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La pubblicità sui veicoli è esente solo per le ditte di autotrasporto

di Alessandro Merciari (*) - Rubrica a cura di Anutel

Ogni giorno, mentre siamo nel traffico delle nostre città, ci capita di leggere le scritte sui veicoli che ci precedono, veicoli di lavoro di artigiani, commercianti, produttori di merci e servizi che si spostano quotidianamente sulle strade e che mentre circolano fanno conoscere la propria azienda.
Questa forma reclamistica è soggetta al pagamento dell'Imposta comunale sulla pubblicità in base alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 507/1993. La norma è molto chiara e stabilisce, a seconda della tipologia, i criteri di misurazione e tassazione dei veicoli oltre i limiti quantitativi, qualitativi e dimensionali per non pagare. In questo contesto normativo i Comuni italiani non hanno mai avuto particolari problemi ad applicare correttamente l'imposta, l'articolo 13 del decreto disciplina, infatti, precisamente le diverse tipologie di pubblicità, quella effettuata per conto terzi, quella effettuata su mezzi pubblici e quella effettuata per conto proprio. In merito a questa ultima tipologia, nel 2002, interviene la legge n. 16 di conversione del Dl n. 452 del 28 dicembre 2001, con la quale fu disposta l'esenzione a favore di quelle ditte di autotrasporto che indicavano sui mezzi di proprietà dell'azienda il proprio nome e l'indirizzo dell'impresa, introducendo quindi una nuova specifica esenzione al disposto normativo contenuto nell'articolo 13.

Il quadro normativo
L'esenzione fu introdotta in un contesto di legge che andava a riconoscere al comparto dell'autotrasporto una serie di agevolazioni. La norma, che prevedeva tra le altre cose anche agevolazioni in tema di accise, era evidentemente rivolta e riservata alle sole ditte di autotrasporto che pubblicizzavano la propria attività, e quindi doveva andare a interessare una ristretta platea di contribuenti. Tuttavia, nel maggio 2004, il ministero delle Finanze pubblicò una discussa risoluzione ministeriale nella quale si volle interpretare l'intenzione del Legislatore. Il Ministero in quella occasione sostenne che in realtà la norma non si rivolgeva solamente alle imprese di autotrasporto, ma, anzi, specificava che l'esenzione dal tributo operava anche per le imprese di produzione di beni e servizi che effettuavano, come attività meramente strumentale, il trasporto della merce prodotta. È chiaro che con questa interpretazione si andò ad ampliare notevolmente l'ambito dell'esenzione, coinvolgendo in sostanza tutti coloro che nell'esercizio della propria attività professionale svolgevano il trasporto della merce.

L'indicazione del Mef
Questa interpretazione divise di fatto i Comuni in due schieramenti, da una parte chi scelse di seguire la linea data dal Mef, riconoscendo il beneficio dell'esenzione anche agli artigiani che trasportano i loro attrezzi, alle ditte di commercio che trasportano i loro prodotti, e, a tutte le imprese che utilizzavano autoveicoli per lo svolgimento delle proprie attività imprenditoriali, e, dall'altra parte invece, chi limitò l'agevolazione alle sole ditte di autotrasporto, continuando ad applicare l'imposta a tutte le altre categorie di attività. In questo scenario capitava, e capita ancora, che Comuni limitrofi applicassero la norma in maniera differente, così che la stessa tipologia di pubblicità realizzata su veicoli dello stesso tipo venisse tassata o esentata a seconda del territorio di competenza, creando così disparità di trattamento e confusione tra i contribuenti che hanno la sola differenza nell'aver sede in Comuni differenti.

L'inversione di rotta della Cassazione
Finalmente, a distanza di oltre 10 anni, con la sentenza di Cassazione n. 2631 dell'11 febbraio 2015, viene sgombrato ogni residuo dubbio sull'applicazione dell'imposta alla casistica in parola. Nella sentenza, emessa per la pubblicità realizzata sui veicoli di una notissima marca alimentare, si legge: «… l'esenzione presuppone che i veicoli siano propri di un'impresa di trasporti e che gli stessi siano inoltre realmente impiegati nell'attività di trasporto». Del resto, solo così ristretta l'esenzione appare coerente con le altre norme contenute nel Dlgs n. 507 citato, articolo 13, le quali assoggettano all'imposta i «veicoli in genere». La Corte di cassazione con questa sentenza demolisce quella che evidentemente fu un'interpretazione errata data dal Ministero, ma che purtroppo, come scritto poc'anzi, fu comunque seguita da molte amministrazioni comunali.

Le conclusioni
Allinearsi alla linea dettata dal Mef comportò per gli Uffici Tributi di questi Comuni una detassazione estesa con conseguente inevitabile perdita di gettito e di patrimonio informativo sui veicoli circolanti. Oggi, per queste amministrazioni comunali che fecero la scelta sbagliata nel 2004, si deve affrontare il problema di recuperare e richiedere correttamente il pagamento dell'imposta. Servirà pertanto uno sforzo notevole e un lavoro di mesi, e in alcuni casi di anni, necessari per ricostituire la banca dati corretta e tornare a gestire l'imposta correttamente per tutti i veicoli pubblicizzati presenti nel proprio territorio comunale.

(*) Docente Anutel


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