Home  › Fisco e contabilità

Comuni alla prova dello stato patrimoniale

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Entro la fine del prossimo mese di aprile i Comuni dovranno approvare il rendiconto dell'esercizio 2016, corredato dai nuovi modelli di conto economico e di stato patrimoniale, previsti dal Dlgs 118/2011. La predisposizione di quest'ultimi avviene in conseguenza della regolare tenuta della contabilità economico-patrimoniale, obbligatoria sin dal primo gennaio dello scorso anno per tutti i Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti ed estesa a tutti gli altri Comuni a decorrere da quest'anno. Tuttavia, il passaggio dai previgenti modelli di conto economico e di conto del patrimonio, ottenuti per mezzo dell'abolito prospetto di conciliazione, ai nuovi schemi del Dlgs 118/2011 implica una complessa serie di operazioni che gli enti opportunamente dovrebbero aver già iniziato a porre in essere.

Gli adempimenti iniziali
Il principio contabile della contabilità economica, allegato 4/3 al Dlgs 118/2011, evidenzia come sia necessario procedere prioritariamente alla riclassificazione delle voci del precedente conto del patrimonio, risultanti alla data del 31 dicembre 2015, sulla base del nuovo schema. Tale operazione presuppone la riclassificazione delle voci dell'inventario tenendo conto del nuovo piano dei conti patrimoniale. Terminata l'operazione di riclassificazione occorre procedere alla rivalutazione delle voci patrimoniali in applicazione dei criteri previsti dal principio contabile.
Le risultanze di tali operazioni devono condurre alla redazione di due prospetti: il primo, contenente le voci dell'inventario e dello stato patrimoniale riclassificati e rivalutati secondo le nuove regole, il secondo di raccordo tra la vecchia e la nuova classificazione. I citati prospetti devono essere approvati dal Consiglio comunale in occasione dell'approvazione del rendiconto dell'esercizio 2016. In proposito va rammentato che nella relazione sulla gestione 2016 è obbligatorio evidenziare:
- le principali differenze tra lo stato patrimoniale iniziale riclassificato e quello redatto con le vecchie regole, indicando l'effetto dei nuovi criteri di valutazione sul netto contabile;
- le modalità di valutazione delle singole poste attive e passive dello stato patrimoniale iniziale e finale;
- le componenti del patrimonio in corso di ricognizione o in attesa di perizia.

La suddivisione nel patrimonio netto
Tra le diverse operazioni necessarie per la riclassificazione delle poste patrimoniali, va ricordata la scomposizione del patrimonio netto nelle nuove componenti, costituite dal «fondo di dotazione», dalle «riserve», a loro volta suddivise in «riserve derivanti da risultati economici di esercizi precedenti», in « riserve di capitale» e in «riserve da permessi di costruire» e dal «risultato economico dell'esercizio». Nel previgente schema di conto del patrimonio, il patrimonio netto era articolato solo nelle voci «netto patrimoniale» e «netto da beni demaniali». La prima scomposizione del patrimonio netto deve essere effettuata con deliberazione della Giunta comunale. Per procedere a tale operazione è necessario in primo luogo identificare il valore della voce riserve. Le «riserve da risultati economici degli esercizi precedenti» possono quantificarsi considerando gli utili (e le perdite) degli ultimi esercizi, mentre la voce «riserve da permessi di costruire» si può ricavare dalla voce «conferimenti da concessioni di edificare», iscritta nel passivo del previgente conto del patrimonio. I proventi dei permessi di costruire nella contabilità economico-patrimoniale degli enti locali, se destinati a finanziare spese correnti, vanno contabilizzati tra i ricavi straordinari, se finanziano spese di investimento, invece di concorrere alla determinazione del risultato economico dell'esercizio inserendo tra i proventi un importo corrispondente alla quota di ammortamento annuale dell'investimento finanziato, come avviene per i contributi (per mezzo dei risconti passivi). A questo punto può determinarsi il «fondo di dotazione», pari alla differenza tra il totale dell'attivo e il totale del passivo e delle riserve, come sopra identificate. Va rilevato che il principio contabile, al punto 9.3, stabilisce che, al fine di determinare il fondo di dotazione (che rappresenta il «capitale sociale» dell'ente, a garanzia dei creditori), occorre detrarre dall'importo come sopra calcolato anche la voce «netto da beni demaniali», riportata nel previgente schema di conto del patrimonio. In sostanza, solo la voce «netto patrimoniale» del vecchio schema di conto, concorre a formare il fondo di dotazione, al netto della quota da imputare alle riserve. Sul punto va però rilevato che la Commissione Arconet, nel verbale della seduta del 14 dicembre 2016, ha proposto una modifica al principio contabile che prevede l'istituzione, a decorrere dal consuntivo 2017, di una nuova voce tra le riserve, destinata ad accogliere il valore dei beni demaniali, patrimoniali indisponibili e culturali iscritto nell'attivo, in modo da consentire l'effettiva determinazione del fondo di dotazione al netto di tale valore, come oggi previsto dal principio contabile. Per il 2016, invece, la Commissione ha proposto una modifica del principio contabile in base alla quale il valore del fondo di dotazione includerà, solo per quest'ultimo anno, il valore dei beni demaniali, salvo comunque l'obbligo di riportare nella relazione sulla gestione del rendiconto 2016 il valore del fondo di dotazione al netto di quello dei beni demaniali, patrimoniali indisponibili e culturali, per anticipare gli effetti della prossima modifica al principio contabile. In diversi casi potrà capitare che la determinazione del fondo di dotazione, al netto dei beni demaniali, conduce ad un valore negativo. Ciò vuol dire che la garanzia che l'ente offre ai suoi creditori è molto ridotta, essendo il suo patrimonio composto in prevalenza da beni inalienabili. In tale caso l'ente deve reintegrare il fondo di dotazione con le riserve disponibili oppure con impiegando utili futuri. Va rilevato che la legge non prevede le modalità di ripiano del deficit patrimoniale, essendo la contabilità economico-patrimoniale solo conoscitiva. Tuttavia ciò non toglie che il Consiglio e la Giunta devono valutare le opportune azioni di rientro per consentire la formazione di risultati economici positivi in grado di eliminare, in tempi ragionevoli, il deficit patrimoniale, come suggerisce la Commissione Arconet. La voce «risultato economico dell'esercizio» non sarà valorizzata all'inizio dell'anno, poiché accoglierà l'utile o la perdita dell'esercizio alla conclusione dello stesso.

L'apertura dei conti patrimoniali e le rettifiche da valutazione
Una volta terminate le operazioni di riclassificazione, è necessario registrare nelle scritture economico-patrimoniali i valori di avvio dei conti patrimoniali riclassificati, in base ai valori alla data del 31 dicembre 2015, effettuando una scrittura di apertura dell'attivo e del passivo, con contropartita a saldo il patrimonio netto, articolato nelle sue componenti. Al termine si procederà a contabilizzare le differenze da rivalutazione, movimentando in contropartita dei singoli conti patrimoniali il conto «rettifiche di valutazione». Il saldo di tale conto, se positivo, comporta un incremento delle riserve di capitale, se negativo, un loro decremento. Qualora le riserve non siano sufficienti, si dovrà riportare a nuovo la perdita, per coprirla negli esercizi successivi. Quindi, si dovrà provvedere a registrare le scritture di riapertura delle rimanenze e dei risconti attivi e passivi dell'esercizio precedente. L'integrazione di quest'ultime con le scritture registrate nel corso dell'esercizio in concomitanza con le registrazioni delle operazioni finanziarie, grazie alla matrice di correlazione, conduce alla determinazione dei saldi finali dei conti economici e patrimoniali, saldi che dovranno però essere oggetto delle scritture di rettifica e di assestamento di fine esercizio. Tali scritture sono necessarie per garantire il rispetto del principio della competenza economica (ratei, risconti, ammortamenti, rimanenze, accantonamento, costi futuri, eccetera).

Le scritture di rettifica e il fondo svalutazione crediti
Tra le scritture di rettifica e assestamento si segnala l'importanza della corretta rilevazione del fondo svalutazione crediti, la cui quota annuale di accantonamento va inserita nella voce «svalutazione dei crediti» dei costi di gestione del conto economico, ha la funzione di consentire la contabilizzazione dei crediti secondo il loro presumibile valore di realizzazione. L'accantonamento al fondo è determinato considerato innanzitutto l'importo del fondo crediti di dubbia esigibilità iscritto in bilancio, destinato a confluire nell'avanzo di amministrazione accantonato, il quale ha la funzione di «svalutare» i crediti iscritti nello stato patrimoniale corrispondenti ai residui attivi iscritti nel conto del bilancio. Tuttavia, la voce dei crediti di funzionamento dello stato patrimoniale può non coincidere con il totale dei residui attivi del conto del bilancio (titoli 1-4 dell'entrata). Infatti, nello stato patrimoniale sono iscritti anche i crediti di dubbia esigibilità o inesigibili stralciati dal conto del bilancio, in applicazione del principio contabile 4.2, punto 9.1, vale a dire che quei crediti che, trascorsi tre anni dalla loro formazione, qualora non riscossi, possono essere eliminati dal conto del bilancio e conservati in quello del patrimonio. Inoltre, nello stato patrimoniale sono inclusi i crediti derivanti da obbligazioni giuridiche perfezionate nell'esercizio (contabilizzati nell'anno di registrazione dell'accertamento dell'entrata), il cui accertamento viene però reimputato in futuri esercizi per tenere conto della loro esigibilità. In sostanza, il credito resta contabilizzato nelle scritture patrimoniali dell'anno di formazione, mentre in quelle finanziarie l'accertamento è spostato all'esercizio futuro di esigibilità. Nella determinazione dell'ammontare del fondo svalutazione crediti vanno quindi considerate anche queste ultime due tipologie di crediti. Il fondo svalutazione crediti infatti non può essere mai inferiore all'ammontare del fondo crediti di dubbia esigibilità. Si rammenta che l'elenco dei crediti inesigibili stralciati dal conto del bilancio va riportato in allegato al rendiconto (articolo 11, comma 3, lettera n, del Dlgs 118/2011). L'ammontare del fondo svalutazione crediti è riportato in detrazione del valore dei crediti che, pertanto, sono iscritti a netto del predetto fondo. Il raccordo tra il fondo crediti di dubbia esigibilità riportato nel bilancio e il fondo svalutazione crediti del conto del patrimonio è evidenziato dalla tabella riportata in calce al prospetto di composizione del fondo crediti di dubbia esigibilità allegato al rendiconto (il quale peraltro impone la coincidenza tra l'ammontare dei crediti di dubbia esigibilità stralciati e l'ammontare della corrispondente quota del fondo svalutazione crediti). È giusto il caso di rilevare che la corretta imputazione dei crediti nelle diverse voci del piano dei conti patrimoniale, al netto del fondo, impone la necessità di identificare, per ogni voce, il corrispondente ammontare del fondo svalutazione crediti. Infine è opportuno rammentare che, una volta determinato il risultato economico dell'esercizio, nella deliberazione del Consiglio comunale di approvazione del rendiconto occorre anche decidere sulla destinazione dell'utile. In caso di perdita, nella relazione sulla gestione è necessario dare un'informativa sulla copertura della stessa con le riserve, ovvero sulla necessità di rinviare la perdita a nuovo, qualora le riserve, escluso il fondo di dotazione, non siano capienti. Va comunque osservato che i Comuni, specie i più piccoli, sono in grossa difficoltà nell'eseguire tali operazioni, complesse per chi non è stato mai abituato a gestire la contabilità economico-patrimoniale, complice anche il non sempre tempestivo adeguamento dei software, situazione questa che rischia di determinare ritardi nell'approvazione del rendiconto 2016.

(*) Vice Presidente Anutel - Docente esclusivo Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA