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I Comuni nati per fusione nella trappola del blocco all’aumento dei tributi

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La sospensione dell'efficacia delle delibere che dispongono aumenti dei tributi locali anche per il 2017 sta mettendo in seria difficoltà i Comuni nati dalla fusione di altri enti, i quali, in assenza di chiarimenti ufficiali in materia, si trovano a dover decidere se forzare l'interpretazione della norma oppure rassegnarsi a pensanti perdite di gettito.

La sospensione degli aumenti tributari
La legge di bilancio per il 2017 (articolo 1, comma 42, legge 232/2016) ha confermato la sospensione dell'efficacia delle deliberazioni che aumentano i tributi locali rispetto al livello del 2015, già effettivo lo scorso anno.
Secondo l'interpretazione più restrittiva della norma, a suo tempo evidenziata dalla Corte dei conti (deliberazione della Sezione Marche n. 1/2009 - seppure riferita a una previgente analoga disposizione), la norma preclude l'efficacia di qualunque intervento regolamentare o in materia di aliquote o tariffe del Comune che possa tradursi nell'incremento della pressione tributaria. Inoltre, la disposizione ha come conseguenza il differimento dell'efficacia dell'entrata in vigore di tributi di nuova istituzione da parte degli enti, come per esempio l'addizionale comunale all'Irpef o l'imposta di soggiorno.
Le uniche eccezioni sono la tassa sui rifiuti, liberamente modificabile in base alle risultanze del piano finanziario del servizio, dai comuni in dissesto o in pre-dissesto e, di recente, anche dal contributo di sbarco e dalla «tassa sui vulcani», introdotta dall'articolo 33 della legge 221/2015 (articolo 13, comma 4-bis, Dl 244/2016).

I Comuni risultanti da fusione
Questa disposizione crea più di qualche difficoltà interpretativa agli enti sorti dalla fusione di più Comuni, in applicazione della legge 56/2014 (riforma Delrio). La legge ha incentivato in modo rilevante negli ultimi anni la fusione tra enti, in particolare tra quelli di piccole dimensioni, anche con un supporto di carattere finanziario, tramite specifiche forme di contribuzione (articolo 15, comma 3, Dlgs 267/2000; articolo 20, comma 1-bis, Dl 95/2012). Contributo peraltro reso ancora più pesante dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, comma 447, legge 232/2016).
Il Comune risultante dalla fusione, tuttavia, in un'ottica di armonizzazione del prelievo sui territori dei precedenti, dovrebbe adottare un livello di aliquote e tariffe uniforme. Tale operazione, però, contrasta con la sospensione degli aumenti sopra descritta, perché l'unica possibilità che l'ente potrebbe legittimamente adottare, seguendo l'interpretazione letterale della norma, è livellare le aliquote e le tariffe sul gradino più basso applicato dai Comuni ormai fusi. Subendo in questo modo, però, un’nevitabile e rilevante perdita di gettito.
Il comma 132, articolo 1, della legge 56/2014 permette espressamente ai Comuni nati in seguito a una fusione di mantenere tributi e tariffe differenziati per ciascuno dei territori degli enti preesistenti alla fusione, non oltre l'ultimo esercizio finanziario del primo mandato amministrativo del nuovo comune. La norma, tuttavia, consente tale opzione solo agli enti che hanno deciso di istituire municipi nei territori delle comunità di origine, come consentito dll'articolo 16 del Dlgs 267/2000, allo scopo di valorizzare le peculiarità territoriali e di consentire una maggiore partecipazione dei cittadini.
In questo caso, quindi, l'ente risultante dalla fusione potrebbe conservare aliquote e tariffe differenziate nei vari territori, osservando in tal modo il blocco imposto dalla legge ed evitando perdite di gettito.

Non tutti i Comuni «fusi», però, hanno optato per l'istituzione dei municipi, poiché gli stessi, potrebbero essere un'inutile duplicazione di organi e strutture, specie in realtà molto piccole, che vanificherebbe i benefici in termini di economie della fusione. Per questi enti, però, in base al comma 132, articolo 1, della legge 56/2014, non sembrerebbe operante la possibilità di conservare la differenziazione territoriale delle aliquote e delle tariffe, con il conseguente obbligo di adottare misure unificate che, stante la sospensione dettata dalla legge di bilancio 2017, non potrebbero che essere quelle più basse applicate dai Comuni preesistenti.

Le soluzioni per i Comuni senza municipi
Per evitare la conseguente perdita di gettito sono state ipotizzate due possibili interpretazioni della norma, in relazione alle quali però manca a tutt'oggi una pronuncia ufficiale del ministero, pur richiesta.
La prima è di consentire il mantenimento della differenziazione delle aliquote anche nei Comuni risultanti da fusione che non hanno istituito i municipi. Questa tesi è stata condivisa dall'Ifel in delle note inviate ad alcuni Comuni. La seconda, sulla quale è stato chiesto un esplicito parere al ministero dell'Economia e delle finanze con l’interrogazione presentata in Senato n. 3-03420, consiste nella possibilità di considerare la sospensione dell'efficacia degli aumenti con riferimento al livello di gettito complessivo, consentendo ai Comuni sorti in seguito a una fusione di uniformare le aliquote e le tariffe in precedenza applicati dai vecchi enti. Il tutto a condizione che non sia superato il livello di gettito complessivamente ottenuto nel 2015. In altri termini, si tratta di considerare, nel caso specifico, il divieto di incremento della pressione tributaria assumendo come parametro il gettito tributario totale del 2015 e non le singole misure delle aliquote e delle tariffe.
Interpretazione quest'ultima che sarebbe opportuno fosse adottata anche in via generalizzata, consentendo ai Comuni, per esempio, di unificare i prelievi Imu e Tasi e quindi di eliminare l'applicazione della seconda, divenuta in molti casi, dopo l'esclusione dell'abitazione principale, una sorta di doppione della prima. Purché sia comunque garantito un gettito complessivo non superiore alle somme dei precedenti.
Sulla questione, tuttavia, data la delicatezza del suo impatto sui bilanci degli enti fusi, appare improcrastinabile una posizione ufficiale del ministero dell'Economia e delle finanze.

(*) Vice presidente e docente esclusivo Anutel


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