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Fuori dai tetti del salario accessorio i risparmi da razionalizzazione se il piano punta alla produttività

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le economie derivanti dai piani di razionalizzazione eventualmente adottati dalle amministrazioni locali non rientrano nei vincoli del salario accessorio, ma solamente a determinate condizioni. La Sezione autonomie con la deliberazione n. 34/2016conferma, quindi, il precedente orientamento adottato con deliberazione n. 2/2013.

Il quadro normativo di riferimento
Due sono le norme in esame. Innanzitutto, i commi 4 e 5 dell'articolo 16 del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98 danno la possibilità (e non l'obbligo!) di adottare entro il 31 marzo di ogni anno specifici triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche. Le eventuali economie effettivamente realizzate e certificate dagli organo di controllo, possono essere destinate nell'importo massimo del 50% per la contrattazione integrativa, a integrazione, quindi, del fondo del salario accessorio dei dipendenti.
A questo punto, però, scatta un dubbio, vista la vigenza della seconda disposizione interpretata dai magistrati contabili, ovvero l'articolo 1, comma 236 della legge 208/2015 che ha previsto il blocco del trattamento accessorio all'importo dell'anno 2015 e della relativa riduzione proporzionale sulla base delle cessazioni del personale in servizio. Gli eventuali risparmi realizzati dai piani di razionalizzazione e portati in parte a incremento del fondo, soggiacciono a tale limite?
La Sezione Autonomie richiama innanzitutto l'analisi principale in materia, contenuta nella deliberazione n. 51/2011 delle sezioni riunite sottolineando che, nonostante l'attuale vincolo sul salario accessorio si discosti leggermente da quello previsto dall'articolo 9, comma 2-bis del Dl 78/2010, non si ritengono mutate le situazioni per decidere l'inclusione o meno di una voce nel tetto previsto dal legislatore.

La decisione
I giudici enunciano quindi il principio di diritto secondo il quale le economie derivanti dall'attuazione dei piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa sono escluse dal tetto di spesa previsto dall'articolo 1, comma 236, della legge 28 dicembre 2015 n. 208. L'esclusione, però, è valida solo qualora i piani siano riferiti a specifiche iniziative volte al raggiungimento di puntuali obiettivi di incremento della produttività individuale del personale interno all'Amministrazione da realizzare mediante il diretto coinvolgimento delle unità lavorative in mansioni suppletive rispetto agli ordinari carichi di lavoro.
Non basta, in poche parole, che vi sia un risparmio della spesa, ma deve esserci lo svolgimento di un'attività aggiuntiva in termini di impegno e produttività dei dipendenti coinvolti per il raggiungimento degli obiettivi individuati. Il che non fa altro che confermare che tali piani non sono una improvvisazione per aggiungere soldi alla contrattazione integrativa, ma partono da un programma concreto di riduzione dei costi, che sia misurabile con indicatori chiari e predefiniti e certificato in fase di rendicontazione dagli organi di controllo.


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