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La costituzione di strutture amministrative inutili è fonte di danno erariale

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’assoluta carenza di fondamento giuridico, per la costituzione di organi collegiali, i cui componenti hanno percepito idonea remunerazione in totale assenza delle necessarie condizioni legittimanti, consente l’esercizio dell’azione di responsabilità amministrativa, con conseguente condanna, a carico degli amministratori pubblici che hanno mantenuto in vita tali strutture, senza alcuna valutazione circa l’utilità delle stesse.
Così si esprime la Corte dei Conti, seconda sezione giurisdizionale d’appello con la sentenza n. 124 del 3 marzo 2017.

Il fatto
La Corte dei Conti, Procura Regionale per la Campania, esercitava l’azione di responsabilità amministrativa nei confronti dei direttori amministrativi e generali che, nel periodo 2001/2009, si sono succeduti ai vertici dell’Azienda Sanitaria del capoluogo partenopeo.
La citazione in giudizio è avvenuta in quanto la direzione generale dell’Asl disponeva l’istituzione di tre organismi:
-   una Commissione per la valutazione ed approvazione di progetti/programmi di produttività previsti dai Ccnl di comparto, con assegnazione della pertinente dotazione finanziaria;
-   un Gruppo tecnico di supporto a detta commissione;
-   un Nucleo di valutazione dei risultati conseguiti nei progetti approvati.
Con separato atto determinava il compenso previsto per i componenti degli stessi.
Con successiva delibera si stabiliva la soppressione di tali strutture, in considerazione dell’intervenuta abrogazione della norma istitutiva.
Tali organi, però, continuavano ad operare, nonostante l’introduzione, ex lege, di un sistema di controlli interni.
Per la magistratura contabile, le attività svolte dai predetti Organi potevano essere assolte da uffici esistenti nell’organigramma aziendale, in modo da la persistenza di sovrastrutture e contribuire al contenimento della spesa mediante consistenti risparmi di risorse.

La decisione
La sentenza del giudice contabile di appello conferma integralmente la decisone dei giudici campani, in quanto appare, senza ombra di dubbio, sia l’inutilità di ulteriori strutture che l’ingiustificato sperpero di risorse finanziarie.
Il nuovo sistema di controllo interno, delineato dal legislatore con il decreto legislativo 286/99, prevedeva, altresì, una clausola di decadenza degli organi preesistenti, in quanto indicativa dell’indefettibilità della riarticolazione delle attività in questione secondo il nuovo modello legislativo, salvo espressa conferma o sostituzione delle strutture in essere. Orbene, nel caso in esame, nessun atto confermativo e/o sostitutivo è stato adottato dall’azienda sanitaria per un decennio, viceversa mantenendosi in esercizio tout court la Commissione, il Comitato tecnico e il Nucleo di valutazione con le attribuzioni originariamente intestate, in sostanziale spregio delle leggi vigenti, oltre che in presenza di una struttura aziendale che certamente si presentava dotata degli uffici cui affidare – in via ordinaria – l’assolvimento delle stesse.

Conclusioni
Gli elementi valutati dalla Procura erariale hanno confermato che la Commissione e il gruppo tecnico di supporto costituiti nell’Asl Napoli 1 hanno svolto un’attività che le leggi vigenti e i contratti collettivi attribuiscono chiaramente, in via ordinaria, ai singoli dirigenti delle unità operative, al servizio di controllo interno di gestione e all’ufficio di controllo strategico per la definizione delle linee generali di sviluppo dell’azione dell’ente e la selezione delle priorità da perseguire.
In questo contesto si sono spiegati tutti gli elementi della responsabilità amministrativa e correttamente i soggetti citati in giudizio sono stati condannati a risarcire il danno subito dell’amministrazione di appartenenza, alla quale ora spetta l’arduo compito di recuperare il quantum della condanna.


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