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Lotta alla corruzione, i commercialisti fanno il punto sull'attuazione delle norme

di Federico Gavioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Fondazione nazionale dei dottori commercilisti ha pubblicato un interessante documento dal titolo «Focus sullo stato di attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, alla luce delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 25 maggio 2016, n. 97».

Il quadro normativo
Il Dlgs 97/2016, attuativo dell'articolo 7 della legge 124/2015, recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, revisiona e semplifica le disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza di cui alla legge 190/2012 e al Dlgs 33/2013; la decorrenza temporale , osserva lo studio della Fondazione, delle novità previste dal citato decreto n. 33 prevede un loro adeguamento, e quindi una piena attuazione, entro il prossimo 23 dicembre 2016.
L'ambito soggettivo delle normative anticorruzione e trasparenza sono individuate in tre macro categorie di soggetti:
1) le pubbliche amministrazioni;
2) gli enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico ed altri enti di diritto privato assimilati, ai quali si applica la disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni in quanto compatibile;
3) le società in partecipazione pubblica ed altri enti di diritto privato assimilati, non inclusi nel precedente punto 2, ai quali si applica la disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni in quanto compatibile, limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea.
Con riferimento alla trasparenza, osserva lo studio della Fondazione, i soggetti destinatari di questa normativa sono invece più numerosi rispetto a quelli previsti dalla legge anticorruzione; in sintesi tali soggetti sono:
• categoria 1: le pubbliche amministrazioni (di cui all'articolo 1, comma 2, legge 165/2001), ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione;
• categoria 2: gli enti pubblici economici e ordini professionali; le società in controllo pubblico come definite dal Dlgs 175/2016. Sono escluse, invece, le società quotate come definite sempre dal medesimo decreto; le associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, che presentano congiuntamente i tre requisiti di seguito riportati:
a) bilancio superiore a 500.000,00 euro;
b) attività finanziata in modo maggioritario da pubbliche amministrazioni per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell'ultimo triennio;
c) totalità dei titolari o dei componenti dell'organo di amministrazione o di indirizzo designata da pubbliche amministrazioni.
• categoria 3: le società in partecipazione pubblica come definite dal Dlgs 175/2016 (Tu società a partecipazione pubblica); le associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, che presentano congiuntamente le seguenti condizioni:
a) bilancio superiore a 500.000,00 euro;
b) esercizio di funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici.

Il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza
Lo studio della Fondazione evidenzia che in base al comma 8 dell'articolo 1 della legge 190/2012, entro il 31 gennaio di ogni anno, l'organo di indirizzo adotta il Piano triennale per la prevenzione della corruzione (Ptpc) su proposta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) e ne cura la trasmissione all'Anac. La predisposizione del piano non può essere affidata a soggetti estranei al soggetto tenuto ad adottarlo. A seguito delle modifiche apportate dal Dlgs 97/2016, le amministrazioni e gli altri soggetti obbligati adottano un unico Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza in cui è chiaramente identificabile la sezione relativa alla trasparenza, assumendo la denominazione di Ptpct.
Il documento della Fondazione evidenzia che in materia di Piani anticorruzione e trasparenza l'Anac, oltre ad adottare il Piano nazionale anticorruzione (Pna), svolge una funzione di vigilanza sulla qualità dei Piani elaborati dai soggetti ricadenti nelle categorie che li devono predisporre. Per l'esercizio delle funzioni assegnate, l'Anac esercita poteri ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti, e ordina l'adozione di atti o provvedimenti, ovvero la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i Piani e le regole sulla trasparenza.
L'Anac è anche investita di un potere sanzionatorio in base all'articolo 19, comma 5, del Dl 90/2014, secondo il quale l'Autorità applica una sanzione amministrativa da un minimo di euro 1.000 a un massimo di euro 10.000 nel caso in cui il soggetto obbligato ometta l'adozione del Ptpct.


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