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Il ripiano del disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui

di Luciano Fazzi - Rubrica a cura di Ancrel

Il decreto 2 aprile 2015 emanato dal Mef di concerto con il ministero dell'Interno ha definito i tempi e le modalità per ripianare i disavanzi o i maggiori disavanzi scaturiti dall'operazione di riaccertamento straordinario dei residui che gli enti hanno in prevalenza compiuto nel corso del 2015, primo anno di applicazione delle nuove regole della contabilità armonizzata.

La delibera consiliare sul ripianamento
Il combinato disposto del citato decreto e del comma 17 dell’articolo 3 del Dlgs 118/2011 stabiliscono che il disavanzo da riaccertamento straordinario può essere ripianato in quote costanti in un periodo massimo di trent'anni. In particolare l'articolo 2 del decreto 2 aprile imponeva agli enti di adottare una delibera consiliare con la quale si definivano le modalità di recupero del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui indicando l'importo del recupero annuale da ripianare nei singoli esercizi, fino al completo recupero del disavanzo. La delibera consiliare doveva essere corredata del parere del collegio dei revisori Il problema che gli enti si sono posti fin dall'inizio riguardava la possibilità di modificare il piano di rientro stabilito con la citata delibera consiliare nel caso in cui, negli anni successivi, i risultati migliori delle attese consentissero di ripianare il disavanzo in tempi più brevi rispetto a quanto deliberato dal consiglio. Al riguardo non esisteva alcuna disposizione normativa che impedisse la rimodulazione del piano di rientro l'unico vincolo da rispettare sembrava fosse il mantenimento delle quote costanti.

Recupero tramite alienazioni non previste
Nel corso del 2016 la Corte dei conti, Sezione Regionale di controllo del Piemonte, con la Deliberazione n.71 ha affrontato il tema. In particolare l'organo giurisdizionale ha risposto ad un quesito posto da un comune del novarese che chiedeva chiarimenti in merito alla possibilità di ripianare l'intero disavanzo scaturito dal riaccertamento straordinario dei residui (già programmato in trent'anni con deliberazione consiliare) con i proventi derivanti da una alienazione immobiliare non precedentemente prevista. Sulla proposta del Comune piemontese la Corte si esprime favorevolmente e nello specifico ricorda che:
La possibilità di ripianare disavanzo o il maggior disavanzo con l'utilizzo dei proventi delle alienazioni immobiliari era già previsto dall'articolo 2, comma 4, del decreto Mef 2 aprile 2015.
Il ripiano pluriennale del disavanzo si configura come una mera facoltà dell'ente rimanendo, pertanto, nella facoltà dello stesso la possibilità di rivedere, nel rispetto dei limiti massimi previsti dalle normative e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, il relativo piano.
Sulle modalità del ripiano la Sezione regionale rinvia ai commi 4 e seguenti dell'articolo 2 del citato decreto.
Il maggiore disavanzo può infatti essere annualmente ripianato anche con i proventi derivanti dall'alienazione dei beni patrimoniali disponibili. I proventi realizzati con l'alienazione immobiliare devono essere però contabilizzati rispettando quanto disposto dal principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria (allegato 4/2 al Dlgs 118/2011).

Accantonamento in bilancio
Il decreto richiede inoltre, come ulteriore garanzia dell'effettiva copertura del disavanzo, che nelle more dell'alienazione patrimoniale, l'ente accantoni in bilancio, tra le spese, una somma dello stesso importo dei proventi da alienazione in maniera tale da sterilizzare le risorse previste in bilancio fintanto che non saranno effettivamente incassate. Infatti, il comma 7 dispone che una volta che le somme verranno accertate, si approvi una variazione di bilancio che riduca il fondo per un importo corrispondente liberando risorse per coprire il disavanzo. Si ricorda comunque che nel momento dell'approvazione del rendiconto è necessario andare a verificare l'effettiva copertura della quota di disavanzo “straordinario” applicata al bilancio che andiamo a chiudere. L'eventuale quota di disavanzo non coperta diviene disavanzo “ordinario” e deve essere gestita secondo le modalità previste dall'articolo 188 del Tuel.


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