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I limiti della spesa per contratti flessibili spiegati dalla Sezione Autonomie

di Daniela Caianiello (*) - Rubrica a cura di Anutel

L'individuazione del limite di spesa rilevante per l'applicazione dell'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010 (convertito dalla legge 122/2010), nell'ipotesi in cui l'ente locale non abbia fatto ricorso alle tipologie contrattuali flessibili né nel 2009 né nell'intero triennio 2007 – 2009 è la questione di massima affrontata con la deliberazione n. 1/2017 dalla sezione Autonomie della Corte dei conti, rimessa dalla sezione regionale Veneto.
L'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010, infatti, prescrive che le amministrazioni possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009.
A partire dal 2014. la legge 114/2014 (articolo 11, comma 4bis) ha previsto che tali limitazioni non si applichino agli enti locali in regola con l'obbligo di riduzione delle spese di personale previsto dai commi 557 e 562, articolo 1, della legge 296/2006. Anche per gli enti virtuosi, in ogni caso, c'è il vincolo che la spesa complessiva non può essere superiore alla spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009.

La legge 160/2016, che ha convertito il Dl 113/2016, all'articolo 16, comma 1 quater, ha disposto l'esclusione dalle limitazioni previste per la spesa flessibile le assunzioni a tempo determinato, in base all'articolo 110, comma 1, del Dlgs 267/2000, superando di fatto quanto imposto dalla deliberazione n. 14/2016 della sezione Autonomie, che includeva tali incarichi dirigenziali a tempo determinato nel campo di applicazione dell'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010, in quanto quest'ultimo non li elencava tra i soggetti esclusi.
Per le amministrazioni che nel 2009 non abbiano sostenuto spese per lavoro flessibile il limite è computato con riferimento alla media sostenuta per la stessa finalità nel triennio 2007 – 2009. Il mancato rispetto dei limiti disposti dall'articolo 9, comma 28, costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale.

La mancanza di una spesa storica
Si pone dunque il problema per le amministrazioni che seppur in regola con gli obblighi di riduzione della spesa di personale previsti dall'articolo 1, comma 557, non abbiano una spesa storica di riferimento in nessuna delle annualità del triennio di riferimento 2007 – 2009.
Per questa fattispecie si sono susseguiti orientamenti della Corte piuttosto contraddittori a partire dalla Sezione regionale di controllo per la Campania (delibera 245/2014) che escludeva, in assenza di spesa storica, la possibilità di ricorrere a tale tipologia di lavoro, penalizzando di fatto gli enti virtuosi che avevano evitato l'utilizzo dei contratti a tempo determinato e costituendo un divieto al ricorso del lavoro flessibile che la norma non impone.
La Corte, per dirimere la questione, riprende un orientamento (Sezione Lombardia - delibera n. 29/2013 e Sezione Puglia delibera n. 149/2016) che consente, in assenza di spesa storica, di definire, sulla base delle effettive esigenze strettamente necessarie un nuovo limite di spesa che dovrà essere poi rispettato anche per gli anni futuri.
Tale apertura si è resa necessaria anche per non incorrere nella censura della Corte Costituzionale che ha valutato non pregiudizievole la norma in considerazione della discrezionalità che lascia a ciascun ente di rimodulare la tipologia di spesa da sostenere e che dunque non può tradursi in un divieto assoluto del ricorso al lavoro flessibile. D'altronde, il ricorso a tipologie di lavoro a tempo determinato in taluni casi è fisiologico (per esempio la sostituzione di una dipendente in maternità) e deve rappresentare una soluzione praticabile dall'ente.
La Sezione della Autonomie, quindi, nella deliberazione n. 1/2017 legittima il ricorso a forme flessibili di lavoro anche per gli enti che non vi hanno fatto ricorso nel triennio 2007 – 2009, purchè con motivato provvedimento si proceda a effettuare le assunzioni per assoluta necessità e nel rispetto dell'articolo 36, commi 2 e seguienti, del Dlgs 165/2001 per far fronte a un servizio essenziale, la spesa così determinata sarà a sua volta il parametro finanziario per gli anni successivi.
Infine, la Corte conferma che l'integrazione salariale degli Lsu per la quota che grava sul bilancio dell'Ente e finalizzata a garantire funzioni o servizi di quest'ultimo rientri a pieno titolo nei limiti del lavoro flessibile.

(*) Componente dell'Osservatorio tecnico e docente esclusivo Anutel


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