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Partecipate, il 31 dicembre prima scadenza sugli statuti dopo la riforma Madia

di Luciano Benedetti - Rubrica a cura di Anutel

Il testo unico entrato in vigore l' 8 settembre scorso (Dlgs 175/2016), che ha riordinato la legislazione sulle società partecipate dalla pubblica amministrazione, dispone opportunamente tutta una serie di abrogazioni di norme il cui coordinamento era divenuto sempre più arduo per gli operatori del settore.
Per i Comuni - e più in generale per le pubbliche amministrazioni - si avvicina la prima scadenza importante, quella del 31 dicembre 2016, fissata dall'articolo 26, entro la quale gli statuti delle società a controllo pubblico (artcolo 2, comma 1, lettera m) del TUSPP) devono essere aggiornati alle nuove disposizioni.
Gli aggiornamenti da approvare entro quest'anno non sono «automatici», ma richiedono ai soci l'esercizio di un minimo di discrezionalità, ragion per cui appare ineludibile (salvo i rari casi di piena conformità dello statuto vigente alle nuove norme) il passaggio deliberativo nei consigli comunali, come previsto dall'articolo 42, comma e, lettera e) del Dlgs 267/2000 e la successiva approvazione delle modifiche nell'assemblea straordinaria della società, da convocare entro il 31 dicembre. Si ritiene che, nella pratica, l'onere di elaborare la proposta delle modifiche statutarie ricada sull'organo di amministrazione della società, ovviamente in stretto raccordo con le amministrazioni socie.

La scadenza
Sia l'Anci che la Cispel sono intervenute con utili strumenti di interpretazione della novità recate dal testo unico: la prima con il quaderno n° 3 del settembre 2016, la seconda, fra l'altro, con un pratico pro-memoria delle principali modifiche richieste agli statuti. Proviamo a richiamare brevemente le principali prescrizioni del Tuspp in vista dell'imminente scadenza del 31 dicembre.
In primo luogo, nell' oggetto sociale - se la società a controllo pubblico è anche in house - è necessario precisare che almeno l'80% del fatturato va effettuato nello svolgimento dei compiti affidati dagli enti pubblici soci (articolo 16, 3°comma). In merito agli organi sociali, occorre prevedere che l'amministrazione può essere affidata a un amministratore unico o a un consiglio di 3 o 5 membri, rinviando comunque alle limitazioni delle leggi speciali in quanto non è ancora stato emanato il Dpcm previsto dal testo unico (articolo 11, 2° e 3° comma). Occorre poi inserire nello statuto i quattro contenuti obbligatori elencati espressamente dal comma 9 dell'art. 11:
- attribuzione di deleghe a un solo amministratore, salva l'attribuzione al presidente se autorizzata dall'assemblea;
- esclusione della carica di vicepresidente o sua previsione solo come sostituto in assenza del presidente, senza compensi;
- divieto per i componenti degli organi di gettoni o premi di risultato deliberati ex post e di trattamenti di fine mandato;
- divieto di istituire organi diversi da quelli previsti dalle norme generali.
Inoltre, la revisione legale dei conti diviene obbligatoria nelle Srl e non può più essere affidata, nelle Spa, al collegio sindacale (articolo 3, comma 2), ma si pone l'opzione - su cui lo statuto può intervenire - fra revisore unico e società di revisione.
Il divieto di nominare i dipendenti degli enti soci come amministratori della società discende dal testo unico e non è necessario, sotto questo profilo, modificare lo Statuto, salvo che in esso esista una espressa previsione: in questo caso, essa va eliminata (articolo 11, comma 12). È possibile già adesso, infine, intervenire sugli strumenti di organizzazione, gestione e controllo della società disciplinati all'articolo 6.
La successiva scadenza, ben più impegnativa, sarà quella del 23 marzo 2016 entro la quale le amministrazioni dovranno deliberare la ricognizione delle partecipazioni, indicando le società da alienare ovvero oggetto di operazioni di razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante liquidazione o cessione.


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