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I problemi della rateizzazione dei tributi locali oltre 36 mesi

di Nazario Festeggiato (*) - Rubrica a cura di Anutel

Le principali motivazioni che hanno determinato l'emanazione del Dl 22 ottobre 2016 n. 193 «disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili» sono state indubbiamente la straordinaria necessità e l'indifferibile urgenza di ottimizzare, dopo tanti e tanti rimandi, l'attività di riscossione con la conseguenza della definitiva soppressione di Equitalia.
Questa misura, tesa a soddisfare le esigenze di finanza pubblica e il corretto rapporto tra fisco e contribuente, nonché a garantire l'effettività del gettito delle entrate e l'incremento del livello di adempimento spontaneo degli obblighi tributari, ha ridefinito, tra l'altro, rendendolo centrale, il ruolo dell'agente pubblico della riscossione per le entrate degli enti locali.
Come spesso ripetuto, l'articolo 2, comma 2, del decreto stabilisce che a decorrere dal prossimo mese di luglio gli enti locali possano deliberare di affidare al soggetto preposto alla riscossione nazionale le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate tributarie o patrimoniali proprie e delle società da essi partecipate.
In base all'articolo 1, comma 3, dello stesso decreto, questo ente pubblico economico denominato «Agenzia delle entrate-Riscossione», subentrerà a titolo universale in tutti i rapporti giuridici delle disciolte società del Gruppo Equitalia e assumerà la qualifica di agente della riscossione con i poteri e secondo le disposizioni del titolo I, capo II, e del titolo I del Dpr 29 settembre 1973 n. 602.

La sfasamento temporale
Merita particolare attenzione, a tal proposito, la modalità con cui l'agente nazionale della riscossione, in base all'articolo 19 del Dpr 602/1973, eserciterà i propri poteri con riferimento alla concessione - su richiesta del contribuente che dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà - della ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo (alias rateizzazione), con esclusione dei diritti di notifica, fino a un massimo di 72 rate mensili.
L’articolo 19, infatti, modificato nel tempo in risposta alla profonda crisi economica e sociale che attraversa il Paese - prevedendo la possibilità per il contribuente di beneficiare del rateizzo dei propri debiti fino a un massimo di 72 rate mensili, quindi 6 anni, determina una situazione di incongruità e di poca compatibilità con i limiti temporali (già esistenti in passato) che la recente armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche ha introdotto e che, per gli enti territoriali, è stata attuata dal Dlgs 23 giugno 2011 n. 118 «Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009 n. 42» e sue successive modificazioni.
Il relativo principio contabile applicato concernente la programmazione di bilancio (allegato n. 4/1 al Dlgs 118/2011), nella parte dedicata agli strumenti della programmazione degli enti locali, e in particolare nel paragrafo dedicato al bilancio di previsione finanziario, stabilisce che il bilancio di previsione finanziario degli enti locali è almeno triennale.
Viene da sé che, nel caso di rateizzazioni concesse fino a 6 anni, queste non possano trovare idonea corrispondenza in relazione ad un bilancio di durata triennale. Come se non bastasse, per i crediti di dubbia e difficile esazione, come sono quelli iscritti nei ruoli esattoriali, è prevista l'effettuazione di un accantonamento obbligatorio al fondo crediti di dubbia esigibilità (vincolando anche una quota dell'avanzo di amministrazione) che inibisce, sostanzialmente, la capacità di spesa in misura direttamente proporzionale all'entità della massa creditoria esistente a bilancio.
Non occorre, a tal proposito, una grande sensibilità per comprendere l'incoerenza temporale della rateazione concessa al debitore con massimo 72 rate, quindi 6 anni, con la necessità stringente che hanno gli enti locali di migliorare la performance della propria capacità di riscossione comportando, tra l'altro, di aggravare oltre modo il fondo crediti di dubbia esigibilità.
In conclusione, se le massimo 72 rate concedibili appaiono coerenti con gli importi dei tributi erariali dovuti, spesso di robusta entità, frequentemente non lo sono con i tributi locali, che registrano pretese tributarie con importi a volte anche di modesta entità. Meriterebbe, quindi, quanto meno nell'interesse di quegli enti locali che decideranno di avvalersi del soggetto preposto alla riscossione nazionale, porre all'attenzione del legislatore l'opportunità di prevedere, per le sole entrate di loro spettanza, l'articolazione di un'eventuale rateazione delle pendenze iscritte a ruolo con un massimo di 36 rate, tanto quanto dura in pratica il bilancio di previsione finanziario dell'ente locale.
Ciò renderebbe coerente e complementare il sistema di riscossione per il tramite del soggetto preposto alla riscossione nazionale con il sistema della finanza pubblica degli enti locali. L'agente nazionale della riscossione, infatti, potrebbe comunque rateizzare il complesso dei tributi erariali in massimo 72 rate e, nel caso di concomitanza con i tributi o le entrate patrimoniali degli enti locali, offrire al contribuente una rateazione al massimo di 36 mensilità.

(*) Componente giunta esecutiva Anutel


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