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La regolarizzazione dei pagamenti per le azioni esecutive

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Al fine di consentire il normale funzionamento degli enti locali è stata introdotta una disciplina (articolo159 del Tuel) che:
a) vieta le procedure di esecuzione e di espropriazione forzata presso soggetti diversi dal tesoriere;
b) vieta l'esecuzione forzata delle somme presso il tesoriere dichiarate impignorabili con deliberazione da adottarsi semestralmente dall'organo esecutivo comunicata al tesoriere stesso.
La quantificazione delle somme da dichiarare impignorabili comprende il pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali dei dipendenti per i tre mesi successivi, il pagamento delle rate dei prestiti scadenti nel semestre e il pagamento di somme per espletamento dei servizi indispensabili.

Casi particolari
Può capitare però, nel periodo di fine anno con l'introito del saldo Imu e Tasi, che siano giacenti nella cassa del tesoriere somme superiori a quelle dichiarate impignorabili e quindi soggette a esecuzione forzata. Il Tesoriere, in tal caso, su disposizione dell'autorità giudiziaria, è tenuto al pagamento anche senza il relativo mandato.
È una fattispecie che stravolge la naturale successione delle fasi della spesa prevista dagli articoli 182 e seguenti del Tuel.
Nella resa del conto, che il tesoriere deve presentare entro il 30 gennaio dell'anno successivo, risulterà un saldo di cassa al 31 dicembre diverso rispetto a quello dell'ente dovuto al pagamento forzoso.
Il principio contabile applicato 4/2 alla contabilità finanziaria nel punto 6.3 obbliga gli enti a imputare il pagamento nell'esercizio in cui è stato eseguito, dichiarando del tutto scorretta la richiesta al tesoriere di trasportare i sospesi nell'esercizio successivo.
Nessun problema sorge nel caso di emissione del mandato di regolarizzazione in presenza di impegni regolarmente assunti.

Regolarizzazione di pagamenti per debiti fuori bilancio
I problemi sorgono invece nel caso di regolarizzazione di pagamenti per debiti fuori bilancio. Il citato punto 6.3 del principio 4/2 indica una procedura per salvaguardare la veridicità del rendiconto facendo ricomprendere in esso tutte le spese di competenza dell'anno.
Nell'ambito delle operazioni di elaborazione del rendiconto l'ente, anche in assenza del relativo stanziamento, deve pertanto registrare l'impegno ed emettere il mandato a regolarizzazione rendendo con tale rilevazione evidente che la spesa è stata effettuata senza autorizzazione. Il riconoscimento del debito fuori bilancio deve essere fatto dal Consiglio contestualmente all'approvazione del rendiconto segnalando l'effetto prodotto sul risultato di amministrazione.
L'effetto negativo sul risultato di amministrazione potrà essere ridotto se il debito nasce da contenzioso per il quale era stato accantonato un adeguato fondo rischi.
Con tale procedura il saldo di cassa del tesoriere al 31 dicembre coincide con quello risultante dalle scritture della contabilità finanziaria dell'ente e le somme pagate sono ricondotte nel bilancio anche se, in deroga al bilancio autorizzatorio, superano lo stanziamento.

Il riconoscimento del debito
Occorre inoltre rispettare quanto disposto dall'articolo 23, comma 5, della legge n. 289/2002 trasmettendo agli organi di controllo e alla Corte dei conti il provvedimento di riconoscimento del debito.
Al momento del riconoscimento il Consiglio potrebbe anche ritenere che il debito, già pagato, non compete in tutto o in parte all'ente e in tal caso sarà possibile se sussistono tutti gli elementi per l'accertamento rilevare l'entrata a rimborso e nella spesa la parte di dubbia esigibilità.
L'impegno anche se rilevato dopo la chiusura dell'esercizio rientra comunque nella rilevazione dei saldi di finanza pubblica e potrebbe comportare un mancato rispetto dell'obiettivo con l'applicazione delle conseguenti sanzioni.

(*) Presidente Ancrel


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