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L’utilizzo dell'avanzo di amministrazione per ripianare le perdite su società partecipate

di Ilaria Nesi - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Corte dei conti con deliberazione n. 333/2016/Par, sezione di controllo per la Campania, interviene sull'utilizzo dell'avanzo di amministrazione per il ripiano di perdite di una società partecipata a totale capitale pubblico, la quale gestisce diversi servizi pubblici locali ritenuti essenziali.

Il regime giuridico
L'articolo 188 del Tuel sancisce che vi è l'obbligo di procedere con un ripiano del disavanzo di amministrazione indipendentemente dall'organo titolare dei poteri da disporre per il raggiungimento di tale scopo. La Corte dei conti sancisce che l'ente locale deve ripianare le perdite delle società partecipate, le quali erano state costituite per ricavare la cartolarizzazione di una parte del patrimonio dell'ente. Il parere verte sul piano di riequilibrio finanziario pluriennale redatto dall'ente in base all'ex articolo 243 bis e seguenti del Tuel.
L'articolo 14, comma 5, del Dlgs 175/2016 pone dei limiti specifici, affermando che «Le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dagli articoli 2447 e 2482-ter del codice civile, effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, con esclusione delle società quotate e degli istituti di credito, che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti straordinari alle società di cui al primo periodo, a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti, purchè le misure indicate siano contemplate in un piano di risanamento, approvato dall'Autorità di regolazione di settore ove esistente e comunicato alla Corte dei conti con le modalità di cui all'articolo 5, che contempli il raggiungimento dell'equilibrio finanziario entro tre anni. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, a fronte di gravi pericoli per la sicurezza pubblica, l'ordine pubblico e la sanità, su richiesta della amministrazione interessata, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri competenti e soggetto a registrazione della Corte dei conti, possono essere autorizzati gli interventi di cui al primo periodo del presente comma».
Inoltre, l'articolo 21 prevede uno stanziamento di spesa da far defluire, al termine di ciascun esercizio considerato, nell'avanzo vincolato, per garantire la salvaguardia degli equilibri di bilancio futuri, differenziando tra:
• gli organismi che hanno fatto registrare una perdita, dopo aver avuto precedentemente bilanci in utile, oppure che hanno riportato un risultato negativo superiore alla media del triennio precedente (un peggioramento);
• una perdita nell'ultimo bilancio, inferiore alla media del triennio precedente (miglioramento).

La liquidazione
Solo nel caso in cui vi sia una persistente situazione di disavanzo economico societario, resa evidente da bilanci in costante perdita, l'ente locale può decidere la liquidazione della società. Nell'ultimo caso l'amministrazione deve comunicare le ragioni economiche per cui non opera lo scioglimento della società, ma opta per la ricapitalizzazione. Resta fermo, per l'ente locale, l'obbligo di visionare, controllare e accompagnare le società che vertono in situazioni economico-finanziare precarie, in quanto la gestione delle società partecipate ha una notevole valenza e incidenza sulla formazione del bilancio dell'ente.


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