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Disavanzo tecnico legittimo solo se coperto da entrate certe nell'anno successivo

di Anna Guiducci e Patrizia Ruffini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per applicare il «disavanzo tecnico» al bilancio di previsione i presupposti normativi vanno interpretati in modo molto stringente e richiedono di dare dimostrazione delle eccedenze dei residui attivi reimputati - i quali devono pertanto essere corredati dalla prova di esistenza del credito e della scadenza - rispetto alla somma dei residui passivi e del fondo pluriennale vincolato. Il principio è affermato dalla sentenza n. 6/2017della Corte costituzionale, depositata ieri, che ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 3 della legge Regione Sardegna, relativa al bilancio pluriennale per gli anni 2016-2018. Per l'anno 2016 il bilancio presenta una differenza negativa fra entrate e spese di oltre 31 milioni, corrispondente al disavanzo tecnico da coprirsi negli esercizi successivi con i maggiori residui attivi reimputati.
Per il giudice delle leggi la Regione, dopo ad aver ignorato l'assenza dei presupposti normativi per l'applicazione del disavanzo tecnico, ha rinviato a imprecisati esercizi successivi la copertura dello stesso, facendo riferimento, con generica espressione, a residui «eccedenti». Ciò tra l'altro – precisa la sentenza - senza individuare gli estremi dei pretesi crediti e delle relative ragioni giuridiche e temporali in grado di giustificarne l'impiego diacronico.

Il disavanzo tecnico
La regola del disavanzo tecnico, contenuta nel comma 13 dell'articolo 3 del Dlgs n. 118 del 2011, prevede che nel caso in cui, a seguito del riaccertamento straordinario, i residui passivi reimputati ad un esercizio sono di importo superiore alla somma del fondo pluriennale vincolato stanziato in entrata e dei residui attivi reimputati al medesimo esercizio, tale differenza può essere finanziata con le risorse dell'esercizio o costituire un disavanzo tecnico da coprirsi, nei bilanci degli esercizi successivi con i residui attivi reimputati eccedenti rispetto alla somma dei residui passivi reimputati e del fondo pluriennale vincolato di entrata. L'operazione va intesa non come un mero raffronto numerico tra componenti contabili, bensì come un documento analiticamente corredato dall'elenco delle singole poste interessate, dalle relative ragioni giuridiche e dalla scadenza delle singole obbligazioni. In sostanza l'istituto del disavanzo tecnico dà evidenza giuridica alla diacronia tra riscossioni e pagamenti, quando la scadenza dei crediti risulta successiva a quella delle obbligazioni passive. Ma è consentito limitatamente al periodo intercorrente tra l'esercizio interessato alla diacronia e quelli successivi in cui la sua copertura diviene, al contrario, indefettibile.

Il ricorso
La legge regionale era stata impugnata perché l'applicazione del disavanzo tecnico era stata ritenuta distorta, da qui la presunta illegittimità costituzionale per il contrato con l'articolo 81, terzo comma della Costituzione, in base al quale ogni legge che comporti nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
L'istituto del disavanzo tecnico costituisce dunque una tassativa eccezione alla regola del pareggio di bilancio e, in quanto tale, risulta di strettissima interpretazione e applicazione.


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