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Esenzione Ici/Imu per gli enti non commerciali se il mancato utilizzo non modifica la destinazione

di Antonio Chiarello (*) - Rubrica a cura di Anutel

La destinazione dell'immobile all'attività meritoria, quale requisito per fruire dell'esenzione dall'Ici e dall'Imu ex articolo 7, comma 1, lettera i), del Dlgs 504/1992, non viene meno per il mero mancato utilizzo dell'immobile, ma solo quando l'inutilizzo sia, invece, apprezzabile come un indizio di mutamento della destinazione o della cessazione della strumentalità del bene. È questo il principio di diritto ritraibile dalla recente sentenza della Corte di cassazione n. 20516 del 12 ottobre 2016 che propone un altro affinamento interpretativo dell'ambito applicativo della disposizione di esonero.

La questione
La controversia concerneva la spettanza o meno dell'esenzione anche in difetto di un effettivo utilizzo dell'immobile perché inagibile ma, comunque, pacificamente destinato dall'ente allo svolgimento a una delle attività meritorie considerate dalla norma agevolativa. I gradi di merito furono sfavorevoli all'ente contribuente il quale peraltro aveva prodotto documentazione atta a dimostrare che un utilizzo (parziale) comunque vi fosse stato, ritenuta, però, non probante dalle commissioni. La questione posta allo scrutinio della Corte è quindi nell'irrilevanza del non utilizzo dell'immobile ai fini della spettanza dell'esenzione richiamando a sostegno i principi espressi nella sentenza n. 9948/08.

I requisiti generali consolidati
La Corte nella sentenza n. 20516/16 richiama in premessa i requisiti per l'accesso all'esenzione oramai pacifici per orientamento consolidato. Il primo (requisito soggettivo) attiene dallo svolgimento delle attività meritorie previste come esenti da parte di un ente che non abbia come oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali. Il secondo (requisito oggettivo) dallo svolgimento esclusivo (in tema di Ici, mentre per l'Imu come è noto è ammesso l'utilizzo parziale con fruizione dell'esenzione alla sola frazione/immobile) dell'attività meritoria protetta che non sia svolta con le modalità di un attività commerciale. Il requisito oggettivo deve essere in concreto sussistente e verificato in via rigorosa, mentre quello soggettivo è di verifica documentale e quindi ben più semplice e incontroverso.

Il precedente richiamato e commentato in sentenza
L'ente ricorrente valorizza il precedente della Corte (sentenza n. 9948 del 2008) che si era occupato della controversia se l'esenzione per un terreno edificabile avesse avvio sin dall'acquisto del possesso o solo da quando si siano poste in essere quelle attività per renderlo utilizzabile (nella specie opere di bonifica). L'uso dell'espressione «utilizzo» non fa riferimento, quindi, a un concetto dinamico di "concretezza" o di "effettività" relativamente allo svolgimento delle attività considerate dalla norma, ma indica solo la natura del rapporto tra l'immobile e il soggetto che ne dispone. Quindi l'esenzione non spetta qualora l'immobile perda il carattere di strumentalità all'esercizio delle attività considerate oppure esca dalla sfera di disponibilità del soggetto, mentre permane costanza di destinazione, restando irrilevante l'impossibilità temporanea di effettivo utilizzo.

La specificazione della sentenza n. 20516/16
Significa, la più recente sentenza, che il mancato utilizzo effettivo dell'immobile, per essere irrilevante ai fini dell'esenzione, deve avere una precipua causa che ne escluda il possibile significato che sia cessata la strumentalità del bene all'esercizio dell'attività protetta. Per cui non ogni mancato utilizzo determina l'esclusione dal trattamento agevolato, ma solo quello che sia indizio di un mutamento della destinazione o della cessazione della strumentalità del bene. Si manifesta quindi il concetto di utilizzo "attuato" in tutte quelle situazioni per le quali l'utilizzo concreto non sia possibile per cause oggettive non espressione di mutamento di volontà di destinazione bensì, di giustificato e percepibile impedimento al concreto utilizzo come per l'inagibilità originaria o sopravvenuta dell'immobile per la quale il suo possessore si stia adoperando per elidere gli impedimenti (strutturali e giuridici) al suo concreto utilizzo.

Gli scenari ipotizzabili
Sicuramente l'inagibilità dell'immobile per la quale il suo possessore si adoperi per ripristinarne la possibilità di utilizzazione concreta non determina la perdita del diritto a fruire dell'esenzione anche nel periodo di inutilizzabilità e ciò fino al riacquisto della funzionalità dell'immobile, perché da quella data, non essendoci più impedimenti, dovrà manifestarsi il concreto utilizzo per lo svolgimento dell'attività meritoria. Né è di ostacolo all'esenzione un parziale utilizzo dell'immobile sia nel caso di inagibilità di una porzione dell'immobile, che in quello di sua completa agibilità non essendo il concetto quantitativo di utilizzo, come specificato nella citata sentenza, un elemento discriminante ai fini del riconoscimento dell'esenzione previsto dalla norma agevolativa. La prevalenza della destinazione rispetto all'inutilizzo temporaneo giustificato ritengo non si possa, invece, considerare nell'ipotesi di dismissione dell'immobile pur mantenendolo nel patrimonio immobiliare del suo possessore. In tal caso il difetto di uso concreto è frutto della scelta volitiva del suo disponente e della perdita di attitudine del bene ad essere utilizzato per l'attività meritoria che sostanzia il concetto di strumentalità e destinazione nella sua evidenziazione necessitata nel concreto utilizzo dell'immobile.

(*) Avvocato cassazionista – Docente esclusivo Anutel


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