domestiche.
In buona sostanza, nel caso dei condomini, per i quali non è agevole assegnare un contenitore ad ogni singolo condomino, si può prevedere un solo punto di raccolta, ripartendo poi i rifiuti complessivamente conferiti (misurati anche solo partendo dal volume) in base al numero dei componenti. Criterio che può utilizzarsi anche per le utenze non domestiche «aggregate», utilizzando in tale caso per il riparto i coefficienti Kd del Dpr 158/1999 ovvero anche altri coefficienti elaborati dal Comune mediante studi effettuati a livello locale o dalla rilevazione della distribuzione dei conferimenti. Con l'unica accortezza di mantenere separati i flussi provenienti dalle utenze domestiche da quelli delle utenze non domestiche.

Criteri di ripartizione dei costi per determinare la tariffa
Altrettanto interessanti sono i correttivi ai criteri di ripartizione del costo, integrativi dei criteri di misurazione puntuale, contenuti nel decreto, in quanto gli stessi incidono direttamente sulla modalità di conteggio della tariffa corrispettiva.
Il comma 668, articolo 1, della legge 147/2013 rimette al Comune la facoltà di determinare la tariffa scegliendo il metodo normalizzato oppure distaccandosi dallo stesso. L'unico limite riscontrabile nella norma è che sia definito un modello tariffario che garantisca, in ossequio al principio del «chi inquina paga», il collegamento tra il corrispettivo pagato e il servizio di cui l'utente ha fruito.
Il decreto e la relazione illustrativa, tuttavia, specificano che i criteri di misurazione dei rifiuti definiti sono alla base della determinazione della parte variabile della tariffa rifiuti, la quale deve essere calcolata tenendo conto dell’effettiva produzione. Confermando in tale modo che la determinazione della quota fissa della tariffa avverrà con gli attuali criteri del Dpr 158/1999. Il decreto, inoltre, ammette la possibilità che la parte variabile della tariffa sia modulabile tenendo conto della quantità del servizio reso e del numero dei servizi messi a disposizione dell'utente, anche se quest'ultimo non li utilizza. La norma ciò sembra ammettere la possibilità di determinare importi unitari della quota variabile differenziati per tipologie di utenza (per esempio in base al tipo di servizio fornito, alla frequenza dello stesso, alla comodità del conferimento) e anche di commisurare una parte della quota variabile ai servizi messi a disposizione, indipendentemente dal loro utilizzo, introducendo una sorta di «minimo garantito» (per esempio addebitando comunque un numero minimo di conferimenti annuali). Devono comunque essere confermate le agevolazioni per le frazioni avviante al riciclaggio.
La relazione illustrativa, infine, specifica che tutti gli oneri funzionali all'attuazione dei sistemi di misurazione non comportano maggiori costi per i Comuni, dovendo essere inseriti nel piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti e coperti dalla tariffa.

Considerazioni
Le aperture contenute nel decreto, seppure da un lato sono apprezzabili in quanto concorrono a rendere più semplice l'attuazione delle forme di misurazione dei rifiuti e, quindi, ad agevolare il passaggio alla tariffa corrispettiva, spingono a qualche riflessione sui possibili effetti sulla natura del prelievo.
Infatti, la presenza di numerosi elementi stimati o presunti nel calcolo della tariffa, quali la pesatura indiretta e l'adozione di un sistema vuoto per pieno, la possibilità di gestire utenze aggregate e di riparto in modo presuntivo dei rifiuti tra le singole utenze che le compongono, la legittimazione di una quota variabile con una componente «fissa», legata a un numero minimo di svuotamenti comunque addebitati, finiscono per attenuare il carattere corrispettivo che la tariffa dovrebbe avere, avvicinandola pericolosamente al prelievo tributario.
Non va nascosto, infatti, che la natura di prestazione patrimoniale imposta del prelievo, comunque dovuto spesso per una quota rilevante anche nel caso di mancato utilizzo del servizio (si pensi che in molti Comuni il peso della componente fissa supera abbondantemente il 60% del totale e che anche una buona parte della quota variabile, legata a svuotamenti minimi, finisce per essere fissa), rischia di far ritenere il prelievo tariffario in realtà un tributo, piuttosto che un'entrata patrimoniale, come accadde nel caso della Tia.
Ciò appare particolarmente evidente per le utenze condominiali. Ogni utente si troverebbe infatti a dover pagare una consistente quota fissa, legata sempre alla superficie e al numero dei componenti, e una quota variabile, che include degli svuotamenti minimi, ripartita in base al numero dei componenti, in modo molto simile a quanto oggi avviene con la Tari. Ciò anche se l'utente di fatto non avesse prodotto alcun rifiuto.
Infine, non va sottovalutato che l'adozione della tariffa corrispettiva comporta l'applicazione dell'Iva che, quantomeno per le utenze domestiche, sarà un maggior costo, controbilanciato solo in parte dall'eliminazione dell'imposta dai costi del piano finanziario del servizio, tenuto conto che alcune di voci dello stesso non sono gravate dal tributo (si pensi al personale comunale o all'accantonamento per il fondo rischi su crediti). Iva la cui applicazione potrebbe finire comunque per essere messa in discussione insieme alla natura corrispettiva del prelievo.

(*) Vice presidente e docente esclusivo Anutel


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