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Esenzione Ici/Imu enti non commerciali, determinante la natura dell'attività svolta

di Maria Suppa (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il diritto a beneficiare dell'esenzione dall'Ici e dall'Imu prevista dall'articolo 7, comma 1, lettera i) del Dlgs 504/1992 è uno dei principali motivi di contenzioso tra Comuni ed enti non commerciali.
Uno degli aspetti più dibattuti, soprattutto dopo i recenti interventi della giurisprudenza comunitaria e di legittimità, attiene alla definizione di attività non commerciale rilevante ai fini del riconoscimento dell'esenzione.
Importanti, in questo senso le decisioni della Ctp Milano - sezione 41 - n. 9235/2016 e 9285/2016, nella quali gli Enti ricorrenti hanno sostenuto il proprio diritto a beneficiare dell'esenzione dall'Ici, posto che l'articolo 7 del Dlgs 504/1992, in vigore sino al 2011, consentiva l'accesso all'esenzione a tutti gli immobili posseduti dagli enti non profit e destinati a una delle attività tipizzate, purché svolte con modalità «non esclusivamente commerciali».
I giudici di prime cure, però, hanno rigettato i ricorsi, osservando che il pagamento di una retta/corrispettivo da parte degli utenti è sempre rivelatore dello svolgimento di attività commerciale, con la conseguente soggezione a imposta degli immobili destinati a tali attività, a nulla rilevando, ai fini dell'esenzione, la mancanza di scopo di lucro e lo status di ente ecclesiastico o di onlus né, tantomeno, la finalità sociale dell'attività svolta.

Il concetto di attività commerciale
Con riferimento alla natura commerciale o meno delle attività meritevoli dell'esenzione, i giudici di primo grado hanno evidenziato che l'articolo 7 del Dlgs 504/1992, nella versione in vigore dal 2006 al 2011, ha comportato l'apertura di un procedimento di infrazione da parte della Commissione europea, proprio nella parte in cui riconosceva il diritto all'esenzione anche per le attività svolte con modalità «non esclusivamente commerciali».
Il 12 ottobre 2010 Bruxelles avviò un'accurata indagine per valutare la compatibilità di quella norma con quelle Ue in materia di aiuti di Stato. Con la decisione del 19 dicembre 2012 la Commissione europea stabilì che l'esenzione dal pagamento dell'Ici concessa dal 2006 al 2011 era incompatibile con le norme europee sugli aiuti di Stato.
Della pronuncia emessa dalla Commissione Ue, poi, ha preso atto la più recente giurisprudenza della Cassazione, puntualmente richiamata dalla Ctp di Milano.
Per la il giudice di legittimità la mancanza dello scopo di lucro, che riguarda il movente soggettivo che induce l'imprenditore a esercitare la sua attività, così come la gestione in perdita, sono giuridicamente irrilevanti ai fini della qualificazione del carattere imprenditoriale di una determinata attività. Qualsiasi attività consistente nell'offrire beni o servizi in un mercato, infatti, è un'attività economica, dovendosi invece escludere il carattere commerciale esclusivamente nel caso in cui l'attività sia svolta in modo del tutto gratuito, dato che non può essere considerata imprenditoriale l'erogazione gratuita di beni o servizi prodotti (Cassazione, ordinanze da 19035 a 19039 del 27 settembe e sentenze n. 14225 e 14226 dell'8 luglio 2015.

Relativamente all'Imu
Il diritto all'esenzione dall'Imu, in base all'articolo 7, comma 1, lettera i) del Dlgs 504/1992, in vigore dal 2012, riconosce agli immobili posseduti e utilizzati dagli enti non profit per lo svolgimento di una delle attività tipizzate solo se svolte con modalità «non commerciali». La determinazione dei requisiti, generali e di settore, per qualificare in questo modo le attività è stata affidata al Dm 19 dicembre 2012 n. 200.
In particolare, per quanto attiene ai requisiti di settore, l'articolo 4 stabilisce che le attività didattiche si considerano non commerciali ai fini dell'esenzione dal tributo solo se svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di un importo simbolico, tale da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell'assenza di relazione con lo stesso.
Sul punto, la Commissione europea ha rilevato che la natura non economica non è contraddetta dal fatto che gli alunni debbano versare tasse scolastiche o di iscrizione, purchè tali contributi finanziari coprano solo una frazione del costo effettivo del servizio e non possano pertanto considerarsi una retribuzione del servizio prestato.
Diversamente, le attività ricettive, culturali, ricreative e sportive così come le attività assistenziali e sanitarie non accreditate o convenzionate con lo Stato, le Regioni e gli enti locali, si considerano non commerciali solo se svolte a titolo gratuito ovvero dietro corrispettivo di importo simbolico e comunque non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale.
La Commissione europea sottolinea che per evitare che l'esenzione si configuri come aiuto di stato, è necessario che il criterio fissato dal Dm 200/2012 «del limite della metà del prezzo medio, previsto per le stesse attività svolte nel medesimo ambito territoriale con modalità commerciali», sia utilizzato dall'ente impositore come parametro per escludere dall'esenzione, non implicando, a contrario, che possono beneficiare del trattamento di favore gli enti non commerciali che applicano un prezzo al di sotto di tale limite, soprattutto se il Comune ha proceduto a regolamentare e definire il concetto di «corrispettivo simbolico» rilevante al fine dell'esclusione dal tributo.

(*) avvocato tributarista, docente esclusivo di Anutel