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Telecamere comunali contro l'abbandono di rifiuti, sanzioni valide solo nel rispetto della privacy

di Domenico Carola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Scatta la videosorveglianza come mezzo di contrasto all'incivile prassi di abbandonare i rifiuti in strada creando vere e proprie discariche illegali. Ma l'accertamento di illeciti tramite sistemi di rilevazione così intrusivi e stabili fa insorgere il problema della legittimità delle sanzioni elevate. Infatti, molti Comuni si sono dotati di telecamere mobili da installare al fine del rilevamento di sanzioni, in conformità a quanto previsto dall'ordinanza sindacale in materia.

La legittimità delle sanzioni
Tenuto conto di quanto sopra, ai fini della legittimità delle sanzioni elevate, sempre più spesso sorgono problematiche che di seguito si riassumono:
1) quali adempimenti deve effettuare la Polizia locale con particolare riguardo alla normativa vigente sulla privacy?
2) è sufficiente pubblicare sul sito del Comune la località in cui è posizionata la telecamera?
3) cosa bisogna indicare nel verbale con riferimento alle modalità di accertamento della violazione?
È di tutta evidenza che le criticità coinvolgono plurimi aspetti di tutela. È necessario, quindi, procedere per gradi e con estrema sinteticità. Non v'è dubbio, infatti che, mentre, da un lato nessun limite di natura documentale può incontrarsi nell'accertamento di fatti puniti penalmente e che, rimanendo in ambito violazioni amministrative, l'articolo 13 della legge 689/81 giustifica ampiamente il ricorso a tali strumenti di rilevazione di infrazioni a distanza, è altrettanto vero che l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, comporti un trattamento di dati personali.
Il possibile controllo a distanza di aree oggetto di deposito incontrollato di rifiuti per mezzo di sistemi di videosorveglianza è preso in esame direttamente dal provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali in materia di videosorveglianza dell'8 aprile 2010. Nel punto 5.2 di tale circolare si legge che, l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza risulta lecito con riferimento alle attività di controllo volte ad accertare l'utilizzo abusivo di aree impiegate come discariche di materiali e di sostanze pericolose solo se non risulta possibile, o si riveli non efficace, il ricorso a strumenti e sistemi di controllo alternativi. Analogamente, l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza è lecito se risultano inefficaci o inattuabili altre misure nei casi in cui si intenda monitorare il rispetto delle disposizioni concernenti modalità, tipologia ed orario di deposito dei rifiuti, la cui violazione è sanzionata amministrativamente (art. 13, l. 24 novembre 1981, n. 689). Non sussistono, quindi, dubbi sulla legittima possibilità di procedere all'accertamento di illeciti, penali od amministrativi, tramite sistemi di video sorveglianza, attinenti al deposito incontrollato o abbandono di rifiuti. Occorre però verificare se e quali altri accorgimento debbano essere adottati dal soggetto pubblico titolare del trattamento dei dati personali e, segnatamente, dal comando di polizia procedente. Procediamo con ordine seguendo le criticità rappresentate.

Adempimenti nel rispetto della privacy
Sul punto degli adempimenti da effettuare con riguardo alla normativa della privacy, va detto in modo molto semplice, ma esaustivo, che trattandosi di un trattamento di dati personali realizzato con un sistema di videosorveglianza occorre che siano seguite tutte le indicazioni contenute nel citato provvedimento 8 aprile 2010 del Garante (in particolare preventiva notificazione del trattamento dati, adozione di sistemi di sicurezza, rispetto dei termini massimi di conservazione dei dati, rilevazione esclusiva di quei dati utili alle finalità istituzionali del soggetto titolare del trattamento).

L'indicazione della telecamera e relative problematiche
Veniamo al primo aspetto critico: è sufficiente pubblicare sul sito del Comune la località in cui è posizionata la telecamera? Riteniamo che la modalità utilizzata dal Comune non appare sufficiente. Molto spesso nel corpo dei provvedimenti si legge che l'utilizzo dei sistemi di videosorveglianza è lecito se sono raccolti solo dati pertinenti e non eccedenti per il perseguimento delle finalità istituzionali del titolare, delimitando a tal fine la dislocazione e l'angolo visuale delle riprese in modo da non raccogliere immagini non pertinenti o inutilmente dettagliate. La necessità di garantire, in particolare, un livello elevato di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali rispetto al trattamento dei dati personali consente la possibilità di utilizzare sistemi di videosorveglianza, purché ciò non determini un'ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali degli interessati. Viene ribadito più volte che gli interessati devono essere sempre informati che stanno per accedere in una zona videosorvegliata; ciò anche nei casi di eventi e in occasione di spettacoli pubblici (es. concerti, manifestazioni sportive). A tal fine, il Garante ritiene che si possa utilizzare lo stesso modello semplificato di informativa «minima», indicante il titolare del trattamento e la finalità perseguita, già individuato (ai sensi dell'articolo 13, comma terzo, del Codice) nel provvedimento del 2004. Pur comprendendo le finalità repressive e di rilevazione di dati da utilizzare per fondare accertamenti sanzionatori è da ritenere che l'utilizzo dei sistemi di viedosorveglianza debba essere accompagnata dalla installazione di cartelli che riproducono l'esistenza del sistema di videosorveglianza atteso che, soprattutto, nell'area in questione ben possono accedere soggetti in condizioni di piena legittimità. L'unico vero limite potrebbe essere dato, come sostenuto anche dal Garante, dalla necessità di accertare violazioni di natura penale. In questi casi si sostiene che l'informativa può non essere resa quando i dati personali sono trattati per il perseguimento delle finalità di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, prevenzione, accertamento o repressione dei reati. Atteso che preventivamente non è possibile anticipare conclusioni circa la natura penale od amministrativa delle violazioni che potranno esser documentate si opta per apporre cartelli che indichino, seppur con riferimenti minimali, l'esistenza di un sistema di videosorveglianza.

Indicazioni nel verbale
Tanto premesso veniamo a quello che bisogna indicare nel verbale con riferimento alle modalità di accertamento della violazione Se la violazione accertata ha natura penale, non occorre certamente spendere troppe osservazioni. Sarà cura dell'ufficiale od agente di polizia giudiziaria procedente acquisire il documento visivo prodotto dal sistema di videosorveglianza, svolgere tutta l'attività di indagine di polizia giudiziaria necessaria alla individuazione del responsabile e al completo accertamento del fatto e riferire al Pubblico Ministero in conformità all'articolo 347 del Cpp. Laddove, invece, dovesse trattarsi di mere violazioni amministrative è noto che la verbalizzazione, assolutamente legittima, avviene in applicazione ed esecuzione dell'articolo 13 della legge 24 novembre 1981 n. 689. Si suggerisce di strutturare il verbale di accertamento come di seguito: nella sezione destinata alla descrizione della violazione indicare la violazione commessa, cercando di riprodurre nel modo più fedele possibile il dato normativo oggetto dell'illecito. Quindi, successivamente scrivere…. Si dà atto che: - la violazione è stata accertata ai sensi dell'articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689 utilizzando le riprese video tratte dal sistema di videosorveglianza oggetto di notificazione al Garante della protezione dei dati personali con nota del……. - le immagine prodotte dal sistema di videosorveglianza utilizzate per la presente verbalizzazione si trovano depositate agli atti del comando in intestazione. Altre indicazioni potranno essere inserite nel verbale ove fossero svolte indagini per l'identificazione dell'autore della violazione.


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