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Poste, si scongela la privatizzazione

di Laura Serafini

Il governo Gentiloni rimette sulla rampa di lancio le privatizzazioni. Si parte con la seconda tranche di Poste per la quale, mercati permettendo, si pensa alla fine del primo semestre, dunque tra giugno e luglio. Ma a sorpresa potrebbe tornare d'attualità quest'anno anche la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, o più probabilmente la parte pregiata del gruppo, ovvero l'alta velocità rappresentata dalle Frecce e i treni a lunga percorrenza.
L'avvicendamento tra il governo Renzi - che in verità aveva messo in congelatore le privatizzazioni nella seconda metà del 2016 sospendendo l'iter per la seconda tranche di Poste previsto a ottobre - e il governo Gentiloni non ha comunque cambiato l'agenda sulle dismissioni.
«Noi stiamo continuando a lavorare - conferma a IlSole24Ore il responsabile della segreteria tecnica del ministero dell'Economia, Fabrizio Pagani -. Dopo aver quotato in Borsa Poste Italiane nel 2015, dismettendo il 35,5% del capitale, e dopo aver ceduto un'altra quota pari al 30 per cento a Cassa depositi e prestito lo scorso anno, resta l'obiettivo di vedere sul mercato la residua quota del 30%, con le stesse modalità dell'Ipo e cioè con la cessione a investitori istituzionali e risparmiatori. La tabella di marcia prevede l'operazione entro quest'anno, ovviamente mercati permettendo».

Poste
Il titolo Poste continua a essere scambiato a valori sotto il prezzo di collocamento del 2015, pari a 6,75 euro; in questi giorni quota attorno a 6 euro, con una capitalizzazione inferiore a 8 miliardi. Secondo gli esperti il collocamento di un'ulteriore tranche è tecnicamente sostenibile anche se il prezzo attuale è inferiore a quello di collocamento. Ma non è necessariamente detto che debba essere così e che nei prossimi mesi, invece, il titolo non possa riprendere valore.
«La società sta perfezionando operazioni annunciate lo scorso anno, come la creazione di un polo del risparmio con Anima (entro il primo semestre di quest'anno è previsto il conferimento in Anima di Sgr Bancoposta Fondi, che porterà la quota di Poste fino al 24,9 per cento del capitale trasformandola nel primo azionista, ndr) e sta sviluppando sinergie nei sistemi di pagamento dopo l'acquisizione di Sia. Operazioni che generano valore» osserva Pagani.
La finestra per la seconda tranche potrebbe aprirsi tra giugno e luglio, come detto. Anche perchè nel frattempo andrà a scadenza il mandato dei vertici di Poste che, alla stregua di altre società a controllo pubblico come Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, coincide con l'assemblea di approvazione del bilancio 2016. Il governo, considerato che la gran parte delle assemblee è concentrata tra fine aprile e inizio maggio, dovrà dunque decidere sui nuovi vertici entro metà-fine marzo.

Ferrovie
La tempistica dell'operazione Ferrovie sembra invece più aperta. «Il nostro obiettivo è di poter realizzare anche questa privatizzazione al momento opportuno - spiega Pagani -. Molto dipenderà dalle operazioni in cui è impegnato il gruppo, come l'acquisizione di grande successo che è stata realizzata all'estero nelle scorse settimane (la società ferroviaria britannica Next, ndr). Il management è impegnato in un percorso industriale ambizioso e importante e va scelto il momento migliore. È anzitutto una scelta industriale». La fusione con Anas, alla quale si sta lavorando, non sembra comunque interferire con la privatizzazione.
Ma cosa si pensa di cedere di Fs, la holding o l'alta velocità? «Le opzioni sono ancora tutte sul tavolo - risponde Pagani -. Certamente stiamo esaminando la cessione di una quota della parte a mercato, ovvero l'alta velocità». Nel settembre scorso, l'ad di Ferrovie Renato Mazzoncini aveva annunciato la quotazione del 30 per cento della società delle Frecce e della lunga percorrenza (i treni Intercity): il settore ha un fatturato di 2,4 miliardi e un ebitda di 700 milioni. Il valore potrebbe oscillare tra 2-3 miliardi e l'incasso, per il 30%, sarebbe attorno a un miliardo.
In verità l'operazione sinora era rimasta in stand-by anche in attesa di decidere chi avrebbe beneficiato di quei fondi: Mazzoncini avrebbe voluto tenerli nella holding per finanziare gli investimenti, il Tesoro vorrebbe invece i proventi, sotto forma di dividendo straordinario delle Ferrovie dello stato, per ridurre il debito pubblico.
L'incasso per la cessione del 30 per cento di Poste, se si considerano gli attuali prezzi di Borsa, dovrebbe attestarsi attorno a 2,4 miliardi. Se le operazioni sulla società dei recapiti e sulle Ferrovie andassero a buon fine entro l'anno, i proventi complessivi potrebbero arrivare fino a 3,5 miliardi.


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