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Dalla rottamazione dei ruoli rischio di «buchi» nel bilancio

di Daniela Ghiandoni ed Elena Masini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rottamazione dei ruoli prevista dall'articolo 6 del decreto legge 193/2016 impone agli enti locali di valutare il possibile impatto sugli equilibri di bilancio derivante dall'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata. Allo stesso modo gli enti fuori dal circuito Equitalia che si troveranno a dover decidere, in base al nuovo articolo 6-ter, se attivare o meno la sanatoria, dovranno valutare le ripercussioni contabili, anche al fine di rendere il parere di regolarità contabile sulle scelte regolamentari. Le variabili da prendere in considerazione sono diverse e dalla loro portata dipenderà l'esito dell'operazione, che potrà tradursi in un surplus ovvero in un ammanco di risorse.

La definizione agevolata
Oggetto della definizione «automatica» sono tutti i ruoli affidati a Equitalia dal 2000 al 2016 compreso, quantificati in oltre 720 miliardi. Per i ruoli emessi prima di tale data, lo ricordiamo, la legge 228/2012 aveva già previsto l'annullamento automatico in caso di importi non superiori a 2.000 euro. Ora il decreto prevede, su richiesta del contribuente, la possibilità di pagare solamente il capitale, gli interessi legali e la remunerazione del servizio di riscossione, ottenendo l'abbuono delle sanzioni e degli interessi moratori. Nel caso in cui il credito sia rappresentato dalle multe del codice della strada, l'appetibilità della «sanatoria» è costituita dall'azzeramento della maggiorazione del 10% semestrale (ex articolo 27, comma 6, della legge 689/1981) e degli interessi moratori. Per le somme dovute in base ad ingiunzioni di pagamento notificate dagli enti locali o dai concessionari privati, sarà l'ente a decidere se attivare o meno la definizione agevolata, entro il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione. In tal caso lo "sconto" è dato solamente dall'abbuono delle sanzioni (o della maggiorazione per le multe), mentre restano dovuti gli interessi moratori.

La rateizzazione del carico
La definizione può avvenire mediante pagamento dilazionato, in massimo cinque rate: le prime quattro (pari al 70% del dovuto) scadenti nel 2017 (luglio, settembre e novembre) e le restanti tre rate (pari al 30% del dovuto) scadenti nel 2018 (aprile e settembre). Secondo la tempistica riformulata nel passaggio alla Camera, entro il 31 marzo 2017 i contribuenti interessati potranno presentare la domanda di definizione agevolata, indicando il numero delle rate in base alle quali effettuare il pagamento. Entro il 31 maggio 2017 Equitalia comunicherà al debitore l'ammontare degli importi dovuti e le scadenze ed infine, entro il 30 giugno 2019, l'Agenzia delle entrate – Riscossione, che prenderà il posto di Equitalia Spa, trasmetterà agli enti creditori l'elenco dei soggetti che hanno aderito alla definizione agevolata e i relativi importi, al fine di aggiornare le proprie scritture contabili. Per le ingiunzioni di pagamento sarà direttamente l'ente locale a decidere il numero delle rate e le scadenze, che non potranno comunque andare oltre il 30 settembre 2018.

Quali conseguenze per i bilanci
Per gli enti locali la definizione agevolata delle somme iscritte a ruolo o in liste di carico emesse dal 2000 al 2016 può rappresentare senza dubbio una opportunità di incassare importi difficilmente riscuotibili. D'altro canto essa rischia di esporre l'ente a buchi di bilancio, qualora tali somme siano ancora conservate a residuo, come è probabile perlomeno per le partite più recenti. Le ripercussioni dell'operazione dipendono innanzitutto dall'ammontare dei crediti ancora iscritti a bilancio tra i residui attivi e, inoltre, dall'importo dell'accantonamento a fondo crediti di dubbia esigibilità effettuato in base alle nuove regole contabili. Può risultare utile a tal fine distinguere almeno due situazioni:
ruoli/liste di carico non conservati a residuo : appare evidente che se l'ente non ha manutenuto gli accertamenti in bilancio, in quanto i ruoli o le liste di carico in oggetto sono risalenti negli anni, la definizione agevolata potrebbe determinare delle maggiori entrate che andranno comunque incassate a residuo se le somme erano state a suo tempo accertate e poi stralciato, oppure in competenza se non erano mai state accertato in quanto l'ente aveva utilizzato un criterio di cassa. Nonostante il governo abbia stimato in circa 5 miliardi le maggiori entrate derivanti dalla rottamazione dei ruoli (pari allo 0,69% delle somme potenzialmente definibili), è difficile per gli enti locali effettuare una previsione attendibile e per prudenza è opportuno non prevedere alcuna maggiore entrata sul bilancio 2017 e 2018;
ruoli/liste di carico conservati a residuo : per i crediti più recenti gli enti avranno sicuramente dei residui attivi conservati in bilancio, anche perché le nuove regole contabili impongono dal 2015 l'accertamento integrale delle entrate, pur se di dubbia esigibilità, che devono essere mantenute in bilancio almeno per tre anni. In queste situazioni è bene che l'ente quantifichi le possibili perdite derivanti dalla definizione automatica dei ruoli ovvero dall'attivazione della definizione "volontaria". Le minori entrate "potenziali" sono rappresentate dalle sanzioni incluse nei proventi del recupero evasione tributaria e la maggiorazione del 10% semestrale in caso di sanzioni al codice della strada, tenuto conto che gli interessi moratori, in ogni caso, non vengono accertati in sede di attivazione della riscossione coattiva ma continuano a seguire un criterio di cassa. A fronte di queste minori entrate l'ente deve calcolare l'ammontare del fondo crediti di dubbia esigibilità, utilizzabile a copertura delle perdite. Infatti, partendo dal presupposto che in caso di definizione agevolata il tributo e gli interessi saranno integralmente riscossi, per quanto riguarda gli importi stralciati, se il fondo crediti di dubbia esigibilità sarà inferiore alle somme che attraverso la definizione agevolata vengono azzerate, l'ente si troverà a dover reperire risorse per coprire la differenza. Al contrario, qualora il fondo crediti di dubbia esigibilità dovesse risultare superiore alle somme che attraverso la definizione agevolata vengono azzerate, l'ente potrà liberare l'eccedenza. Se ad esempio, a fronte di un ruolo di complessivi 150 (di cui 70 di tributo, 50 di sanzioni e 30 di interessi) l'ente ha accantonato un fondo crediti di dubbia esigibilità di 30, la minore entrata a cui far fronte (nel caso in cui tutti i contribuenti aderissero) ammonterebbe a 20 (50 di sanzioni meno 30 di fondo crediti). In questo caso l'ente qualche anno di tempo per reperire le eventuali risorse.
Non sono da sottovalutare inoltre gli effetti della rateizzazione di tali carichi. I principi contabili prevedono che, qualora il piano di dilazione concordato superi i 12 mesi dalla scadenza del credito originario, le somme non possano più essere conservate a residuo ma debbano essere imputate sugli esercizi in cui scadono le singole rate. Questo comporterà l'obbligo di cancellare i residui e, per la parte non coperta dal fondo crediti di dubbia esigibilità, di finanziare il disavanzo secondo le ordinarie regole del testo unico. Contestualmente le somme dovute in base alla rateizzazione saranno re-iscritte in competenza degli esercizi in cui vengono a scadere le singole rate, con conseguente beneficio ai fini del pareggio di bilancio. Per una puntuale applicazione di tali regole sarà fondamentale disporre di un adeguato flusso informativo da parte dei concessionari della riscossione, al di là della scadenza fissata ora al 30 giungo 2019 per la trasmissione delle notizie da parte di Agenzia delle entrate-Riscossione. Si ricorda infine che, ai sensi del punto 3.3, del principio contabile n. 4/3, gli enti dovranno comunque iscrivere nello stato patrimoniale tutti i crediti vantati, anche se non sono mai stati iscritti in contabilità o se ne sono stati stralciati. Gli stessi andranno opportunamente svalutati utilizzando il Fondo svalutazione crediti che, nel primo anno di avvio, dovrà essere ricalcolato anche in funzione del fondo crediti di dubbia esigibilità.


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