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L’utilizzo dei proventi derivanti dalle sanzioni del codice della strada

di Ilaria Nesi - Rubrica a cura di Anutel

Il principio di unità del bilancio previsto dal principio contabile contenuto nel Dlgs 118/2011, in base al quale è il complesso unitario delle entrate che finanzia l'amministrazione pubblica e quindi sostiene la totalità delle sue spese durante la gestione è derogato dall’articolo 208 del Dlgs 285 /1992, modificato dalla legge 120/2010.

La deroga
L'articolo 208 prevede il vincolo di destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni del codice della strada nella misura del 50% del gettito realizzato, tenuto conto di alcuni limiti:
1. una quota non inferiore a ¼ della parte vincolata, per interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell'ente locale;
2. una quota non inferiore a 1/4 della parte vincolata per il potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l'acquisto dei mezzi e delle attrezzature necessarie;
3. la residua quota per altre finalità collegate al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprietà dell’ente locale, all'installazione, all’ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle strade comunali. Inoltre, a interventi per la sicurezza stradale a tutela degli utenti disagiati, allo svolgimento di corsi didattici finalizzati all'educazione stradale presso le scuole di qualsiasi grado e tenuti dagli organi di polizia locale, oltre a interventi in favore della mobilità ciclopedonale.
L’articolo 208 dispone che tale riparto venga stabilito annualmente dalla Giunta Comunale, la quale potrebbe destinare anche una quota superiore al 50% alle finalità sopra elencate.

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Oltre a questa precisazione, va ricordato che l'articolo 142, comma 12 bis, prevede che i proventi delle sanzioni derivanti dall'accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità rilevate tramite l'uso di apparecchi o sistemi di rilevamento della velocità o mezzi tecnici di controllo a distanza, sono attribuiti nella misura del 50% ciascuno all'ente proprietario della strada su cui è effettuato l'accertamento e all'Ente da cui dipende l'organo accertatore.
Le somme così introitate per questa attività sono destinate a interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, compresa la segnaletica stradale e le barriere, nonché al potenziamento dell'attività di controllo e accertamento delle violazioni in materiale di circolazione stradale, comprese le spese di personale nel rispetto delle norme sul pubblico impiego e sul contenimento della spesa. Potrebbe rendersi necessario, quindi, indicare nel bilancio più voci di entrata e di spesa, in quanto sulle strade comunali potrebbero essere rilevate violazioni riguardanti la velocità da parte di agenti della polizia di Stato nel cui caso al Comune debba essere devoluto il 50% della somma introitata; se la polizia municipale effettua tali rilevazioni su strada provinciale o statale, invece, il 50% del riscosso deve essere devoluto rispettivamente alla Provincia o allo Stato.
La norma si occupa solo del riparto delle somme tra l'ente proprietario e quello dal quale dipende l'accertatore della violazione, lasciando imprecisato su chi gravi l'onere delle spese per l'attività di accertamento e riscossione delle somme.
Infine, i proventi riscossi per le somme derivanti dall’omessa comunicazione del nominativo del conducente del veicolo, che ha superato i limiti di velocità, così come previsto dall'articolo 126 bis, comma 2, del codice della strada, vengono introitate interamente dal comando dal quale dipende l'agente accertatore e non sono soggette al riparto sopra enunciato.


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